Credits: Jack Miller Twitter

I maggiori campionati motociclistici sono giunti al termine nelle scorse settimane. In mancanza di gare, buona parte degli appassionati lo scorso weekend ha seguito con interesse l’ultimo round del ASBK, il campionato australiano Superbike. Il maggior (per alcuni unico) motivo di interesse è stata la partecipazione del neo-pilota KTM Jack Miller, che ha chiuso Gara 2 in 4^ posizione. “Thriller” è solo l’ultimo ad entrare nel gruppo di quei piloti “in difficoltà” contro colleghi dei campionati nazionali.

IL CONTESTO

I maggiori campionati mondiali sono finiti ed i piloti sono ufficialmente “in vacanza”. Nel corso degli anni si è creato un mito delle gare invernali, tanto utili per i piloti come per gli organizzatori, in grado di avere senza dubbio un ritorno sia economico che di immagine. L’ultimo atto del ASBK al Bend Motorsport Park non ha visto solo Jack Miller come ospite d’eccezione. Infatti, anche il neo-pilota MV Agusta nel WorldSSP Marcel Schrötter, il pilota Moto3 Joel Kelso ed i piloti del JuniorGP come Senna Agius e Harrison Voight hanno aiutato la maggiore attenzione mediatica per questo evento.

L’organizzazione del Thriller Motorsport, la squadra di Miller, non è stata di certo perfetta e questo è stato in linea con le aspettative del pilota per il weekend. Miller in primis voleva divertirsi per un’ultima volta su una Ducati con un team di amici che conoscevano a malapena la Panigale V4R. Inoltre, lo stesso Miller non aveva mai provato la nuova moto con l’inedita configurazione di gomme, dato che quest’anno sulla moto di Borgo Panigale erano montate delle Pirelli (rispetto alle Michelin della scorsa stagione, ndr).

MILLER IN DIFFICOLTÀ? NON È DI CERTO IL PRIMO

Spesso il pubblico e molti addetti ai lavori vedono i piloti MotoGP come dei super uomini, esseri in grado di distruggere ogni tipo di concorrenza al di fuori del paddock mondiale. La realtà è che ci sono moltissimi fattori per i quali le star faticano al di fuori del mondiale: Jack Miller non è affatto il primo a fare delle prestazioni “al di sotto delle aspettative”. L’esempio lampante lo abbiamo avuto in questa stagione di MotoAmerica, nella quale Danilo Petrucci si è dovuto inchinare alla Yamaha di Jake Gagne. Il pilota ternano arrivava direttamente dalla MotoGP ed ha anche avuto la possibilità di svolgere l’intero campionato e quindi di conoscere moto, gomme e avversari. Nonostante ciò, l’americano ha avuto la meglio su un Petrucci che, una volta chiamato da Suzuki per correre a Buriram, non ha di certo mal figurato.

Un altro esempio celebre è quello del predecessore del nostro portacolori: Loris Baz. Il francese, senza sella per la stagione 2021 di WorldSBK, ha deciso di intraprendere l’esperienza in MotoAmerica sempre sulla moto di Borgo Panigale. Il francese, nonostante i nove podi, non ha vinto in nessuna occasione ed ha chiuso l’anno “solo” in quarta posizione. Lo stesso Baz, chiamato al mondiale in sostituzione di Chaz Davies dal team Go Eleven, è stato in grado di conquistare due podi in Portogallo.

ANCHE I CAMPIONI DEL MONDO FATICANO

Se, per qualche strano motivo, si può pensare che gli esempi precedenti non siano abbastanza, eccone altri due. Nella passata stagione Tom Sykes (campione del Mondo WorldSBK 2013, ndr) ha preso parte al British Superbike con la Ducati del team PBM. Nonostante fosse sulla moto che ha portato Tommy Bridewell al 3° posto in classifica con una vittoria e otto podi, Sykes ha faticato e non poco nel BSB. Infatti, per il #66 sono arrivate due sole vittorie nella sua amata Donington Park. Oltre ai due successi, il 2022 del britannico è stato caratterizzato da molte ombre che lo hanno portato solo al 12° posto in classifica.

Sykes non è stato però l’unico iridato WorldSBK a faticare oltre il canale della Manica. Infatti, Sylvain Guintoli (campione del Mondo WorldSBK 2014, ndr) ha preso parte al British Superbike nel 2017 con la Suzuki del team Bennetts. Il francese per buona parte della stagione ha faticato a piazzarsi nella top 10 salvo una vittoria arrivata ad Assen, pista più che conosciuta tra Motomondiale e derivate di serie.

I GIOVANI SI SONO MESSI IN MOSTRA

A “The Bend“, come detto prima, Jack Miller non era l’unico pilota di fama mondiale. Infatti, se “Jackass” e Schrötter hanno faticato, si sono messi in bella mostra i talenti più giovani. Senna Agius, classe 2005 e vice-campione europeo di Moto2, ha conquistato il secondo posto in Gara 2 dietro solo al tre volte campione ASBK Mike Jones. Il giovanissimo australiano ha guidato la propria Honda in maniera impeccabile, confermando quanto di buono fatto vedere sia nel JuniorGP che al mondiale in sostituzione di Sam Lowes.

Prima uscita su una 1000cc per Joel Kelso, altro australiano che quest’anno ha debuttato al mondiale Moto3 con la KTM del team CIP. Kelso, in sella alla BMW del team Livson Racing, ha portato a termine un ottimo weekend. Il #66 si è adattato in fretta ad una moto opposta rispetto alla Moto3 alla quale si è abituato a guidare negli ultimi anni, portando a casa un 11° ed un 10° posto a meno di 20 secondi dal vincitore.

La Supersport australiana ha avuto un nuovo dominatore per un weekend. Harrison Voight, pilota del JuniorGP Moto3 con SIC58 Squadra Corse, ha stampato la pole position e ha vinto entrambe le manche con ampio margine sulla concorrenza. Al suo ultimo anno nel mondiale giovanile di Moto3, l’australiano ha conquistato il 12° posto in classifica. Il prossimo anno Voight passerà all’europeo Moto2 con lo Stylobike Racing Team, squadra che ha portato Álex Escrig al 3° posto in campionato ed al contratto con MV Agusta nel mondiale di categoria.

STIAMO SOTTOVALUTANDO I CAMPIONATI NAZIONALI?

Probabilmente sia gli organi di stampa che gli appassionati stanno sottovalutando il livello dei campionati nazionali Superbike. In realtà il ASBK, così come il ESBK, il MotoAmerica o il CIV sono delle realtà di primissimo livello ma che non ricevono le adeguate attenzione e merito. Infatti, spesso tanti piloti che “tornano indietro” ai campionati nazionali non dominano come qualcuno si potrebbe aspettare. Spesso però si cerca di giustificare il pilota più blasonato, non riconoscendo i meriti di altri piloti che non hanno avuto le stesse opportunità. Il 4° posto di Jack Miller non deve essere visto come una brutta prestazione da parte del #43, anzi. Nel fare ciò non bisogna però dimenticarsi di coloro che gli sono arrivati davanti, dato che sono piloti di ottimo livello. Queste apparizioni devono essere viste come un’opportunità per le serie nazionali per mettersi in mostra. I piloti stessi, in grado di confrontarsi e magari battere colleghi ben più blasonati, possono innalzare il loro valore personale e quello dell’ambiente.

Valentino Aggio

Leggi anche: ASBK | THE BEND: JONES CAMPIONE, MILLER QUARTO ALL’ULTIMA GARA CON DUCATI

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.