F1 figli di papà
Lance Stroll in verde Aston Martin

Per quanto si possa pensare che il campionato di F1 del 2021 sia una specie di 2020 versione B, sono numerosi i temi d’interesse più o meno nascosti: per questo abbiamo deciso di analizzarli tramite la rubrica “Venti più uno”. In questo primo numero parleremo del notevole dato percentuale dei piloti con il cognome pesante, che chiameremo genericamente “figli di papà”, sulla griglia del prossimo campionato.

Figli d’arte e “nati con la camicia”

In un contesto sempre più sensibile alle questioni di sostenibilità, la discussione sugli oneri per lanciare una carriera comincia a tenere banco. Da una parte si nota come i programmi junior siano diventati un passaggio obbligato e dall’altra si nota quanti cognomi noti al pubblco o alla finanza popolino le serie addestrative.

Nel 2021 sei piloti, tra figli d’arte e coloro che sono “nati con la camicia”, prenderanno parte al campionato di Formula 1. Nulla di nuovo sotto il sole: abbiamo visto due generazioni di Rosberg, per esempio, e un numero imbarazzante di piloti con la valigia. Il punto interessante risiede nell’incidenza percentuale: il 30% dei partenti del campionato 2021 farà parte dei figli di papà.

I programmi junior

In una visione completamente meritocratica della vita e dello sport, entrambe le condizioni fanno storcere il naso ed influenzano anche il metro di giudizio dall’esterno. Sapere come gira il meccanismo, a quali porte bussare e/o trovarsi la “pappa pronta” costituisce un vantaggio quantomeno discutibile mettendosi nella prospettiva di chi deve costruirsi da zero una reputazione, una rete di contatti e un budget.

Di questi sei piloti (Sainz, Schumacher, Verstappen, Latifi, Mazepin e Stroll), due terzi hanno mosso i primi passi nei programmi junior. Perfidamente potremmo chiederci quanto il cognome abbia influito nelle scelte di Red Bull o FDA in termini di ritorno di immagine o di margine sugli investimenti. In realtà, vale la pena notare come percentualmente, ancora una volta, la presenza di piloti in griglia provenienti da questi programmi sia forte.

Selezione all’ingresso

Questa presenza di cognomi pesanti sullo schieramento di partenza, la giovane età media del plotoncino e la distribuzione su scuderie con realtà e prospettive differenti evidenzia un fatto. Su uno schieramento dalla qualità media migliore rispetto al passato, l’accesso alla massima Formula diventa ancora di più un gioco elitario.

In FIA hanno fatto un grosso lavoro per standardizzare le varie Formule addestrative e ad introdurre un sistema di punteggio basato sul merito per ottenere la Superlicenza. Il problema è l’esplosione finanziaria legata a questo tipo di struttura. Nel concetto si vuole premiare il merito inteso come abilità di guida. Nella pratica si premia l’amalgama delle abilità di guida, di movimento all’interno del sistema e di far girare denaro. Si tratta di una sfumatura, ma molto importante.

Tempi che cambiano

Detto questo, possiamo constatare che il nostro 30% di partecipanti al Mondiale 2021 in esame ha quello che serve per stare in griglia. E, soprattutto per i debuttanti, ha diritto a dare una prova di ciò che può fare. I risultati combinati all’abilità di fare mercato decideranno il dipanarsi delle carriere future.

Quello che questo 30% di figli di papà (o piloti dal cognome pesante) ci vuole dire è che i tempi della Formula 1 che va a pescare nelle Formule minori uno sconosciuto Kimi Raikkonen sono finiti. La massima Formula va sempre più delineandosi come un corporate business con tutte le sue strutture. Non possiamo dire che questo sia meglio o peggio rispetto al passato, di certo si corre il rischio che i piloti diventino sempre di più, come diceva Maria Teresa de Filippis, dei “polli allevati in batteria”.

Luca Colombo

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