Guanyu Zhou
Credits: Alfa Romeo F1 Team Media Centre

Guanyu Zhou è stato l’unico esordiente della stagione 2022 di F1 appena conclusa, se si eccettua la fugace apparizione di Nyck De Vries a Monza. Il pilota cinese, giunto nella massima serie tra le perplessità di pubblico e addetti ai lavori, ha però complessivamente disputato una buona annata, dimostrando di meritare il proprio posto in Formula 1.

Un arrivo tra le critiche

L’arrivo di Zhou in F1 non era stato semplice. Il pilota cinese era reduce da tre stagioni non esaltanti in Formula 2, in cui non era riuscito a conquistare il campionato. Se nella prima annata, il 2019, aveva fatto vedere delle buone potenzialità come rookie, nelle due stagioni successive aveva fallito il proprio obiettivo: nel 2020 partiva infatti da atteso protagonista, ma ha finito per chiudere solo sesto con un’unica vittoria nella Sprint Race di Sochi. Nel 2021 ha invece concluso non solo alle spalle del debuttante Oscar Piastri, ma anche del redivivo Shwartzman, che l’ha beffato proprio nel finale di stagione nella corsa alla piazza d’onore.

Il suo rimane comunque un curriculum di rilievo, ma le malelingue non erano state tenere con lui, soprattutto in Italia, avendo sostituito Antonio Giovinazzi, unico pilota tricolore presente nel Circus. Oltretutto, essendo anch’egli pilota del vivaio Alpine, ci si attendeva che a venire promosso per primo sarebbe stato Piastri per meriti sportivi, ma l’australiano è rimasto in panchina per tutto il 2022 (con tutte le conseguenze che conosciamo). Il cinese, però, ha deciso di svincolarsi dalla squadra francese, scegliendo di accasarsi all’Alfa Romeo, al fianco di Valtteri Bottas. Sicuramente anche grazie ad un notevole sostegno economico. Ma non solo, poiché le sue doti sono per buoni tratti emerse, soprattutto in qualifica.

Un compagno scomodo

Essere un rookie e trovarsi al fianco di un pilota che nei precedenti cinque anni ha condiviso il box con Lewis Hamilton è stato sicuramente un buon banco di prova, ed il pilota di Shanghai, classe 1999, non ha sfigurato. Già nella prima gara in Bahrain ha chiuso in zona punti con un decimo posto, ripetendosi anche a Monza, mentre in Canada ha chiuso addirittura in ottava posizione, conquistando un bottino totale di 6 punti, che gli sono valsi la diciottesima posizione in campionato.

Ma al di là del distacco accusato da Bottas (che di punti ne ha conquistati 49 e ha chiuso decimo), Zhou è sempre stato vicino al finlandese, anche in qualifica, storico cavallo di battaglia di Valtteri (e campo in cui, ricordiamo, lottava alla pari con Hamilton). Il cinese non ha fatto particolari errori, non è mai stato “falloso” e addirittura in Giappone si è tolto lo sfizio di conquistare il giro veloce in gara, anche se aiutato dalle mutevoli condizioni del tracciato e senza che questo gli abbia portato il punto aggiuntivo. Tutto ciò, cosa più importante, gli ha consentito di riscuotere pareri positivi all’interno del team.

L’incidente di Silverstone

In mezzo a tutto questo, c’è stato anche il terribile botto di Silverstone, quando subito dopo lo start è decollato finendo oltre le barriere di protezione e contro la rete che separa la pista dal pubblico. Un botto pauroso, che però non l’ha scalfito minimamente nel prosieguo la stagione. E che lo ha reso suo malgrado protagonista dell’incidente forse più spettacolare e “cliccato” dell’anno.

Meritata riconferma

Alla fine, Zhou si è meritato la riconferma per il 2023 sul campo, anche perché con i suoi piazzamenti ha aiutato la squadra a battere la ben più quotata Aston Martin in classifica costruttori. Con buona pace di chi ad inizio stagione lo additava come un semplice pilota pagante.

Tuttavia, l’anno prossimo dovrà dimostrare di aver imparato da questa prima stagione di apprendistato, facendo vedere una crescita in termini di concretezza e risultati. Perché, se è vero che si può parlare di un buon esordio, questo potrebbe non bastare più nella prossime stagione: il mondo della Formula 1 spesso non perdona.

Alfredo Cirelli

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