MotoGP | La frustrazione di Valentino Rossi, passo lento, caduta e zero punti

Continua la sofferenza di Valentino Rossi, speranzoso di arrivare in Europa con un ritmo diverso dalle prime due gare di Losail. Un ritmo non all’altezza dei primi dieci, la caduta ad 11 tornate dalla bandiera a scacchi ed un bottino di soli 4 punti in tre GP disputati, restituiscono uno scenario critico per il nove volte Campione del Mondo MotoGP.

Il tutto in una Domenica dove Franco Morbidelli, sulla M1 Spec A (2019), chiude in 4^ posizione a soli 5″ dal vincitore Fabio Quartararo, a sua volta su una Yamaha identica a quella del pilota di Tavullia. Una situazione davvero ambigua per Rossi, che ad inizio anno credeva fortemente di poter avviarsi verso la fine della carriera con prestazioni migliori rispetto al 2020. Così non è stato, per ora, con il nuovo anno che toglie anche quel poco di fiducia accumulata nel corso dell’inverno.

Il Gran Premio del Portogallo di Valentino Rossi si è interrotto al giro 15. Attraversando il dislivello tra le curve 10 e 11, l’avantreno della M1 #41 ha perso improvvisamente aderenza, scaraventando Rossi nella ghiaia. Prima di scivolare, Rossi occupava l’11° posto, alle spalle di un Marc Marquez appena tornato in sella alla RC213V. Col senno del poi, viste le difficoltà fisiche del “Cabroncito”, Rossi avrebbe potuto agganciare la Top 10, ma la realtà parla di tutt’altro esito, il peggiore possibile.

GRAN PREMIO DI SPAGNA FONDAMENTALE: NECESSARIA UNA RISPOSTA

Con il Portogallo ormai alle spalle, ogni pensiero si concentra verso il prossimo Gran Premio di Spagna, vero e proprio punto di riferimento per Valentino Rossi e la sua squadra. Tuttavia, sebbene si cerchi di cancellare la desolazione odierna, ritorna un tema discusso sin dalla scorsa stagione: ha veramente senso continuare così per un pilota che ha fatto la storia del motociclismo italiano? Mathias Cantarini ha analizzato il “caso Rossi” nel nostro sito dopo il Gran Premio di Doha e, archiviato il terzo Gran Premio, non si sono visti miglioramenti.

La cosiddetta “luce in fondo al tunnel” rimane infinitamente lontana, forse troppo per sperare in un finale di carriera tra i primi, com’è normale che sia visto il veloce avanzamento della nuova generazione di piloti. Il Gran Premio di Spagna a Jerez rappresenta l’ennesima occasione per rilanciare un finale di carriera fisiologicamente in declino, come un serbatoio che piano piano procede svuotandosi. Sebbene il Motorsport sia imprevedibile, le gare stesse siano contenitori di grandi e sorprendenti emozioni e la fiducia dei tifosi si presenti sempre costante, pensare ad una rivoluzione significa avvicinarsi all’utopia.

Matteo Pittaccio

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