effetto Coronavirus mercato auto

Nel mese di marzo c’è stato un crollo delle vendite automobilistiche in Italia. Le immatricolazioni fanno registrare -85,42% rispetto allo stesso mese del 2019, secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Questo andamento è direttamente imputabile alla pandemia Coronavirus e in molti se lo aspettavano. La caduta del mercato è iniziata già da gennaio ed è proseguita anche febbraio, per poi crollare drasticamente nel mese di marzo. L’effetto Coronavirus sul mercato delle auto è impietoso.

I numeri di mercato

Le motorizzazioni italiane hanno immatricolato nel primo mese del 2020 155.528 autovetture segnando una diminuzione del 5,90% rispetto a gennaio 2019. Il 2019, però, si era chiuso con tutt’altro trend: dicembre +12,66% rispetto allo stesso mese del 2018. A gennaio 2020 le vendite totali di autovetture in Italia sono state 494.282: 31,47% nuove e 68,53% usate. L’andamento calante del mercato ha proseguito la sua parabola anche a febbraio. Sono state 162.793 le autovetture immatricolate a febbraio 2020, registrando un calo del 8,80% rispetto allo stesso mese del 2019. A febbraio 2020 le vendite globali di autovetture si sono fermate a 499.427 unità: 32,60% nuove e 67,40% usate.

In pieno lockdown a marzo 2020 sono state immatricolate appena 28.326. Una performance talmente negativa che fa segnare addirittura il – 85,42% rispetto allo stesso mese del 2019. Le vendite totali di autovetture nel primo mese di chiusura per il Coronavirus in Italia sono state solo 171.556: appena il 16,51% di autovetture nuove contro il 83,49% di usate. Nel primo trimestre del 2020 complessivamente sono state immatricolate 347.193 autovetture, il 35,47% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Il commento di Federauto

Questo il commento di Adolfo De Stefani Cosentino, Presidente Federauto (Federazione dei concessionari) arrivato addirittura prima dei dati ufficiali del MIT: “Abbiamo bisogno di grande attenzione da parte del Governo perché il nostro settore ha tutti i numeri per giustificarla: mi riferisco al dato occupazionale, al peso sul PIL, alle entrate fiscali che generano la vendita, l’assistenza e la gestione degli autoveicoli. Apprezziamo le misure sulla cassa integrazione, ma sono insufficienti a fronteggiare una situazione senza precedenti in cui bisogna governare imprese complesse, settate su volumi di attività che nessuno sa quando potranno essere nuovamente raggiunti. Per questo abbiamo richiesto al presidente del Consiglio ed al Parlamento alcune modifiche al Decreto Cura Italia per mettere tutte le nostre aziende, piccole, medie e grandi che siano, nella condizione di accedere alla liquidità necessaria per traguardare questo momento di grandissima difficoltà”.

Scenari futuri

La pandemia Coronavirus sta seminando panico in tutti gli aspetti della vita e dell’economia globale. Il settore dell’auto viene già da un un periodo di profonda crisi che ha visto il ridimensionamento della rete distributiva a partire dal lontano 2007. Il lockdown di questo periodo per le concessionarie porterà inevitabilmente ad un blocco delle vendite che si ripercuoterà anche nel mese di aprile, se non anche oltre. Spingersi a fare delle stime sulle vendite dei prossimi due mesi è impossibile. Le categorie di settore stanno facendo pressione sul Governo affinché siano previsti degli incentivi per questo mercato, che in Italia ricopre un ruolo fondamentale dal punto di vista occupazione ed economico, oltre che di passione.

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Fabrizio Crescenzi

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