Credits: Edoardo Vercellesi

Mentre il WorldSBK lascia Barcellona abbiamo intervistato Edoardo Vercellesi, voce del campionato per Sky Sport. Una lunga chiacchierata nata per gioco nei giorni precedenti il round catalano. Ci siamo chiesti: “Chissà se anche all’estero ci si scalda così tanto sui social?“. Durante tutto il weekend ho raccolto i commenti dei fans inglesi, francesi e spagnoli del WorldSBK sui canali social del campionatos per poi confrontarli con quello che vediamo nel nostro quotidiano. I temi sono quelli caldi del momento ovviamente, dal rinnovo di Rinaldi preferito a Bassani, al contatto tra Rea e Bautista di Magny-Cours.

Il WorldSBK sta vivendo una delle stagioni più combattute e divertenti degli ultimi dieci anni, con tre piloti che ad ogni weekend si contendono la vittoria di gare e titolo. Questa rivalità che in pista si manifesta attraverso battaglie (quasi) sempre pulite scalda il cuore dei fans. Che spesso però sui social si lasciano andare ad esternazioni poco “family friendly“, mettiamola così. Sui canali social, tra i gruppi Facebook, le pagine dei campionati e siti specialistici si può veramente leggere tutto ed il contrario di tutto. Così, un po’ per gioco e un po’ perché questo è un argomento che ci tocca di persona, con Edoardo Vercellesi (voce del WorldSBK dal 2019) proviamo a capire come nascono certe dinamiche.

SOCIAL: UN MONDO CONTRO…

Mentirei se iniziassi l’articolo pensando che non avrei trovato differenze tra il “nostro” modo di commentare sui social e quello dei nostri vicini di casa francesi, spagnoli e inglesi. Avrei voluto mettere in luce quanto il nostro “calore” rendesse la sezione commenti dei post un luogo quasi esoterico. Invece andando a fondo nei commenti anche di siti e canali esteri le dinamiche sono le medesime. Da questa riflessione parte la nostra intervista.

Per come procedono oggi i social, se tu mi scrivi che hai visto una bella gara ma per me non è stata bella, normalmente dovrei scrivere: – No guarda, a mio avviso non è stata una gran gara, è stata piuttosto noiosa per questo motivo, questo e quest’altro -. Oppure – Ci sono state gare più belle per questo, questo e quel motivo -. Sui social ci si porta dall’altra parte di questa barricata e se per me la gara non è stata bella come dici tu io ti rispondo – Che ca*** di gara hai visto, per me la gara ha fatto ca**** -. Il modo di imporsi è questo, la differenza la fa il tono, non tanto il contenuto. Uno stesso contenuto può essere esposto in maniera produttiva e pacata e aperta al dialogo oppure in modo monolitico e inscalfibile“.

Pensate quante volte leggendo i commenti sotto qualche post avete trovato muri contro cui scagliarvi, con violenza perché avete ritenuto che quella fosse una posizione sbagliata. Purtroppo, tutto questo avviene ormai sempre più spesso sui social:

E’ una precisa presa di posizione, ed è la scelta di posizione dei social di oggi. C’è una barriera e la stessa è quella della responsabilità. Da una parte potrei essere aperto al dialogo e scegliere un tono conciliante, un tono per il quale posso aprirmi ad una discussione, rimanendo disponibile a cambiare il mio punto di vista o comunque a mediare la mia opinione con la tua. Questo succederebbe normalmente se io dovessi prendermi delle responsabilità per quello che scrivo. Sui social non esiste la responsabilità di quello che sto scrivendo per cui si va dall’altra parte della barricata dove si può, quasi si deve, utilizzare un tono monolitico, deciso, un tono forte che non lasci spazio a repliche. Questo di fatto inasprisce il discorso“.

DOVE VINCE QUELLO CHE URLA PIÙ FORTE

Vercellesi ha poi continuato: “Perché ci si inasprisce così facilmente? Perché il modo più facile per far valere la propria ragione è criticando l’opposto. Oggi si ragiona per estremi, la società moderna è divisa tra bianco o nero. Non esiste più la infinta scala di grigi che sta tra i due colori. Urlare è il modo più facile per dimostrare le proprie ragioni perché ti senti figo e competente. Se io mi sento più competente di te cerco di distruggerti. La critica, e per critica s’intende l’insulto, la distruzione, è il modo povero per dimostrare le ragioni”.

È il modo povero di dimostrarsi superiori perché è un modo che non traduce la vera superiorità. Se non puoi dialogare, vuol dire che non hai le ragioni per farlo. Potendo dialogare, avendo delle ragioni chiare potresti mediare e disquisire punto su punto. Quando scegli un tono unicamente critico, unicamente distruttivo, è perché non hai altre armi. Usi l’urlo perché non hai contenuto. Se ho contenuto non ho bisogno dell’urlo, saranno le mie idee a parlare“.

IN UN CIRCOLO VIZIOSO CHE SI ROMPE ANDANDOSENE

Se dunque sui social ci si sente ormai legittimati al alzare i torni, per sovrastare “l’altrocome si può interrompere questo meccanismo? Più la gente alza la voce più chi risponde farà altrettanto. In questo circolo nessuno cambia idea e tutti si arrabbiano col prossimo a discapito del campionato.

Se la domanda è se ne può uscire, nel senso se può cambiare questa dinamica, la riposta è no. Siamo condannati, non vedo alcuna via d’uscita. La mia risposta cambia se la via d’uscita diventa allontanarsi. Io credo che tantissima gente si stia allontanando perché non ne può più. Banalmente Facebook negli ultimi anni ha visto cambiare la sua utenza. La sua età media si è alzata, con i più giovani che si sono spostati su altri social, principalmente Instagram. Secondo me c’è una polarizzazione e il trasferimento dei giovani lontano da Facebook un po’ parla di questa cosa qui“.

Però in generale si sta arrivando ad una situazione in cui molta gente non ha più voglia di stare a farsi il sangue amaro. Non ne può più, c’è troppa degenerazione. Quindi l’unico modo per uscirne è abbandonare fisicamente la conversazione. Non entrarne più, quando poi ci entri molte volte i toni sono quelli e non c’è modo di cambiarlo“.

IL CONFLITTO (NON SEMPRE) PAGA

Queste dinamiche social non hanno, per fortuna, però riscontro nella vita reale. In un podcast americano, uno che di scontri se ne intende come Mike Tyson, si è espresso nel merito affermando che: “Sui social la gente si sente libera di dire ciò che vuole mentre nella vita reale si prenderebbe un pugno in faccia“. Fortunatamente il mondo delle moto, seppur virile, non è ancora arrivato a questo, però il concetto è il medesimo. Questo conflitto sui social però porta beneficio o meno al WorldSBK viste anche le diverse tappe con pochissimi spettatori?

Allora, di primo acchito ti risponderei di sì. Come dicevamo all’inizio il conflitto è il pane dei media. Basta tornare al 2015 quando Marquez e Rossi litigarono. La gara di Valencia la guardarono 10 milioni di persone, siamo 60 milioni in Italia, la guardò un italiano su sei. Il conflitto richiama la gente, però basare il successo di un evento sportivo, su uno scontro è estremamente efficace a breve termine, è poco lungimirante secondo me. Perché il conflitto finirà e quindi non diventerà una scelta sostenibile“.

Per sugellare il concetto descritto da Vercellesi mi permetto di aggiungere un esempio preso proprio dallo sport che praticava “Iron Mike“. La boxe nel secolo scorso è stato probabilmente uno degli sport più seguiti e quello sì che era un duello tra due uomini chiusi in un ring. Creare un conflitto tra Muhammad Ali e Joe Frazier o George Foreman era naturale per le dinamiche della boxe e hanno reso i loro incontri tra gli eventi più visti del 1900. Tornando invece al WorldSBK:

Che i social e le dinamiche social possano influire negativamente sul successo di un campionato non penso, mi piacerebbe dirti di si però non credo. Non credo perché alla fine se se ne parla vuol dire che c’è interesse. Uno non si infiamma se non è interessato all’argomento. Quindi credo che in realtà la cosa traduca “positivamente” l’interesse della gente nei confronti di un evento. Non è il modo in cui a me piacerebbe si vivesse una manifestazione sportiva“.

Dualismi veri però nel WorldSBK, soprattutto in tempi recenti, non ne abbiamo visti. Qualche screzio sì, ma alla fine la polemica si esaurisce sempre in poco tempo.

Nel WorldSBK manca un apparato mediatico forte alle spalle. Non c’è l’apparato mediatico gigantesco, pantagruelico che c’è in MotoGP. Quindi nel momento in cui in Superbike nasce una polemica ha un eco relativo rispetto alla MotoGP, dove in tutto il mondo e in ogni paese ci sono centinaia di media che spingono“.

SUGLI SPALTI LE COSE NON VANNO MEGLIO

L’ultimo weekend del WorldSBK ha mostrato, soprattutto nelle giornate di venerdì e sabato, degli spalti deserti con pochissima affluenza sul circuito catalano. Tutto questo nonostante Alvaro Bautista sia leader del campionato e, proprio sulla pista di casa, abbia centrato un’incredibile tripletta che mancava dal 2019. Spalti vuoti come quelli di questo weekend si sono visti anche in diverse altre piste. Riportare la gente nei tracciati è sul lungo periodo un tema che può essere affrontato con calma, ma quella che a Dorna oggi serve sia in MotoGP che nel WorldSBK è una soluzione nel breve. Serve far riappassionare i giovani alle moto? Oppure serve un percorso di educazione al motociclismo? Quale pensi sia la strada da percorrere?

Mi fai una domanda che mi ha sempre spaventato tantissimo perché non ho mai saputo rispondere. Secondo me è davvero complicato questo discorso, è veramente intricatissimo, perché credo che le concomitanze di fattori siano tante. Sicuramente non c’è la naturale propensione che avevamo anni fa a cercare il motorino. A cercare la mobilità su due ruote a motore e quindi manca un po’ una parte di sogno che una volta c’era sicuramente di più di adesso. E’ un mondo diverso, è un mondo che probabilmente si è complicato e ha fornito nuove proposte ai giovani e non solo. Sempre più alternative, sempre più evasioni diverse reali e virtuali. Io non ce l’ho una risposta a questa domanda, anzi, la mia risposta è: non lo so, è veramente un caos“.

COME ABBIAMO GIÀ SCRITTO, SERVE UNA CURA

Il momento storico è lo stesso, sia per MotoGP che WorldSBK. Entrambi i campionati sono gestiti da Dorna e sembra che per tutti e due si stiano trovando soluzioni analoghe ai problemi che si presentano. Queste soluzioni, come l’introduzione di Superpole Race e Sprint Race, sono un placebo a un problema che comunque esiste. Come ho scritto nel pezzo “Tra crisi e sprint race: qual è la cura di tutti i mali?” queste soluzioni obbligano solo a scegliere un giorno in cui andare in pista, al limite potrebbe convincere qualcuno a “sdoppiare” il biglietto ed assistere sia al sabato che alla domenica. Non sono soluzioni che realmente portano nuovi spettatori, che resteranno sempre quelli vincolati anche dall’offerta televisiva ormai completamente su PayTV.

Sono d’accordo, dall’altra parte potremmo dire che però anche la F1 è su una PayTV e sta vivendo un momento galattico. Proprio per questo diventa chiaro che la MotoGP ha fatto delle scelte sbagliate, parlo della MotoGP e non di WorldSBK perché di recente ha modificato il proprio format. Nel senso che sono state poco lungimiranti, poco fondate. La F1 da quando l’ha presa Liberty Media e sono passati più di 5 anni ormai, ha costruito tutta una serie di progetti: social, costruzione dei personaggi, serie Netflix. Tutta una serie di cose come andare a correr in cittadini per far scoprire la F1. La MotoGP non ha fatto nulla di tutto questo e sta sperando che una gara in più al sabato richiami interesse”.

La MotoGP da che mondo è mondo e Rossi ne è stato l’esempio, si basa sulla casualità. Quello che sta facendo la differenza tra ieri e oggi è che ieri c’era Rossi e oggi non c’è. Quindi adesso è rimasta la gente che segue le moto per le moto ed è andata via la gente che seguiva le moto per Rossi. Tu non devi lavorare su quelli che già ci sono, dovresti lavorare sul massimizzare quello che ancora non c’è. La “Sprint Race” è una buona scelta? Secondo me no. Perché lo spettatore occasionale non ti guarda due giorni la tv, l’occasionale te la guarda la domenica. Non si mette sabato a guardati più cose. Vuole guardare la qualifica? Adesso però gli metti la qualifica più una gara al sabato. C’è troppa roba ora“.

PARLANDO DELLA PISTA… IL RINNOVO RINALDI

Tra i temi più caldi del momento, soprattutto sui social troviamo il rinnovo di Michael Ruben Rinaldi con Aruba.it Racing – Ducati. Se sui social nostrani la gente è divisa e come hai detto non cerca il confronto ma lo scontro all’estero la situazione non è migliore. Un fan inglese del WorldSBK tra i commenti della pagina Facebook del campionato ha lasciato queste parole:Quello che succede quando il tuo manager è anche il tuo datore di lavoro“. Che Rinaldi sia ben voluto da Stefano Cecconi AD di Aruba e Team Owner di Aruba.it Racing non è un segreto. Michael però si è guadagnato sul campo il rinnovo nel team ufficiale, cosa ne pensi?

Giusto. Perché ha il potenziale per essere un pilota da podio ed ha vinto delle gare. E’ stato purtroppo crocefisso in maniera eccessiva, più di quello che i risultati che ottiene giustificassero. Perché se andiamo a guardare la classifica, Rinaldi è quarto in campionato, è la migliore delle seconde guide. E’ oggettivamente l’unico che oggi può puntare con regolarità al podio e che ha addirittura il potenziale per vincere ogni tanto. Gli altri non hanno questo potenziale: Lowes è l’ombra di se stesso, Loca in questo momento è in un momento difficile. Cosa vuoi di più da Rinaldi?

C’è però Axel Bassani che con la porta chiusa in Ducati ufficiale è ancora in cerca di una sistemazione per la prossima stagione. Per il pilota di Feltre oltre alla riconferma nel team Motocorsa si parla di un possibile passaggio nel team Barni dove proseguirebbe l’avventura nel WorldSBK.

Contemporaneamente Bassani sta facendo un gran lavoro. Ma Bassani è quello che Rinaldi era in GoElevan quando vinse una gara. Rinaldi ha ottenuto con GoEleven, gli stessi se non migliori risultati che ha fatto Bassani ed in più ha vinto una gara. Questo dovrebbe far riflettere e purtroppo vedo che molto spesso nella dinamica social non c’è la profondità di pensiero per arrivarci. Guidare in un team ufficiale e guidare in un team clienti sono due cose completamente diverse. Nessuno può assicurare che Bassani messo sulla moto del team Aruba farebbe meglio di Rinaldi e nemmeno che farebbe gli stessi risultati di adesso”.

Rinaldi rispetto a GoEleven ha avuto molti più alti e bassi, con delle punte velocistiche indubbiamente superiori ma anche dei momenti di grande difficoltà in più. Perché lavorare nel team ufficiale per mille motivi è diverso, è più difficile che lavorare in un team indipendente dove puoi contare solo te stesso, dove puoi concentrarti solo su te stesso e hai molta meno pressione e molti meno occhi addosso. Sui social ho visto molta cecità rispetto all’argomento Rinaldi-Bassani. Michael è stato definito come un usurpatore come un ladro di quella moto. Ragazzi, ha vinto 4 gare in WorldSBK e gli ultimi due weekend parlano chiaro.”

SUL CONTATTO REA-BAUTISTA DI MAGNY-COURS

Altro tema caldo sulle pagine social del WorldSBK è stato il contatto tra Jonathan Rea e Alvaro Bautista a Magny-Cours con quest’ultimo finito a terra mentre il nord irlandese è stato punito, solamente con un long lap penalty. Anche qui il popolo social si è diviso ed il commento che più mi ha colpito ed ha scatenato più polemiche sempre di un tifoso inglese è il seguente:Normale che sia successo, Jonathan Rea vuole una moto come quella di Bautista e Bautista vuole il talento di Rea“. Inutile dirvi cosa si è scatenato sotto questo commento, potete immaginarlo facilmente da soli. Tu cosa pensi di quel contatto?

Ovviamente non era intenzionale, ovviamente chi sa gestire la comunicazione, perché la dinamica dei media è il conflitto ovvero Ducati, ha gettato benzina sul fuoco. Per destabilizzare Rea, per portare acqua al loro mulino, ma questa è tutta roba positiva per loro. E’ benzina in più per loro, mettere più pressione addosso ad un avversario perché ha fatto una manovra scorretta è positiva nel momento in cui ti giochi un mondiale“.

A proposito di questo, pensi che le polemiche di queste settimane abbiano influito sull’inizio di gara1 di Jonathan Rea?

“Sicuramente era in difficoltà. Ammetto che ci ho pensato anche io, la risposta però non ce l’ho. E’ stata una gara talmente particolare che alla fine ha pagato la sua strategia di prendersela con calma. Non dubito che però un po’ ci abbia pensato. Era la prima gara dopo l’incidente, ce l’hai li la briciolina, però poi la gara è andata pulita”.

Per chiudere il discorso su questo contatto: è stata colpa di Rea? Ovvio. E’ stato intenzionale? Assolutamente no. Che la penalità sia stata troppo leggera sono d’accordo, il long lap singolo è stato troppo poco, almeno il doppio long lap sarebbe stato più giusto. Confrontandolo con altri episodi del genere ci sono stati due pesi e due misure. Punisci col doppio long lap penalty un pilota che in prova libera rallenta e sta in mezzo alla pista a cercare una scia e non dai il doppio long lap per uno che ha steso il suo rivale per il titolo? Due pesi e due misure“.

BAUTISTA VINCE SOLO PER LA MOTO

É questo il commento più letto sui social, Alvaro Bautista che ha vinto tutte e tre le gare del weekend catalano comandando per tutti i giri di gara di ogni singola gara vince solo per la superiorità motoristica della sua Ducati.

E’ evidente che ci sia la superiorità motoristica di Ducati. Ma banalmente se vincesse solo perché ha il motore avrebbe dovuto vincere di più gli anni scorsi con Honda. Le velocità più alte le raggiungono le Honda, Vierge ha fatto i 333km/h. Se fosse solo motore allora vuol dire che dovrebbero vincere anche altri, non solo lui. E’ tutto il pacchetto: Ducati scarica a terra benissimo quella potenza, lui e la sua Ducati, il lavoro che ha fatto con la sua squadra che ha messo a punto la moto alla perfezione. Quello fa la differenza, sull’uso che fa del motore Bautista

Per limitare questo strapotere Dorna sta pensando di introdurre la norma che già oggi esiste in Moto3 e Moto2 del peso minimo moto-pilota.

Lui pesa di meno? Vero, ma anche Rinaldi non è un peso massimo, quindi non è solo per il motore. E’ solo per la moto che è superiore a tutte le altre? Che Ducati abbia un potenziale superiore rispetto alle altre moto forse è vero, ma abbiamo visto piste dove Ducati ha fatto molta fatica rispetto ad altre moto e comunque Bautista ha sempre fatto risultati superiori a quelli dei suoi compagni di squadra. Ogni volta che è arrivato al traguardo è stato la prima Ducati“.

Guardando la tabella di marcia di Bautista di questa stagione è impressionante per regolarità e velocità. Tolti gli “zeri” di gara1 a Donington Park e di Magny-Cours in gara2 è terminato sul podio in tutte le gare che ha terminato, con unica eccezione per la Superpole Race del round inglese dove chiuse quarto.

Bautista sta soffrendo di una sottovalutazione evidente da parte di troppi che hanno deciso che dopo il 2019 andava buttato giù dalla torre perché ha deluso le aspettative. Bautista è un campione del mondo, ha fatto un sacco di anni in MotoGP ad altissimo livello facendo podi, ad una età comunque avanzata nel 2018 ha preso una Ducati ufficiale e a Phillip Island momenti faceva podio. Vogliamo continuare a sottovalutare un pilota? Se vogliamo tirare acqua al nostro mulino facciamolo ma se dobbiamo essere onesti Alvaro Bautista è un pilota della clamoroso, stratalentuoso che meritava tutto lo spazio in MotoGP che ha avuto, forse anche di più. Stiamo parlando di un super top di gamma o vogliamo far finta che non sia così?

A questo punto Edo, non posso non chiedertelo. Mancano quattro gare alla fine del mondiale: Portimao, Villicum, Mandalika e proprio Phillip Island. Tra queste almeno Portimao e la gara australiana dove nel 2018 in sostituzione di Jorge Lorenzo sulla Desmosedici ufficiale ha sfiorato il podio sembrano essere piste a lui favorevoli. Ricordando anche che al suo debutto nel WorldSBK proprio nella terra dei canguri dove dominò il weekend infliggendo 15″ a Jonathan Rea in gara1 e 12″ in gara2 con il nord irlandese che solo nella Superpole Race riuscì a terminargli vicino. Bautista è il favorito per il mondiale?

E’ ampiamente favorito per il mondiale, è velocissimo e anche quando non sono adatte le piste va comunque forte. Sbaglia poco è oggettivamente sarebbe il favorito anche non avendo quei punti di vantaggio. Avendo quei punti di vantaggio è naturalmente il favorito per il mondiale. Basta guardare la stagione che ha fatto, gli altri hanno sempre arrancato“.

IL FUTURO DEI PILOTI

Nonostante il mondiale se lo stiano giocando Alvaro Bautista (38 anni il prossimo 21 novembre, ndr) e Jonathan Rea (35 anni, ndr) oltre ovviamente a Toprak Razgatlioglu (26 anni il prossimo 18 ottobre, ndr) negli ultimi due anni il WorldSBK sta iniziando a guardare al futuro con un netto cambio generazionale ed un abbassamento dell’età media. Nel 2023 arriverà dalla MotoGP Remy Garnder dopo che quest’anno sono arrivati altri due giovani talenti come Iker Lecuona e Xavi Vierge. Quale pensi sia il nome del futuro?

Banalmente, se Iker Lecuona avesse una moto all’altezza lui sarebbe costantemente con i primi tre. Tra pochi anni sarà il pezzo pregiato del mercato Superbike, Rea e Bautista non sono eterni e guardando i piloti SBK il prospetto più caldo è tutta la vita Iker Lecuona. E’ un classe 2000, ha 22 anni oggettivamente in questo momento se devo pensare al futuro e voglio fare un progetto a lungo termine prendo tutta la vita lui. Guarda la generosità che ha mostrato questo weekend. Poi i risultati in gara non sono stati fantastici: sesto, caduto e ottavo. Però chi l’ha mai fatta una pole in WorldSBK da quando è tornata Honda in SBK? Ed ha vinto la 8h di Suzuka all’esordio“.

IN CONCLUSIONE

Uno scambio di messaggi in una noiosa sera autunnale ha visto nascere questa intervista che voleva essere un confronto su come si vivessero i social in Italia e all’estero. Abbiamo scoperto che come recita un vecchio proverbio “tutto il mondo è paese“. Però grazie ad Edoardo Vercellesi abbiamo provato ad analizzare più a fondo quelle dinamiche conflittuali che purtroppo viviamo in questo mondo così caotico. La nostra speranza, ovviamente, è che questa intervista invecchi presto e che tutto quello che Edoardo ha detto sui social non sia più la normalità. Con la rassegnazione di chi invece teme che di giorno in giorno tutta questa polarizzazione aggravi la situazione vi invitiamo a godervi questo finale di stagione che si farà sempre più divertente.

Mathias Cantarini

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