F1 | GP Ungheria 2024 - Commento LIVE Qualifiche

Credits: Scuderia Ferrari / Twitter X
Credits: Scuderia Ferrari / Twitter X

Gilles Villeneuve era e rimane uno degli eroi, se non l’Eroe per definizione, della Formula 1 a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Il canadese, conosciuto dai tifosi come l’Aviatore in seguito alla sua passione per i velivoli ed alla sua guida aggressiva in pista, è entrato nella storia del Cavallino Rampante e dello sport come uno dei suoi simboli più significativi di quel periodo.

Anche oggi, a 42 anni di distanza dalla sua tragica morte in quel di Zolder, egli rappresenta una fonte di ispirazione per tanti piloti anche delle nuove generazioni. Nonostante i tanti incidenti ed i ritiri, ed il fatto che non abbia mai conquistato il titolo iridato, la figura di Gilles Villeneuve viene ricordata e narrata tramite le sue imprese in pista e le sei vittorie conseguite in carriera, una più bella dell’altra. Specialmente l’ultima, conseguita nel GP Spagna 1981.

La stagione fino ad allora e le difficoltà della Ferrari

Il Mondiale di quell'anno era un discorso a due tra la Brabham (con Nelson Piquet) e la Williams (di Carlos Reutemann ed Alan Jones), con le auto dei team britannici che riuscirono a sfruttare meglio di tutti l’effetto suolo, dominando le prime cinque tappe della stagione. La Ferrari, invece, aveva molte difficoltà con la 126CK, la prima monoposto di Maranello col motore turbo (un 6 cilindri a V di 120°): la sua grande potenza andava di pari passo con le gravi difficoltà di telaio ed i vari problemi di turbo lag della monoposto.

La sesta gara dell’anno, il GP Monaco, vide un risultato a sorpresa: il ferrarista Gilles Villeneuve vinse il Gran Premio con una guida molto attenta e precisa sulle strette strade del Principato, sfruttando soprattutto il ritiro del poleman Nelson Piquet (a muro nel tentativo di doppiaggio di Cheever e Tambay) ed il problema al pescaggio del carburante per Alan Jones, che costrinse quest'ultimo a cedere la posizione a Gilles ed fermarsi ai box per un’ulteriore sosta a 4 giri dalla fine, concludendo la gara al secondo posto.

Un successo, quello di Villeneuve, che entusiasmò tutti: dai tifosi sugli spalti e nelle case di Montecarlo ai commissari presenti a bordo pista, tutti rimasero emozionati (Mario Poltronieri incluso) per il pilota canadese che riportò la Ferrari ad una vittoria che mancava dal GP USA Est del 1979. Un'euforia dettata anche dalla scarsa competitività della monoposto: a maggior ragione, nessuno si aspettava infatti che il Cavallino potesse ripetersi nella successiva tappa sul circuito di Jarama, a Madrid.

Qualifiche e prima parte di gara

E arriviamo dunque al weekend di gara spagnolo. Le prove e le qualifiche confermarono i timori e le difficoltà di guida della 126CK, con Gilles Villeneuve che si qualificò settimo in griglia ed il suo compagno Didier Pironi 13°, mentre la pole position venne conquistata a sorpresa dalla Ligier-Matra di Jacques Laffite. Subito dietro le due Williams di Alan Jones e Carlos Reutemann e la McLaren di John Watson a chiudere la seconda fila, mentre Nelson Piquet si piazzò solamente nono con la Brabham.

Al via della gara, Laffite partì male per lo scivolamento della frizione, retrocedendo all’11° posto, mentre Alan Jones si prese il comando della gara. Dietro di loro, Gilles fu autore di uno straordinaria partenza, risalendo dal settimo al terzo posto nel giro di poche curve, per poi prendersi il giro seguente anche la seconda posizione ai danni di Carlos Reutemann e lanciarsi all'inseguimento di Alan Jones.

La situazione cambiò radicalmente al 14° giro, quando l’australiano andò in testacoda con la sua Williams, mettendo così Villeneuve in testa alla corsa. Jones rientrò in pista nelle retrovie per risalire al settimo posto, fuori però dai punti così come Nelson Piquet che andò fuori pista dopo una feroce battaglia con Mario Andretti e si ritirò al 44° giro dopo un altro incidente. Insieme al brasiliano, si ritirò dopo 28 tornate anche un giovane Alain Prost (Renault) per un testacoda, mentre il francese era in lotta per le posizioni da podio.

Gilles Villeneuve Ferrari Jarama 1981 F1
Credits: Formula 1 / Twitter X

La strenua resistenza e il trionfo

Là davanti, invece, Villeneuve si ritrovò a condurre il gruppo in una situazione precaria: la scarsa maneggevolezza e il turbo lag della Ferrari 126CK, unite alle gomme Michelin equipaggiate dalla Rossa che soffrivano terribilmente il gran caldo in quel di Jarama, permisero agli inseguitori di arrivare tutti addosso al canadese, mettendolo in pressione per i 67 giri rimanenti della corsa. Gilles, però, riuscì a sfruttare i suoi punti di forza, quali le staccate ritardate e la sua efficacia nelle curve lente, per non lasciare neanche un briciolo di spazio ai suoi avversari.

Riuscendo a chiudere ogni varco, Villeneuve tagliò il traguardo in prima posizione e vinse la gara davanti ad un Jacques Laffite in rimonta e a John Watson, sul podio a meno di un secondo dal canadese. Subito dietro trovammo Carlos Reutemann ed Elio de Angelis (Lotus), per una top 5 racchiusa in solo un secondo e 24 centesimi: un arrivo talmente ravvicinato da ricordare quello di Monza nel 1971, quando le prime 4 vetture al traguardo furono racchiuse in appena 6 decimi di secondo.

Un’impresa che sarebbe rimasta negli annali della Formula 1 e della Ferrari, non solo perché arrivò in maniera ancora più inattesa rispetto alla vittoria precedente a Monaco, ma perché Gilles mise in mostra tutto il coraggio e la determinazione che lo avevano contraddistinto sin dal giorno del debutto. Il giorno dopo il successo di Jarama, Enzo Ferrari disse le seguenti parole:

In Spagna, Gilles Villeneuve mi ha fatto rivivere la leggenda di Nuvolari.

Una frase assai eloquente, simbolo del grande rapporto di ammirazione e rispetto che “Il Drake” aveva con il leggendario pilota canadese. Per lui fu il sesto e ultimo successo di carriera: dopo Jarama, la stagione 1981 avrebbe ripreso il suo filo narrante con una Ferrari in difficoltà nel confronto non solo con Williams e Brabham, ma anche con una Renault in ascesa. L’esperienza della Scuderia si sarebbe rivelata comunque utile per far evolvere la sua monoposto nella 126 C2 con cui Gilles poté sognare di diventare Campione del Mondo di Formula 1 nella stagione 1982: il destino, purtroppo, avrebbe deciso diversamente.

Andrea Mattavelli