Il mese di Maggio per gli appassionati di F1 è un periodo da dimenticare. Come se "sorella morte" fosse diventata di colpo invidiosa dello spettacolo a cui assisteva qui sulla Terra, vedendo uomini sfidarla a 300 km/h. E lei non ci stava ad uscirne sconfitta. Scegliendo i primi giorni di Maggio per portarsi via delle leggende. Se il 1° Maggio 1994 Ayrton Senna fu l'ultima vittima del weekend tragico di Imola, l'8 Maggio di ventidue anni prima il tragico destino toccò invece a Gilles Villeneuve. Due fenomeni accomunati da una sorte avversa, come se la morte non potesse essere disgiunta dai concetti di eroismo e grandezza, perché solo essa detiene il potere di consegnare all'immortalità. E infatti Gilles, come Ayrton e gli altri eroi del motorsport, vive ancora nei ricordi di chi ha vissuto le sue gesta e ne trasmette il ricordo alle generazioni future.

8 Maggio 1982: una data incisa nella mente e nei cuori

8 Maggio 1982: una data scolpita nella mente e nei cuori di chi era, e magari è tutt'ora, appassionato di F1. Per chi appartiene alle nuove generazioni, di quel periodo conosce solo racconti, immagini, video. Un passato remoto di uno sport in cui l'uomo era al centro, con storie degne del premio Oscar alla miglior sceneggiatura originale. Ogni pilota era unico: la sua vita forgiava anche l'essere pilota, la ricerca del limite era simbolo del sublime. Come eventi catastrofici naturali, ogni gara era da considerarsi fonte del Sublime perché, stando alla filosofia di Edmund Burke, "produceva la più forte emozione che l'animo sia capace di sentire". Un concetto che, paradossalmente, possiamo ricondurre alla vita di Villeneuve.

Perché lui questa emozione l'ha sempre cercata, correva per essa. Viveva le corse come se si trovasse sempre all'ultima curva, portando la macchina al limite. Una carriera fatta di prestazioni maiuscole ma discontinue, fatte di estro, talento, grinta e una buona dose di incoscienza, tanto da essere ribattezzato “l'Aviatore” per i diversi decolli in pista. Era già nel suo destino che la sua natura sublimasse in un modo così crudele, crudo.

Un uomo quasi esile, dalla faccia pulita, vissuto in un paesino canadese in cui il brivido e la velocità si vivevano in sella ad una motoslitta. Gilles fece diventare questa spasmodica ricerca dell’adrenalina una vera e propria filosofia di vita. In tutti gli anni di F1 aveva conservato il fascino del paradosso: giovane minuto dai lineamenti delicati, ma un temperamento da supereroe tormentato. Per questo non dovette fare molto per piacere alla gente: la sua guida era una danza che rapiva gli occhi e arrivava al cuore. Un talento che luccica, un carisma che ammalia.

Gilles Villeneuve: l'amore e la velocità come motori della sua vita

Fu amato, e lo è tutt'ora, di un amore viscerale, incondizionato. L'amore di una generazione coraggiosa che si identificava con lui, che non aveva paura di ingaggiare duelli assurdi, ai confini del possibile. Villeneuve entrava sottopelle come una scossa elettrica, infiammando gli animi con la sua sfrontatezza. Se persino Enzo Ferrari in persona, famoso per detestare chi sfasciava le sue macchine, esternò un eloquente “Gli volevo bene”, allora Gilles aveva fatto centro.

Gilles Villeneuve e Enzo Ferrari - Crediti foto: sito web Scuderia Ferrari ferrari.com/it-IT/formula1

Perchè l'amore va oltre le vittorie. E l'Aviatore ardeva di questo amore, tanto che non gli importava di bruciare in fretta.

Era impossibile non volergli bene. Lui, che piegava gli avvenimenti al suo volere senza subirli, era un esempio per tutti, perché faceva quello che tutti vorremmo saper fare: domare gli eventi, anche le sconfitte. Un uomo che ha insegnato ad un'intera generazione che non bisogna lasciarsi schiacciare dagli errori, ma trarne forza per superare quegli ostacoli che ci vengono messi davanti.

Gilles Villeneuve ha detto: “Se è vero che la vita di un essere umano è come un film, io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l'attore protagonista e il regista del mio modo di vivere." E se n'è andato da questo mondo potendo dire di aver vissuto al 100% una vita breve, ma intensa.

Una vita che sembra quasi una beffa. Come se anche la Morte fosse stata ammaliata dall'amore che i Ferraristi provavano per lui. Perché se il Drake gli voleva bene, anche se il suo rapporto con la Ferrari sarebbe comunque finito dopo gli eventi di Imola, la signora in nero non riuscì accettare la fine di questa storia d'amore.

Nel profondo, però, non sarebbe mai finita.

Era l'8 Maggio 1982: l'ultimo volo di Gilles Villeneuve arrivò troppo presto, spiegando le ali verso l'immortalità. Ne resta il simbolo di un'epoca esaltante, pericolosa, irripetibile. Come lui.

Anna Botton

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