"Sicuramente 240 minuti basteranno per registrare due Gran Premi". Pensavo a questo il 1° Maggio 1994 quando, come da abitudine, mi apprestavo ad inserire la consueta VHS nel videoregistratore poco prima del Gran Premio di San Marino. Sigla della Formula 1, tasto REC e via, pronti a godersi la gara in TV. Ancora non potevo immaginare che quelle quattro ore avrebbero non solo segnato il destino di questo sport, ma anche rappresentato un ricordo indelebile per milioni di appassionati in tutto il mondo.

L'atmosfera è strana, quasi irreale. Il giorno precedente, la morte di Roland Ratzenberger aveva scosso l'intero ambiente, dando un sonoro schiaffo in faccia a chi pensava che la Formula 1 fosse diventato uno sport ormai "sicuro". Per chi, come me (allora tredicenne) aveva vissuto quegli anni, la morte di un pilota rappresentava soltanto un appannato ricordo di quanto era accaduto otto anni prima con Elio De Angelis, in una sessione di test al Paul Ricard. Di colpo, l'intero Circus si era ritrovato di nuovo vulnerabile rispetto al fatto che una fatalità potesse colpire uno dei suoi protagonisti. Mentre per noi tifosi, i "cavalieri del rischio" apparivano improvvisamente privati di quello scudo che li aveva fatti sembrare, per diverso tempo, una sorta di eroi invulnerabili.

RATZENBERGER? SOLO UNA FATALITA'

Lo stile di Mario Poltronieri in cabina di commento è come sempre impeccabile, ma chiaramente il tono non può essere quello dei giorni di festa. Al suo fianco Clay Regazzoni e Gianfranco Palazzoli, mentre dai box Ezio Zermiani è pronto per raccogliere nuove testimonianze, dopo due giornate che lo hanno visto stazionare fuori dal centro medico dopo gli incidenti occorsi a Barrichello e al povero Ratzenberger. Nelle parole di tutti, comunque, c'è la convinzione che quanto capitato al pilota austriaco sia stata una fatalità isolata, dovuta perlopiù all'inesperienza dell'austriaco ed alla scarsa preparazione del team. A sottolinearlo anche Alain Prost in un'intervista poco prima del via: "Ci sono alcuni team che non hanno la capacità tecnica e finanziaria di partecipare ad un Mondiale di Formula 1" sostiene il francese, con chiaro riferimento alla Simtek.

"SENNA E' USCITO DI PISTA"

Lo start, il botto al via, la Safety Car, il restart. La sensazione è che la gara possa riservare un nuovo duello tra Senna e Schumacher, con il brasiliano a caccia del primo centro stagionale dopo i ritiri di Interlagos e Aida. L'onboard camera dalla Benetton. Il Tamburello. Ed ecco che accade l'irreparabile. "Senna è uscito di pista" sottolinea quasi con rassegnazione Poltronieri. "Incredibile, è incredibile" gli fa eco Regazzoni. Nessuna frase urlata, ma solo incredulità e la paura che affiora, quando il telecronista RAI si accorge che "il pilota non si muove". Un rapido cenno del capo, ma forse è solo l'ultimo segnale di vita da parte di Ayrton. Le immagini dall'elicottero indugiano in maniera quasi maniacale sui soccorsi, mostrando in mondovisione i medici affannarsi sul corpo di Ayrton. "Avete visto quanto sangue - sottolinea Poltronieri - evidentemente sono anche intervenuti sul pilota". Nella nostra mente la convinzione che no, non può essere vero dopo quanto accaduto il giorno precedente. Non proprio a lui, non al migliore di tutti.

L'elicottero si solleva verso l'Ospedale Maggiore di Bologna. Il fatto di non aver visto i medici alle prese con il massaggio cardiaco, così come avvenuto ventiquattr'ore prima con Ratzenberger, sembra quasi un segnale rassicurante. Purtroppo si dimostrerà una speranza vana. La gara riparte, e arrivano i primi bollettini medici. "Il battito ha ripreso, la circolazione ha ripreso" è l'unica nota di speranza in un quadro che gli stessi medici in collegamento definiscono da subito "estremamente grave". La vittoria di Schumacher ed il secondo posto della Ferrari di Larini passano decisamente in secondo piano, visto che il pensiero di tutti è rivolto alle condizioni del brasiliano che lotta per la vita in ospedale.

TRA DIBATTITI E POLEMICHE

Il nastro scorre. Due ore. Impensabile pensare di premere il tasto "Stop" proprio ora. La diretta RAI prosegue, con Gianfranco De Laurentiis che interviene da studio e Zermiani a caccia di interviste nel paddock. Il dibattito si accende, tra interrogativi sullo stato della pista e sulla pericolosità delle moderne monoposto di Formula 1. Interviene Flavio Briatore, poi addirittura uno sconosciuto che in collegamento telefonico si spaccia per Mauro Forghieri. Quindi è il turno di Michele Alboreto, ancora sconvolto per quanto accaduto nel suo incidente ai box con i meccanici Ferrari. Le sue parole sono di una chiarezza disarmante, nel sottolineare la necessità di un intervento da parte della Federazione che possa imporre un limite di velocità nella pit-lane. "Altrimenti sarò io a regolarmi in autonomia dal prossimo Gran Premio" sottolinea il milanese.

L'ANNUNCIO DELLA MORTE

Sono le 17:50 circa. In collegamento dall'Ospedale di Bologna interviene il primario del reparto di rianimazione, purtroppo non ci sono più speranze. "Gli accertamenti confermano quella che era stata la diagnosi clinica di morte cerebrale" sono parole che piombano come un macigno. La commozione di Gian Carlo Minardi, con cui Ayrton era legato da un grande rapporto di amicizia, è emblematica. Proseguire la diretta è un'impresa ardua, ma Poltronieri riesce a mantenere la lucidità e ad analizzare in maniera impeccabile la situazione dal punto di vista giornalistico.

Clic. Il nastro si riavvolge. Duecentoquaranta minuti dopo, il mondo della Formula 1 è cambiato per sempre, dovendo dire addio ad uno dei suoi protagonisti più amati. Ayrton è volato via nello spazio di una videocassetta. Che rimane a certificare quello che sembrava soltanto un brutto sogno. Il resto è storia.

Marco Privitera

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