F1 FDA junior

La dimostrazione di forza targata Ferrari Driver Academy (FDA), con tre piloti pronti a esordire nelle FP dei Gran Premi in F1, non è passata inosservata. All’indomani del test di Schumacher, Ilott e Shwartzman a Fiorano con la SF71-H vorremmo analizzare quale sia lo stato di salute e i rapporti di forza attuali tra i maggiori programmi junior nella massima Formula, un mondo nel quale parrebbe svettare la FDA.

Ricambio generazionale

Il ricambio generazionale tra i piloti, oggi più che mai, potrebbe diventare un fattore chiave per il futuro. In vista abbiamo un cambiamento regolamentare sostanziale nel 2022 e la generazione degli Hamilton e Vettel ha fatto l’ingresso nella maturità agonistica.

La pratica consolidata tra i top player in Formula 1 è quella di formare i propri piloti nei programmi junior. Siccome la tendenza attuale è quella di affrontare un passaggio obbligato in F2 prima di accedere nella massima Formula, andiamo a vedere qualche numero nel campionato cadetto.

FDA spadroneggia tra i cadetti

Classifica di F2 attuale alla mano, nella Top-5 troviamo cinque piloti inseriti nei programmi junior:

  1. Schumacher (FDA)
  2. Ilott (FDA)
  3. Tsunoda (Red Bull)
  4. Lundgaard (Renault)
  5. Shwartzman (FDA)

Considerando tutta la classifica del campionato cadetto (che al momento conta ventiquattro piloti), possiamo trarre due conclusioni. La prima è che i piloti FDA si trovano nelle posizioni più interessanti del campionato. La seconda è la totale assenza di un pilota sotto l’egida Mercedes.

Categorie propedeutiche

Per contestualizzare meglio il discorso, vale la pena notare come, nel percorso tra i go-kart e la Formula 1, vi siano dei passaggi obbligati. Se un Raikkonen, all’epoca, poteva esordire in Formula 1 proveniendo dalla Formula Renault, oggi il sistema progressivo di attribuzione dei punti di Superlicenza FIA blocca qualsiasi velleità simile.

Combinando con la razionalizzazione dei campionati propedeutici, almeno in Europa, i programmi junior oggi “spalmano” il proprio impegno su più categorie. Gli oneri di un tale impegno hanno lasciato in piedi solo i player più strutturati (relegando gli altri a contributi marginali) e il modello di questi programmi si discosta da quello originario proposto dalla Red Bull intorno al 2001.

Per farsi un’idea delle dimensioni, FDA segue una decina di piloti su un arco di campionati contigui alla Formula 1, Reanult è in una forma simile, ma segue meno piloti, mentre Mercedes ne segue ancora di meno, ma in campionati più “lontani” rispetto alla massima Formula.

Posti disponibili

Considerando l’assetto attuale in Formula 1, Ferrari può fare leva su entrambe le scuderie a cui fornisce le PU per assicurare agevolmente un sedile ad uno dei propri piloti junior, fosse anche per le prove del venerdì.

A titolo di esempio, oggi come oggi, Renault si presenta in veste ufficiale e come fornitore di PU per McLaren: i transalpini, però, non hanno alcun tipo di leva sulla scuderia di Woking per offrire un “giro di giostra” al settore giovanile. Lo stesso discorso vale per la Mercedes, che al massimo può fare riferimento sulla Williams.

Le cose si complicano di più guardando al futuro. Nel 2021 l’Alpine sarà l’unica squadra Renault, per cui diventerà molto difficile pensare di liberare un approdo agevole per i piloti del marchio transalpino. E le cose potrebbero complicarsi anche per la Ferrari, visto che non è ben chiaro come sia il futuro dell’Alfa Romeo.

E la Red Bull?

In tutto questo quadro abbiamo tralasciato la Red Bull. Il gruppo austriaco, famoso per il suo progetto junior che dai primi anni Duemila ha portato in Formula 1 nuovi piloti a getto continuo, sembra avere perso la propria potenza di fuoco.

Effettivamente, se la classifica di F2 dovesse rimanere quella attuale, l’unico candidato al passaggio in Formula 1 sarebbe Tsunoda. E non ci sarebbero problemi ad occupare uno dei quattro volanti disponibili.

La strategia attuale Red Bull in questo campo è quantomeno interessante. Il gruppo austriaco sembra avere ridimensionato la grandeur dei tempi d’oro del progetto junior, seguendo tutto il cammino di un pilota, volgendo lo sguardo verso la Super Formula piuttosto che la F2 (più economica a quasi parità di specifica) e dichiarando una pariteticità tra Red Bull – Honda e Alpha Tauri – Honda.

FDA messa meglio, ma…

Guardando alla situazione attuale, potremmo dire che, sul breve termine, la FDA pare avere il programma junior migliore. A Maranello possono disporre, da subito, di tre tra i migliori piloti della serie cadetta, mentre Renault e Red Bull vantano numeri più contenuti.

Si tratta di un ottimo risultato per la struttura del Cavallino Rampante, in passato spesso messa in discussione, ma oggettivamente rimangono sospesi almeno un paio di punti. Il primo riguarda la sostenibilità di un progetto del genere, perché non ci vuole molto a capire quanto i costi possano essere elevati.

Il secondo riguarda la scelta di andare a prendere Sainz per sostituire Vettel, quando Giovinazzi era disponibile per il passaggio a Maranello. Che senso ha investire forte su un progetto giovani, quando poi si va a fare sourcing da altre parti?

Conclusione

Nell’anno 2020 Vettel e Hamilton sono gli unici piloti provenienti da qualche vivaio che poi effettivamente si sono affermati, vincendo Mondiali, anche in Formula 1. In futuro qualcuno seguirà le orme dei due? Probabilmente sì, ma non possiamo dirlo a priori.

Per quanto il talento non sia un oggetto che si trova o smarrisce facilmente, la crescita di un pilota tra le diverse categorie propedeutiche e gli effettivi risultati che si ottengono in Formula 1 non sono processi lineari o caratterizzabili senza soluzione di continuità.

La storia recente di Vandoorne sottolinea come anche in Formula 1 ci si possa “bruciare” facilmente e le traiettorie sportive di De Vires ed Albon, per esempio, insegnano come nel quadro di crescita vadano considerati anche molti altri fattori oltre ai risultati sportivi.

Leggi anche: F1 | FDA: Schumacher, Illot e Shwartzman al debutto nelle prove dei GP!

Luca Colombo

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