105 Indianapolis 500
Helio Castroneves festeggia la vittoria a Indy 500 (Credit: profilo Twitter IndyCar)

Prima dell’avvio della 500 Miglia di Indianapolis, Paul Tracy ai microfoni della NBC aveva dichiarato che l’edizione 105 avrebbe avuto la caratteristica di sfida generazionale: alla fine i fatti hanno dato ragione al canadese e la vecchia scuola ha vinto con il 46enne Helio Castroneves. Helio centra la quarta vittoria a Indy 500, condividendo il record con altre tre leggende dell’automobilismo USA (A.J. Foyt, Al Unser e Rick Mears), bevendo il latte alla fine dell’edizione più veloce della storia, accreditata di una mostruosa velocità media di 190,690 mph.

Velocità e neutralizzazioni record

L’elevata velocità media è figlia del numero ridotto di neutralizzazioni: solo due periodi, per un totale di diciotto giri. La prima bandiera gialla viene innescata dall’incidente di Wilson in corsia box. L’evento mette fuori dai giochi il favorito Dixon, costretto ad un emergency service e problemi tecnici alla successiva sosta. La seconda neutralizzazione avviene attorno a metà gara, con la monoposto di Rahal a muro in Curva 2 a seguito di un fissaggio improprio di una gomma. Chi tenta l’azzardo sull’impostare stint più lunghi sul finale di gara, verrà beffato dall’assenza di safety-car nella fase finale della corsa. Rosenqvist e Sato, infatti, verranno estromessi da un ultimo splash and go.

Strategie

Per quanto il problema dell’instabilità in frenata abbia sbilanciato più di una monoposto, gli aggiornamenti tecnici sulle Dallara hanno fatto il loro dovere. La stabilità in marcia e un buon comportamento nel gioco delle scie (con il capofila non impegnato nel ruolo di sitting duck), ha creato un costante serpentone di monoposto con distacchi contenuti. La relativa tranquillità nelle operazioni ha consentito il dipanarsi di una gara molto legata alle strategie.

Proprio l’impostazione fortemente strategica, unita all’esperienza, ha consentito a Castroneves di vincere. Due i fattori chiave dietro il successo: il primo costituito dall’essere riuscito a risalire, intorno alla prima caution, attorno alla quinta posizione. Il secondo dall’aver avuto una monoposto che gli ha permesso di gestire agevolmente le fasi di “elastico”. Vincere il confronto generazionale con Palou e O’Ward è infine stata anche una questione di lettura e sangue freddo. Basti vedere come Helio nell’ultimo giro si sia accodato al trenino di doppiati, portando a casa la vittoria.

Rilancio

Possiamo parlare di un vero e proprio rilancio della 500 Miglia di Indianapolis nel panorama sportivo mondiale. L’ultimo aggiornamento sulle monoposto Dallara in versione superspeedway ha restituito un background tecnico piuttosto bilanciato. La bontà della monoposto è stata poi evidenziata dallo spaventoso contatto tra la monoposto di Daly e la ruota impazzita di Rahal.

Dal punto di vista sportivo, la vittoria di Helio Castroneves, one-off a Indianapolis, e del Meyer Shank Racing è uno spot magnifico all’intima natura della Indy 500, che può distribuire gloria a chiunque riesca a mettere insieme una entry decente per la gara. I tempi in cui Indianapolis aveva aperto i battenti ai motori Lotus e tutti i tentativi artificiosi di rilanciarne il nome (tra i quali, spiace ammetterlo, rientra anche il biennio di Fernando Alonso) sembrano retaggi di un’era lontana.

Per non parlare della sfida generazionale e del panorama dei piloti che oggi offre l’IndyCar. Al punto che, ai primi posti del campionato, oggi troviamo la stessa dualità della 500 Miglia di Indianapolis, con Palou che fa da battistrada su Dixon.

Luca Colombo

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