Moto3 Masiá
Masiá in azione

Abbiamo ormai terminato gli aggettivi per definire il Motomondiale 2020. L’edizione più imprevedibile e combattuta degli ultimi anni ha regalato, soprattutto in MotoGP, dei risultati inaspettati come la vittoria di Mir in sella alla Suzuki, ma ha anche fatto gioire l’Italia con il titolo Moto2 ad Enea Bastianini. Anche in Moto3, però, le sorprese non sono mancate.

JAUME MASIÁ, IL FAVORITO NELL’OMBRA

Se ad inizio anno ci avessero chiesto il pilota favorito per vincere in Moto3 in tanti avremmo risposto Jaume Masiá. Lo spagnolo classe 2000 nella stagione 2019 ha mancato la conquista del titolo a causa di troppa discontinuità, chiudendo 6° nella classifica piloti, risultato che lo ha spinto ad abbandonare KTM per sposare il progetto Leopard con la Honda. Nonostante il cambio però l’annata appena conclusa non ha portato ai risultati sperati. Il “Cachorro” (cucciolo) ha migliorato sì la posizione finale, ma durante la stagione ci sono state troppe frenate che non gli hanno permesso di lottare nei primi posti. Lo spagnolo ha messo insieme ben 4 ritiri tra Jerez, Brno, GP d’Europa e Portimao riuscendo comunque a brillare in due occasioni: la doppia vittoria ad Aragon.

IL RITORNO IN KTM

Troppo pochi due successi per cercare di ambire al titolo Mondiale, ma forse il feeling con la Honda non è mai scattato. Tra il ritiro della Repubblica Ceca e quello a Valencia il #5 aveva ottenuto anche un secondo posto, oltre alle due vittorie, ma gli altri piazzamenti troppo distanti dai piloti di testa non gli hanno permesso di dire la sua per la lotta al titolo. Motivo per cui, nella prossima stagione di Moto3, Masiá farà ritorno in KTM nel team Ajo e al suo posto arriverà il rookie spagnolo Xavier Artigas che ha già partecipato da wild card al GP di Valencia del 2019, chiudendo terzo. A Masiá invece il compito di riportare il titolo nella scuderia finlandese a 5 anni di distanza dall’ultimo, vinto da Brad Binder. Per farcela però il classe 2000 dovrà migliorare sulla costanza, forse una delle sue più grandi pecche finora.

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Michele Iacobello 

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