incidenti virtuali

In questo periodo particolare con poche competizioni in pista, i simulatori sono diventati i veri protagonisti del mondo delle corse. Quasi tutte le categorie del motorsport hanno organizzato alcuni campionati virtuali nell’attesa di accendere i motori nella vita vera. F1 2019, iRacing, Raceroom, Assetto Corsa Competizione o rFactor hanno permesso ai nostri beniamini di tenerci compagnia durante questo periodo che, solitamente, rappresenta l’inizio dei vari campionati.

I professionisti ed i maestri del simulatore si stanno mettendo in gioco, comodamente seduti nelle proprie ‘auto’ di casa. Tra sorpassi spettacolari e battaglie che vorremmo vedere dal vivo come quella tra Charles Leclerc ed Alex Albon nel GP virtuale di San Paolo, non sono mancate le polemiche. Ci sono stati infatti anche degli ‘incidenti’ in cui, a differenza di alcuni videogiochi, non è possibile utilizzare il tasto ‘restart’.

Larson e Abt, uniti da un “incidente” virtuale

Il mondo delle corse online, grazie a delle vetture tutte uguali, mette tutti i piloti allo stesso livello. Una parità che viene garantita anche se, i piloti in questione, appartengono a due dimensioni diverse. Purtroppo, lo abbiamo imparato, il mondo del simulatore può incidere in modo pesante sulla vita agonistica di alcuni piloti che, seppur distanti come categorie, si trovano facilmente nella stessa situazione.

Sono due gli esempi che non possono non essere citati: Kyle Larson e Daniel Abt. Il  primo, ex portacolori del Chip Ganassi Racing nella NASCAR Cup Series con la Chevrolet Camaro #42, è stato radiato dal team e dalla stessa casa automobilistica per aver utilizzato un epiteto razziale, durante una prova “tra amici”, indetta nel giorno di Pasqua. Una gara di festa che si è trasformata in un incubo. Il californiano, vincitore per sei volte nella NASCAR Cup Series, ha usato un termine discriminatorio con il suo ingegnere durante una diretta su Twitch. Una parola che, nel giro di poche ore, gli è costata la sospensione a tempo indeterminato da parte della NASCAR, la perdita dei sui principali sponsor ed il licenziamento da parte di Chevrolet e dalla propria formazione.

Una sanzione giusta? Lasciamo a voi la sentenza che, in ogni caso, ha distrutto la carriera di uno dei giovani più promettenti d’America per il mondo stock car. Una scelta che sembra obbligata da parte della NASCAR, che nel 2020 non può riportare alla luce il suo passato. Una storia condizionata dalla discriminazione che vedeva il motorsport come un protagonista in negativo.

Daniel Abt e la gara mai corsa

Un altro personaggio che esce ad ossa rotte dal mondo virtuale è Daniel Abt. Durante l’evento di Berlino della Formula E virtuale, il pilota tedesco non ha partecipato alla gara e si è fatto sostituire da un professionista del mondo virtuale. Una scelta molto discutibile che gli è costata la sospensione a tempo indeterminato da parte di Audi. Una conseguenza ovvia visto che Daniel, da sempre pilota della casa dei Quattro Anelli, è “dipendente” della squadra di famiglia. Suo padre, Hans-Jurgen, è infatti il padrone della scuderia che da anni ha un ruolo chiave per la compagine tedesca nel DTM, nell’ADAC GT Masters (la principale serie GT tedesca) e nella Formula E, serie in cui il marchio di Ingolstadt è presente ufficialmente proprio con l’Abt Sportsline.

Due piloti diversissimi, ma uniti da un destino che sembra segnato. Larson partecipa attualmente a delle competizioni su sterrato in America, nella speranza di poter tornare all’interno della Cup Series, mentre per Abt non sappiamo cosa potrà succedere. Il 27enne tedesco vanta nella propria carriera un impegno con le monoposto, ma non solo. Ricordiamo infatti che nel 2009 ha vinto l’ADAC GT Masters, chiaramente a bordo di un’Audi.

‘Incidenti virtuali’, in America non c’è solo Larson

Il mondo statunitense, il più all’avanguardia dal punto di vista delle competizioni Esports, ha colpito altri due piloti: Bubba Wallace e Simon Pagenaud. Il primo, pilota #43 della NASCAR Cup Series a bordo della Camaro del Richard Petty Motorsport, ha perso uno dei sui sponsor per non aver completato una prova online.

Durante l’evento di Bristol della NASCAR virtuale, il #43 del gruppo, è stato protagonista di un contatto con Clint Bowyer, pilota #14 dello Stewart-Haas Racing. Wallace non si è fermato per riparare l’auto nella pit lane di iRacing, ma ha preferito ritirarsi dalla competizione. Una scelta che non è piaciuta ai tifosi che lo hanno pesantemente criticato. Wallace, pilota che milita a tempo pieno nella Cup Series dalla 500 Miglia di Daytona del 2018, ha perso uno dei suoi sponsor dopo la corsa di Bristol. La motivazione? Il partner del Richard Petty Motorsport ha affermato: “Sponsorizziamo i piloti che gareggiano, non quelli che rinunciano!”.

Nell’occhio del ciclone, seppur senza conseguenze economiche o amministrative da parte del proprio campionato, è finito anche il francese Simon Pagenaud. Il pilota Penske nella NTT IndyCar Series e vincitore nell’edizione 2019 della mitica 500 Miglia di Indianapolis, si è reso protagonista di un azione poco sportiva nei confronti di Lando Norris, invitato speciale per l’Indy 500 virtuale. Pagenaud, nel corso del penultimo giro, ha spinto fuori Norris di proposito per impedire al pilota McLaren di poter vincere. Una mossa non sportiva da parte del pilota Penske, anch’egli pesantemente criticato dai fan. Una mossa, lo ricordiamo, anche di vendetta nei confronti di Norris, scorretto al via nei confronti dell’esperto pilota IndyCar.

Una nuova frontiera

Mentre il mondo delle corse sembra prendere la via della ripartenza, il panorama virtuale continua il proprio infinito calendario. Da qualche stagione, oggi sempre giù, il simulatori di guida sono diventati i veri protagonisti, grazie ad una professionalità incredibile che ogni giorno sembra avvicinarsi sempre più alla realtà.

I piloti reali sono impegnati ancora oggi nelle tante sfide che campionati veri o meno, offrono ogni settimana. Appuntamenti fissi per tutti gli amanti di quella che molti chiamano un’arte. Speriamo che il prossimo inverno i professionisti delle corse ci possano nuovamente intrattenere con sfide all’ultimo giro nei tracciati di internet.

L’unica critica di questo periodo è doverosa verso alcune realtà che non hanno obbligato i propri corridori a sfidarsi al simulatore. L’esempio è la F1. Indubbiamente penso che vedere una sfida Hamilton contro Leclerc o Verstappen (mago tra i videogiochi) contro Vettel sia molto meglio che tante competizioni in cui, al posto di alcuni piloti, si trovavano in pista alcuni ospiti che non corrispondono alla realtà.

Luca Pellegrini

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