Valentino Rossi
Valentino Rossi durante il GP di Losail

La prima doppia gara della stagione ha stabilito i primi verdetti, in casa Yamaha non si fa altro che parlare di Valentino Rossi. A mettere le prestazioni del #46 sotto la lente d’ingrandimento sono le prestazioni super di Maverick Vinales e Fabio Quartararo. Come se non bastasse a tre anni dalle parole su Zarco, “non è cattivo, è che non è capace”, il francese guida la classifica iridata mentre Valentino ha soli 4 punti, peggior inizio dal suo debutto in 500. Il ritiro può aspettare, ma ad una condizione.

MAI COSI’ MALE IN MOTOGP

Ad eccezione dei due anni in Ducati, Valentino Rossi era salito sul podio in almeno uno dei primi due round stagionali fin dal 2001. Nel biennio con la casa di Borgo Panigale raccolse un settimo ed un quinto posto nel 2012 ed un decimo ed un nono posto nell’anno successivo. Dal ritorno in Yamaha il podio nelle fasi iniziali ha ripreso la via di Valentino. Anche lo scorso anno, dove a Jerez conquistò il terzo gradino del podio, l’unico della stagione.

Per trovare “The Doctor” con meno degli attuali 4 punti dobbiamo tornare alla stagione 2000, quella del debutto in 500. Rossi cadde sia in Sud Africa che a Sepang, al debutto sulla pista africana Rossi partì male, ma con una grande rimonta si portò in testa prima di scivolare ed essere costretto al ritiro. Le prestazioni sono quindi completamente diverse da quelle messe in mostra in questi primi due round in Qatar.

Il doppio round di Losail ha ripresentato tutti i problemi dello scorso anno. Quest’anno in Qatar i piloti hanno avuto tutto il tempo di prender confidenza con la pista e continuare a migliorare le prestazioni. Non si erano mai fatti tanti giorni di test su una pista prima del via del GP: questo ha sicuramente aiutato Pecco Bagnaia a scendere sotto il muro del 1’53” nelle qualifiche del primo round. Proprio nel round inaugurale Rossi, sfruttando il traino del pilota Ducati, è riuscito a conquistare la seconda fila. Tuttavia quel risultato in qualifica non rappresentava il reale valore di Valentino.

NON SOLO UNA QUESTIONE DI VELOCITA’

Analizzando i cronologici di tutti i turni del weekend, Valentino ha girato sotto il muro del 1’54” solo in due occasioni. Una nelle FP2, dove ha fermato il cronometro in 1’53″847, e nel Q2, dove grazie al traino di Bagnaia è riuscito addiritutra a scendere fino al 1’53″114. Era difficile aspettarsi Valentino in lotta con i primi, che avevano invece messo in mostra un passo nettamente migliore.

Durante il secondo GP, nonostante le condizioni della pista non fossero ideali, i tempi sono scesi abbastanza velocemente per tutti i piloti. Solo in qualifica la superpole di Bagnaia non è stata battuta e Martin ha conquistato la partenza al palo con un tempo di pochi millesimi inferiore a quello di Rossi nel Q2 sette giorni prima. Sono migliorati tutti, ad eccezione di Valentino Rossi, che non è più riuscito a scendere sotto il muro del 1’54”. Anzi, in qualifica nel Q1 è stato per poco sotto l’1’55” fermando il cronometro in 1’54″881. Un tempo alto ben un secondo e sette decimi in più della settimana precedente, che gli è costato la partenza dalla ventunesima casella.

NESSUN MIGLIORAMENTO IN GARA

Tra le due gare sono passati solo sette giorni e questo ha permesso ai team di lavorare meglio sulle moto soprattutto in ottica gara. La vittoria di Fabio Quartararo è avvenuta coprendo i 22 giri di gara ben cinque secondi più velocemente di quanto fatto da Vinales sette giorni prima. Tutti i piloti hanno migliorato sensibilmente il proprio tempo di gara. In questa classifica spiccano ovviamente i progressi di Franco Morbidelli, che ha recuperato 22.8 secondi tra una gara e l’altra, cioè oltre un secondo al giro. Anche Jorge Martin (-19.6 secondi), Binder (-13.8) e Lorenzo Savadori (-12.4) hanno avuto miglioramenti in doppia cifra. Per tutti gli altri siamo tra i 4 e gli 8 secondi di miglioramento, ad eccezione di due piloti: Valentino Rossi e Joan Mir.

Il campione del mondo nella seconda gara è riuscito a limare un solo secondo (anche se il contatto con Jack Miller ha sicuramente influito negativamente in questa statistica, ndr) mentre per Valentino Rossi il miglioramento è stato di 1,2 secondi. Un progresso praticamente nullo rispetto a quello di tutti gli altri piloti, soprattutto rispetto ai piloti che avevano terminato la prima gara vicino a lui che si sono migliorati in media di 8 secondi. Sono solo numeri ovviamente, però sono sintomo di un qualcosa che non funziona all’interno del box Petronas, o per lo meno nel lato del box di Valentino.

QUANDO IL GATTO NON C’E’ I TOPI BALLANO

In questo caso il gatto è Valentino Rossi ed i topi sono Maverick Vinales e Fabio Quartararo: l’assenza del Dottore non è legata alla presenza in pista, ma alla presenza nel box ufficiale. Maverick Vinales durante la presentazione del team aveva parlato chiaro: “Negli ultimi tre anni ognuno ha seguito la propria strada. Non eravamo uniti. Ora stiamo cercando di far sì che le persone del team lavorino insieme. E noi siamo una squadra“. Pare evidente che l’addio di Valentino Rossi al box ufficiale abbia giovato a Vinales e Quartararo, che tornano dalla trasferta in Qatar con una vittoria a testa. Paradossalmente senza leadership iridata, che è di Zarco grazie al sorpasso negli ultimi passaggi su Martin: se il francese avesse chiuso al terzo posto avremmo avuto i tre appaiati a 36 punti in testa al mondiale.

Vive la situazione opposta il box Petronas, con Valentino Rossi e Franco Morbidelli che hanno accumulato solo quattro punti a testa. Se le prestazioni di Franco possono essere figlie di una moto ormai vecchia come la sua M1 Spec-A (di fatto una M1 2019 con diversi aggiornamenti, ndr). Per Valentino Rossi queste prestazioni non sono giustificabili, in quanto la sua M1 è assolutamente identica a quella di Maverick e Fabio. Rossi negli ultimi anni ha cambiato due capi tecnici. Dopo la lunghissima collaborazione con Jeremy Burgess, nel 2014 al suo posto è arrivato Silvano Galbusera, a sua volta silurato nel 2019 con l’arrivo nella scorsa stagione di David Munoz. Cambi che non hanno portato reale beneficio, anzi: i problemi di cui Valentino si è lamentato sono sempre stati gli stessi.

LA DIFESA DEI SOCIAL

Valentino Rossi non vince una gara dal giugno 2017, ad Assen, tuttavia ogni anno viene presentato come l’anno del possibile decimo titolo. Spesso senza un fondamento credibile: Valentino Rossi è un patrimonio dello sport italiano ed internazionale, comprensibile che da lui ci si aspetti sempre tanto. Gli anni però passano per tutti, anche per i campioni come lui. Mi sono domandato spesso in questi primi quindici giorni di mondiale se questo è il Valentino Rossi che i suoi tifosi e tutti noi vogliamo ricordarci. Le difficoltà di Rossi sono state probabilmente maggiori che nei due difficili anni in Ducati. Già allora si parlava di ritiro, invece Rossi è stato in grado di smentirci e tornare a lottare per il titolo nella stagione 2015.

Sui social è molto facile riconoscere le due fazioni che di questi giorni si stanno scontrando. Quelli che sostengono che ormai Valentino Rossi sia finito contro quelli che ritengono che anche a 42 anni meriti di correre per ciò che rappresenta. Non entrerò nel merito delle due fazioni, sono scontri tra tifoserie che non mi appartengono e trovo dannose per lo sport. Entrambe le fazioni hanno sicuramente i propri validi motivi per sostenere le proprie tesi, tuttavia mi permetto di suggerire una terza via.

LA VIA MEDIA

Non voglio arrivare a scomodare John Henry Newman, ma in Italia quella per Valentino Rossi è una religione. Le due fazioni prima descritte somigliano molto per opposti estremismi alle posizioni della Chiesa protestante e quella cattolica. Quindi proverò a trovare una mediazione: trovo legittimo che un pilota come Valentino, seppur a 42 anni, con i suoi trascorsi voglia continuare a correre. Ha sempre detto che lo farà finchè si divertirà a farlo, quindi non vedo perchè non debba divertirsi. D’altro canto a 42 anni suonati senza vittorie ormai da quasi quattro anni Valentino potrebbe anche appendere il casco al chiodo o almeno così vorrebbero i suoi delatori. Il corto circuito sta tutto nel sapere per cosa competere.

La mia idea di Via Media vede un Valentino Rossi ancora in pista il prossimo anno e se si diverte, perchè no, anche quello successivo. Questo però mettendo in chiaro a lui e a tutta la stampa, che troppo spesso monta la sua immagine, che questi saranno anni di passerella e divertimento. Uso una metafora cestistica perchè è un mondo che frequento molto: Vince Carter. L’Half man, half amazing a inizio degli anni 2000 è stato probabilmente uno dei migliori giocatori del mondo. Carter si è ritirato al termine della scorsa stagione a 43 anni, uno in più degli attuali 42 di Valentino. Negli anni Vince, pur rimanendo un giocatore incredibile, ha accettato il ruolo di secondo piano all’interno della squadra vedendo il suo minutaggio dimezzarsi negli ultimi anni, ma continuando a contribuire in maniera fondamentale alla sua squadra.

Ecco: quello che mi piacerebbe vedere da Valentino Rossi è la capacità di fare questo passo indietro. Continuare a correre, perchè è giusto che continui se è ciò che vuole: l’importante è che riconosca il suo nuovo ruolo. Un ruolo da pilota in un team privato, magari il suo stesso team con al proprio fianco suo fratello o un altro giovane della Academy. Senza pressioni e proclami di poter lottare per vittorie e titoli, che oggettivamente non sono più alla portata come i risultati degli ultimi anni dimostrano. Ecco in una dimensione del genere Valentino Rossi potrebbe correre in MotoGP fino a 50 anni, età limite per regolamento.

Mathias Cantarini

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