NASCAR

Sono già passati 20 anni da quel terribile 18 febbraio del 2001, giorno della scomparsa di Dale Earnhardt. Una data che la NASCAR non può dimenticare: pochi giorni fa, infatti, la popolare serie statunitense ha disputato a Daytona la mitica 500 Miglia, nel nome e nel ricordo del grande ‘The Intimidator’.

Come Michael McDowell, mai vincitore in NASCAR Cup Series fino ad ora, il 2001 vide il primo acuto nel ‘World Center of Racing’ di Michael Waltrip, un’affermazione  strepitosa messa in ombra dalla scomparsa della leggenda Dale Earnhardt. Coinvolto in un incidente all’uscita di curva 3-4 durante l’ultimo giro di quella tragica corsa, il #3 del Richard Childress Racing lasciava il mondo nella stessa competizione che vide il figlio tagliare il traguardo al secondo posto.

Dale Earnhardt è rimasto ed è ancora oggi l’icona della categoria, l’uomo dei record e dei sette titoli condivisi con Richard Petty e Jimmie Johnson. Il #3 resiste nei cuori dei tifosi presenti a Daytona quel giorno e degli appassionati che dai propri teleschermi assistevano agli ultimi metri della ‘The Great American Race’.

Dale Earnhardt, un campione unico

Sono moltissimi i ricordi di ‘The Intimidator’, pilota che in carriera ha partecipato a 676 prove in cui ha firmato 428 Top10, 76 successi e 7 titoli. Tra le vittorie non possiamo non citare l’agognato sigillo alla Daytona 500, vinta nel 1998 dopo anni di tentativi.

L’ex alfiere del  Richard Childress Racing, squadra che ancora oggi porta in pista il #3, ha lasciato all’uscita del famoso ovale americano una mancanza che nessuno negli anni ha mai colmato. Dale Earnhardt Jr ha preso l’eredità del padre e con due affermazioni nella stessa mitica Daytona 500 ha fatto sognare tifosi e meccanici di tutte le squadre, i colleghi o gli amici di tutti coloro che, dopo l’affermazione del 1998, si congratularono con il #3 lungo tutta la pit road del Superspeedway statunitense.

Luca Pellegrini 

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