Dopo circa otto mesi dalla 12h di Bathurst, l’Intercontinental GT Challenge Powered by Pirelli (IGTC) approda in America per la prima edizione della 8h di Indianapolis. L’emergenza sanitaria ha limitato la serie ‘globale’ di SRO che si è trovata a cancellare la 10h di Suzuka e a cambiare le date a tutte le proprie corse, compresa la 24h di Spa-Francorchamps. Le problematiche, relative agli spostamenti, hanno portato i vari costruttori a modificare i propri piani ed a non partecipare alla tappa di Indy.

Porsche e Mercedes si aggiungono infatti ad Aston Martin e boicotteranno il round statunitense, mentre Bentley si esclusivamente sul K-Pax Racing con i propri piloti, ma non gareggerà con M-Sport (l’équipe ufficiale).

Audi, BMW ed Honda hanno invece confermato la propria partecipazione alla corsa che vedrà al via solo 13 auto, alcune delle quali ‘obbligate’ a correre per l’impegno nel GT World Challenge America Powered by AWS. SRO, per sopperire alla mancanza di partecipanti, ha permesso alle GT4 di correre la 8h, una presenza che obiettivamente è ‘inutile’.

IGTC, solo IMSA è colpevole?

Se la 12h di Bathurst, la 10h di Suzuka, la 24h di Spa-Francorchamps e la 9h di Kyalami, le altre prove del campionato, sono da considerare come delle competizioni di primo piano degne di un ‘Mondiale’, il concetto non è valido per l’appuntamento americano. Il motivo non è dato dalla trasferta Oltreoceano, dalla nuova location (a Laguna Seca era uguale) o dalla mancanza di interesse, ma dalla presenza sul suolo statunitense dell’IMSA WeatherTech SportsCar Championship.

Allo stesso prezzo, o poco superiore, non ha obiettivamente senso per una squadra partecipare al GT World Challenge America o alla 8h dell’Intercontinetal GT Challenge per rinunciare una stagione completa nell’IMSA ed avere l’occasione di gareggiare nella 24h di Daytona o alla 12h di Sebring.

La situazione, per la 8h di Indianapolis, si complica se guardiamo al regolamento del campionato. I team, impegnati nell’Intercontinental GT Challenge, non sono obbligati a gareggiare in tutte le corse, una scelta studiata per contenere i costi. Il campionato internazionale di Stephane Rathel punta infatti a privilegiare le strutture ‘regionali’ che, supportate dai costruttori, si dovrebbero schierare nelle competizioni più vicine a casa.

L’esempio classico potrebbe essere dato dagli australiani di Triple Eight per Mercedes alla 12h del Mt. Panorama o per gli asiatici Absolute Racing per Porsche alla 10h di Suzuka. Ovviamente, se i clienti non ci sono o se gli interessati sono pochi, il risultato è quello della 8h di Indianapolis, evento con 13 auto, solo 7 delle quali PRO.

In conclusione, due BMW verranno rappresentate da Walkenhorst Motorsport, Audi da WRT, K-Pax avrà i piloti ufficiali di Bentley ed Honda con la propria auto factory. Queste quattro formazioni sono le favorite per un evento importante visto il livello stellare che annualmente vediamo in occasione della 12h di Bathurst o della 24h di Spa in cui, le vetture iscritte, sono 60 (oltre 30 PRO).

Conviene così tanto ostinarsi a correre negli USA?

Luca Pellegrini

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