Con la recente presentazione delle Gen3 si delinea quello che sarà il futuro prossimo della Formula E. Ma volendo analizzare quella che è stata la storia di questa “nuova” categoria, possiamo dire di trovarci di fronte ad un successo oppure, a conti fatti, si tratta di una Formula E..vitabile?

ANTICIPARE IL FUTURO

Torniamo indietro all’anno 2011, ed esattamente a quando la FIA decide che è il momento di fare nascere una nuova categoria: la Formula E. Un campionato esclusivamente dedicato a monoposto elettriche con le stesse specifiche e componenti standardizzate, almeno all'inizio, per facilitare l'avvio del campionato. L’idea sembra subito vincente, anche perché è lo stesso mercato dell’automobile a spingere verso la svolta epocale dell’elettrificazione. 

Quindi perché non anticipare il futuro del motorsport, proponendo quello che il mercato in quel momento vuole? Elettrificazione totale, emissioni zero e nessun rumore. Aggiungiamo il fatto di correre tra le vie delle città più belle e famose al mondo ed il gioco è fatto. Almeno sulla carta: perché la Formula E infatti, sin dagli esordi del 2014, ha prestato il fianco a diverse criticità. Andiamo a vedere quali.

I CIRCUITI

I tracciati, seppur suggestivi, rappresentano una delle principali problematiche di questa categoria. I cittadini, senza ombra di dubbio, sono veramente suggestivi e nella storia del Motorsport hanno regalato spesso spettacolo per via della loro tortuosità, che rende veramente difficile portare al limite una monoposto senza andare contro le barriere. Sebbene possa sembrare entusiasmante per il pubblico vedere correre le monoposto sotto il proprio balcone, la realtà è molto meno romantica nel caso della Formula E.

La scelta di correre su questo genere di tracciati, infatti, aiuta a mascherare una delle più grandi criticità di questa categoria: l’autonomia delle vetture. Non correre su dei circuiti tradizionali aiuta a contenere il dispendio energetico e a garantire soprattutto un ampio utilizzo della frenata che, come sappiamo, contribuisce a mantenere la batteria carica. D’altronde, qualcuno ricorda l’E-Prix di Valencia del 2021, in cui molte auto rimasero “a secco”? Quel giorno ha rappresentato forse uno dei più grandi fallimenti della Formula E, mostrando al mondo come le monoposto elettriche non fossero ancora pronte per gareggiare su dei circuiti tradizionali come il "Ricardo Tormo".

La tecnologia attualmente disponibile, infatti, permette sì di correre oltre i 200 km/h, ma a patto che il pilota ci metta del suo nella gestione della gara. Ma come possiamo chiedere ad un pilota di mollare il gas e risparmiare la batteria a discapito della prestazione pura? Non è già questo di per sé un controsenso nel Motorsport, dove spingersi oltre il limite è sempre stato il "mantra" per vincere? I piloti sono chiamati infatti a regolazioni continue nell'arco del giro, dovendosi preoccupare più della percentuale della batteria e di arrivare in fondo piuttosto che spingere al massimo. Anche no, grazie.

IL FANBOOST

Un altro dei punti contestabili è sicuramente rappresentato dal regolamento, che impone alcune novità per migliorare lo spettacolo, rischiando però di inorridire l'appassionato più incallito. Uno degli esempi più eclatanti è sicuramente rappresentato dal “Fanboost”, sistema che permette ai tifosi di interagire con l’andamento della gara mediante una votazione online. Chiunque ha infatti la possibilità di votare il proprio pilota preferito e fare in modo che riceva una dose di potenza "extra", da sfruttare in un momento specifico della gara. 

Il concetto secondo cui il pilota più popolare debba essere più veloce di chi ha meritato in pista appare molto discutibile, oltre che falsare il risultato dettato dal tempo sul giro. Questo fa sì che non solo si finisca per andare contro qualsiasi valore sportivo e meritocratico, ma anche che si possa prestare il fianco a potenziali alterazioni delle votazioni. Passino il DRS e l’Attack Mode, ma del Fanboost, in tutta onestà, avremmo fatto volentieri a meno.

LA SOSTENIBILITA’

Ma adesso la domanda sorge spontanea. Se le Formula E avessero autonomia e potenza per gareggiare per esempio a Monza, come andrebbero a "scontrarsi" un giorno con la Formula 1, che strizza sempre più l’occhio all’elettrificazione? Addirittura la massima serie motoristica si prefigge come obiettivo quello di azzerare le emissioni nella prossima decade. Ma come potrebbe essere possibile senza abbandonare la parte termica e andare all-in sull'elettrico? Il mercato dell’automobile sembra puntare tutto sull’elettrificazione in questi ultimi anni, facendo quasi credere che questo sia il futuro. Ma siamo sicuri che sia veramente così?

Un altro aspetto da considerare, ma non di minore importanza, è sicuramente l’impatto ecologico della Formula E. E’ vero, tanti sforzi sono stati fatti in questo senso da tutte le case motoristiche che hanno investito ingenti risorse sulle Powertrain, oggi vere e proprie opere d’arte tecnologiche, ma non possiamo dire lo stesso per la loro sostenibilità. Le batterie e soprattutto il modo di smaltirle e ricaricarle, che nella maggior parte dei casi non viene da fonti rinnovabili, rappresenta infatti una delle criticità maggiori. Nonostante le nuove Gen3 infatti abbiano fatto un passo avanti in questo senso, siamo ben lontani dal poter dire che la Formula E sia una categoria ecologica, anche considerato l'impatto che hanno sulle città in cui vanno a gareggiare. La svolta green, tanto sventolata alla nascita della serie, è purtroppo ancora soltanto un'operazione di facciata.

UNA FORMULA E..VITABILE?

La Formula E, al suo arrivo, ha sfruttato l’onda dell’ecologia a tutti i costi, ma oggi si trova a fare i conti con tutte le problematiche che abbiamo elencato. Un giorno il mercato si troverà di fronte ad una scelta da fare e non è detto che l’elettrificazione totale sia la strada migliore. Anche i carburanti potrebbero diventare sostenibili (idrogeno?), permettendo agli attuali motori termici ed al loro "sound" di sopravvivere. Al tempo stesso anche la F1 sta facendo sempre più passi in questa direzione ed è inevitabile che queste due realtà andranno a collidere un giorno, con conseguenze tutte da valutare per il Motorsport. D’altronde non si possono avere due galli in un pollaio, giusto?

Se le Formula E raggiungerà un livello di potenza ed autonomia per competere ad “armi pari” con il Circus, la FIA dovrà valutare se mantenerla in vita o trasformarla in qualcos'altro. Correre esclusivamente su circuiti cittadini può essere sì spettacolare, ma è agli antipodi del Motorsport. Il vero appassionato vuole vedere bagarre in una vera pista dove i piloti possono spingere al massimo, e dove non sia invece la durata della batteria a farla da padrone. Inevitabilmente, un giorno, queste due categorie incroceranno le proprie strade, magari in quella che sarà l’alba di una nuova Formula 1. Di certo più sostenibile, ma mai completamente elettrica.

Julian D’Agata

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