La puntata numero 301 di “Circus!”, lo storico talk-show sul mondo dei motori, ha visto come protagonista tra i propri ospiti Giovanni Lavaggi, ex pilota F1 al volante di Pacific e Minardi. Tanti gli aneddoti e curiosità che il pilota-costruttore siciliano ci ha raccontato durante la nostra intervista in esclusiva: dagli esordi in pista sino ad arrivare alla F1 dei giorni nostri.

La passione di Giovanni Lavaggi per il mondo delle corse nasce molto presto, all’età di cinque anni grazie alle gesta del padre, come lui stesso ha raccontato ai microfoni di Circus e nel nostro speciale a lui dedicato: “Sì è vero. Mio padre correva, lo ha fatto fino a quando avevo cinque anni. Ricordo perfettamente le sue macchine da corsa, le sue gare ed in particolare  la 3 ore in notturna di Siracusa. Questo “virus” che mi ha inoculato non mi ha mai lasciato”.

Nonostante la passione inizi molto presto, la carriera da professionista di Giovanni Lavaggi inizia soltanto a 26 anni dopo aver terminato gli studi in Ingegneria. Credi che questa scelta sia stata penalizzante oppure si sia rivelata un aiuto per la tua carriera?

“Fosse dipeso da me avrei cominciato a 5 anni, quando mio padre smise di correre! Però sapete benissimo che per intraprendere questa carriera si devono avere degli aiuti dal punto di vista finanziario che io non ho avuto. Mio padre, pur essendo un pilota, ci ha dato un educazione spartana e per questo gli sono grato. Lui, nonostante fosse un gentleman driver, non vedeva lo sport automobilistico come una professione e quindi dovetti arrangiarmi”.

“Ho scelto come studi Ingegneria Meccanica perché era quella più vicina al mondo delle corse. In un primo momento, sicuramente il fatto di cominciare a correre a 26 anni non fu il massimo perché a quell’età si arriva in F1, quindi nessuno volle scommettere sul sottoscritto. Tutti dicevano vai forte...ma sei già vecchio. Ho dovuto fare tutto da solo, da manager a preparatore atletico e tutto il resto. Però essere diventato un Ingegnere mi ha dato la possibilità di realizzare il mio secondo sogno e cioè quello di diventare un pilota costruttore”. 

“Sono sempre stato affascinato da persone come Bruce McLaren ed Enzo Ferrari, uomini che si costruivano la loro macchina e ci correvano sopra. Essere un ingegnere mi ha permesso di realizzare questo sogno e cioè di andare a correre con una vettura disegnata e costruita da me. Sono felice perché le grandi sfide della mia vita le ho realizzate: quella di arrivare in F1 e la seconda, ancora più difficile, di arrivare a costruire una macchina da corsa di alto livello come la LMP1. Per un uomo soltanto vi assicuro che è un impresa ancora più grande di arrivare in F1 a 37 anni”.

Giovanni, sappiamo che oggi vivi a Montecarlo. Qual è il tuo rapporto con la Sicilia?

“Per me la Sicilia è sempre nel cuore. Io sono siciliano e mi sento orgoglioso di esserlo. Purtroppo sono dovuto emigrare a 18 anni, sono andato a Milano per proseguire i miei studi. Dopo essermi laureato ho iniziato a lavorare come consulente aziendale fino quando la mia carriera di pilota è decollata ed ho dovuto prendere una decisione: se continuare come ingegnere o fare il pilota. Alla fine ha vinto la passione ed ho scelto di fare il pilota. Correndo in giro per il mondo ho scelto Montecarlo, essendo in una posizione centrale, e non sono più tornato in Sicilia che però resta sempre nel mio cuore”.

Giovanni, ricordiamo le tue esperienze al volante di Pacific e Minardi. Ripensando a quel periodo come valuti quel mondo rispetto alla F1 moderna?

Sicuramente era una F1 più umana, anche se già all’epoca il paddock era inaccessibile per chiunque. Addirittura, a Monza si era arrivati al punto di mettere dei teli per non permettere agli appassionati di vedere da oltre le barriere. Io ho litigato con gli addetti al cancello perché volevano che firmassi gli autografi da dietro le barriere. Alla fine li ho convinti a farmi aprire e sono rimasto più di un'ora e mezza a firmare autografi in mezzo alla gente. Era un piccolo gesto, ma era qualcosa per avvicinare di più la F1 ai tifosi. Questo episodio è servito per farmi ricordare in modo affettuoso da tanti appassionati, nonostante in F1 non abbia fatto tantissime gare”.

Hai qualche aneddoto da raccontarci su quegli anni in F1 e se hai legato con qualcuno in particolare?

Sono stato catapultato in quell’ambiente a 37 anni, ero il più vecchio insieme a Berger, solo che lui era già li da un pezzo. C’era dello scetticismo intorno alla mia persona, questo vecchietto arrivato in F1 in maniera quasi inaspettata. Il pilota con cui sono riuscito ad avere più rapporti è stato Michael Schumacher. Ci siamo incontrati ad una pista di kart a Montecarlo che frequentavamo entrambi grazie ad un amico in comune, e quando scoprì chi ero mi adorò, perché non avevo millantato di essere un pilota di F1 e mi sono sempre fatto gli affari miei.

Cosa cambieresti della F1 odierna?

Il motore, questa power Unit non fa per me. Il fascino del Motorsport è la sensazione di potenza che ti regala il rumore del motore.  Questi motori avranno pure tanta potenza, ma non te ne accorgi neanche per il sound che hanno. Poi ci sono cose che non condivido, come cambiare le regole sportive per consentire il sorpasso, questo è l’opposto del Motorsport. Non esiste dover creare delle complicazioni tecniche come l’ala mobile per consentire di essere più veloci sul dritto. Una volta era possibile grazie all’effetto scia, ma oggi con l’aerodinamica sofisticata delle monoposto, invece di guadagnare si perde. Invece di cambiare i regolamenti dal punto di vista aerodinamico per evitarlo, si preferisce creare un'ala mobile per consentire il sorpasso ed io ed io non sono per niente d’accordo”. 

A quale dei tuoi trofei sei più legato?

“Quello a cui sono più legato di solito lo indosso. E’ il Rolex che ho vinto alle 24 ore di Daytona. Sicuramente è quello più ambito, anche perché non me lo sarei mai comprato (ride), me lo sono dovuto guadagnare sul campo vincendo la gara. Poi c’è quello della 1000km di Monza, ma anche tanti altri e per fortuna ho l’imbarazzo della scelta”.

Per vedere l’intervista completa di Giovanni Lavaggi a “Circus!” seguite il link qui sotto oppure collegatevi alla nostra pagina Facebook LiveGP.it .

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Julian D’Agata