Auto elettrica: dove ricaricarla? Quando costa una ricarica? Di cosa c’è bisogno per ricaricarla? E ancora: quanto dura una ricarica? Queste sono alcune delle domande che gli automobilisti si pongono e che influenzano la scelta d’acquisto. A seguire una serie di informazioni utili che possono aiutare a comprendere il mondo dell’auto elettrica e, magari, sceglierla per il prossimo acquisto.

Le vetture a trazione elettrica possono essere ricaricate attraverso le colonnine pubbliche che attualmente sono 8.200 sul territorio nazionale italiano (Fonte Politecnico di Milano) distribuite tra aree pubbliche e private, in autostrade, parcheggi, stazioni di servizio, supermercati e piazze. La loro dislocazione, però, è disomogenea perché la maggior parte (circa 1.000) di loro si trovano in Lombardia e nel settentrione. Circa il 70% delle colonnine di ricarica si trovano nei centri abitati o comunque in aree urbane. Solo il 5% sono ubicate su strade extraurbane e in autostrada.

Il 25% circa delle stazioni di ricarica si ritrovano nei cosiddetti punti di interesse: centri commerciali e concessionari di automobili. Oltre alle stazioni di stazioni di ricarica pubbliche ci sono anche quelle private, la cui stima è di più difficile computo, ma dovrebbero aggirarsi tra 11.000 e 13.000. E’ possibile, infatti, installare nel box di casa le stazioni di ricarica: basta avere l’impianto elettrico. Ovviamente questi numeri sono in costante crescita.

Passando all’aspetto economico, la scelta più conveniente è la ricarica a casa rispetto alle altre stazioni. Facciamo due conti, ipotizzando che con un contratto di fornitura di energia elettrica di tipo domestico, con un costo medio unitario tra 0,20 e 0,25 €/kWh, per la ricarica di una batteria media da 40 kWh si spendono tra gli 8 e i 10 Euro. Per fare un esempio vi è la ricarica della Nissan Leaf (una delle auto elettriche più vendute in Italia) con la batteria base ed un’autonomia di 270 km con un costo di 0,04 Euro a Km.

Ovviamente, il costo della ricarica dipende dal contratto dell’utenza domestica. Optando, per esempio, per offerte sul mercato libero si possono ottenere sconti sulla componente energia. Oppure, chi ha un impianto fotovoltaico può utilizzare l’energia auto-prodotta per ricaricare l’auto, risparmiando sulla componente energia ma sostenendo i costi dell’impianto stimati in 7-10 centesimi di €/kWh: si spendono all’incirca 5 Euro per la ricarica della medesima batteria. Gli impianti fotovoltaici sono una realtà non solo nelle case private ma anche in molte aziende che utilizzano l’energia solare, con appositi inverter per ricaricare le flotte elettriche che si stanno popolando sempre più.

Per consentire la ricarica delle batterie delle auto elettriche è sufficiente installare una wall-box all’impianto di energia elettrica per gestire le ricariche a seconda delle diverse opzioni. Con gli impianti domestici da 3,3 kW, per una ricarica completa da 40 kWh occorrono all’incirca 12 ore. Quindi un’intera notte per poter utilizzare di giorno l’auto se nel parcheggio diurno non si dispone di una colonnina. La fascia oraria migliore, visto il minor assorbimento che dovrebbe esserci da parte degli elettrodomestici. Certo, d’estate con l’aria condizionata accesa i 3,3 KW potrebbero rilevarsi pochi. Altro particolare da tenere d’occhio è l’utenza del box: se condivisa con il condominio potrebbero esserci ulteriori spese per rendere indipendente il proprio.

Per ricaricare un’automobile ad una stazione di ricarica fuori casa dobbiamo precisare che ci sono diversi player, con diverse tariffe anche di tipo flat con abbonamento mensile per un certo numero di ricariche o di KWh erogati. Le tariffe sono molto varie e dipendono anche dalla velocità di ricarica. I prezzi attualmente variano da 45 a 50 centesimi di Euro a Kwh nei punti ricarica al di sotto dei 50 Kw. Per ricaricare, quindi, una batteria da 40 Kwh si spendono all’incirca 20 Euro, il doppio di casa in pratica, quindi 0,07 Euro a Km riportando l’esempio dei 270 km di autonomia. Come detto, sono diversi gli operatori del settore che offrono tariffe, ma la scelta di fidelizzarsi con uno piuttosto che con un’altro dipende molto dalla disponibilità di colonnine lungo il proprio tragitto.

Per quanto attiene ai tempi di ricarica, dipende dal tipo di colonnina. Quelle a 22 Kw impiegano circa 2 ore per la ricarica completa di una batteria da 40 kWh, mentre quelle da 50 Kw hanno bisogno di una sola ora. Esistono anche i punti di ricarica da 150 e da 350 Kw di un consorzio che impiegano pochi minuti per la ricarica. Non mancano certo App con la geolocalizzazione delle stazioni di ricarica. I connettori auto-colonnine sono di Tipo 2 per le ricariche a corrente alternata Ac fino a 22 kW, mentre per quelle più veloci a corrente continua DC occorre un connettore CHAdeMo (per Nissan, Mitsubishi, Peugeot e Citroen) oppure CCS Combo (per le case tedesche).

Ricaricare un’auto elettrica non è semplice come rifornire una vettura endotermica al distributore. I numerosi player e la non omogeneità di pagamento richiedono una certa preparazione prima di acquistare ed utilizzare un’auto elettrica. Di certo le ricariche non possono essere pagate con banconote, come ai distributori tradizionali. Per arrivare ad avere un’unica tessera o App per ricaricare ovunque sembra ci voglia ancora molto tempo. Forse l’approdo di Tesla in Italia nel mondo della distribuzione dell’energia elettrica per auto potrebbe dare un’impulso al mercato ad andare incontro agli utilizzatori, semplificando la fruizione sulla scorta del Telepass per le autostrade italiane e dei parcheggi con questo convenzionati.

La sfida del futuro è l’applicazione delle tecnologie Vehicle-to-Grip, che consentono la condivisione dell’energia tra colonnine ed auto e viceversa, in modo da rendere la rete efficiente. In Italia si è ancora in attesa di un intervento del legislatore per normare queste nuove e fondamentali tecnologie per un futuro all’insegna del risparmio energetico.

L’acquisto di un’auto elettrica sembra essere ancora una faccenda poco pop, vista la complessità delle infrastrutture da possedere ed utilizzare. Certo le spinte legislative e dei costruttori verso queste tecnologie sono tante, ma è sempre il mercato che decide. Magari rendendo consapevoli dei reali vantaggi gli automobilisti sarà più facile rendere più green le città. Di certo resta sempre il nodo della produzione di energia elettrica delle grandi centrali che, se così fosse, dovranno crescere in dimensioni e numeri. A cambiare saranno anche i nostri marciapiedi, che tra qualche anno saranno pieni di colonnine di ricarica. 

Fabrizio Crescenzi

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