Giovanni Lavaggi
Giovanni Lavaggi

Giovanni Lavaggi è stato l’ultimo pilota siciliano a prendere parte al Mondiale di Formula 1. Non molti sanno però che Lavaggi è stato anche l’ultimo pilota-costruttore della storia del Motorsport, seguendo le orme di “leggende” come Bruce McLaren, Jack Brabham, John Surtees ed Enzo Ferrari.

GLI ESORDI

Giovanni Lavaggi nasce il 18 Febbraio del 1958. Di nobili origini inizia a gareggiare all’età di 26 anni ispirato dalle gesta del padre: “Sarà stato l’odore di olio bruciato, o il fragore dei bolidi luminosi alla 3 ore notturne di Siracusa, oppure le scorrerie sulla Abarth 1000 bi-albero di mio padre, fatto sta che mi è sempre stato impossibile immaginare la mia vita lontano dalle competizioni con tutto ciò che avesse un motore. Papà smise di correre nel ‘ 63, quando avevo solo 5 anni, quindi le emozioni a cui mi riferisco, le ho vissute praticamente “in fasce” eppure il fascino delle sue imprese era talmente grande che conservo ancora nella memoria dei flash nitidissimi come quello di mia madre seduta tra gli spalti, con il viso tra le mani, per non guardare le peripezie di mio padre, impegnato in una furibonda rimonta, dopo il mancato avviamento della macchina ad una partenza ancora tipo Le Mans”.

Lavaggi è figlio d’arte, il padre correva con successo negli anni ’60. A soli 14 anni si accosta allo sport motoristico prendendo parte al Trofeo nazionale F.M.I. di regolarità, imponendosi subito come uno dei migliori “crossisti” siciliani. Negli anni seguenti vince quasi tutte le gare a cui partecipa, fino a quando per motivi di studio abbandona le competizioni (Lavaggi si è laureato in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano), riavvicinandosi agli sport motoristici nel 1984, motivato da Henry Morrogh che, l’anno precedente lo premiò come miglior allievo dell’anno, giudicandolo perfino il miglior studente che avesse mai avuto nella sua scuola piloti. Quell’anno fu pilota ufficiale del costruttore Ermolli nel campionato italiano di “Formula Panda” dove si classificò secondo, vincendo più gare di qualsiasi altro pilota. 

FORMULA 3 E 24H DI DAYTONA

Giovanni Lavaggi esordisce in Formula 3 già alla fine di quella sua prima stagione. Lavaggi ricorda ancora benissimo il suo esordio: “E’ difficile spiegare come un avvenimento tanto agognato possa essere vissuto con freddezza, ma credo che nel mio caso non e’ il raggiungimento dell’obiettivo in se’ che mi tocca, ma piuttosto ciò che ci sta intorno. Quando, per la prima volta, mi sono seduto al volante di una Formula 3, a Varano alla fine della stagione 1984, raggiungendo quella che costituiva la massima aspirazione in appena un anno di corse, mi sono reso conto che quello che consideravo il mio punto d’arrivo era, in effetti soltanto l’inizio, e che i miei eroi non erano dei “Superman”, ma degli esseri umani come me e quello che erano in grado di fare loro, potevo farlo anch’io. Così, con la stessa convinzione, ho cominciato a pormi obiettivi sempre più ambiziosi, uno dopo l’altro, convinto che esiste sempre qualcosa di più da conquistare, ma allo stesso tempo consapevole di potermi ritenere soddisfatto, qualunque fosse il traguardo massimo raggiunto”.

Non avendo abbastanza sponsor per permettersi un intero campionato in Formula 3, fece solo alcune gare nel campionato italiano prima di passare, nel 1987, alle auto sportive “Group C”, al fine di poter acquisire esperienza internazionale. In questa categoria, divenne, nel 1989, pilota del Porsche Kremer Team, ottenendo grandi risultati con questa prestigiosa squadra: fu il campione Interserie del 1993 vincendo 6 gare su un totale di 12 e salendo altre 4 volte sul podio e ha anche vinto l’iconica 24 Ore di Daytona del 1995, dove ha svolto la maggior parte del lavoro, guidando 9 ore in una squadra di 4 piloti.

L’ESORDIO IN FORMULA 1

Sull’onda del successo alla 24h ore di Daytona, sempre nel 1995 ci fu il suo esordio in F1 che, a 37 anni suonati, lo rese l’esordiente più vecchio della griglia. Il suo esordio nella massima formula fu accompagnato dunque da grande scetticismo, ma a questo Lavaggi era già abituato come lui stesso ricorda: “Ero, infatti conscio delle difficoltà a cui andava incontro un ragazzo che cominciava la carriera di pilota a 26 anni. “Va forte, ma è già vecchio”, sentivo ripetere sul mio conto, e così nessuno se l’è sentita di scommettere sul sottoscritto e mi sono ritrovato a fare non solo il pilota ma anche il manager, l’addetto stampa e il procacciatore di sponsor. Ho dovuto lottare contro il tempo, fare acrobazie con budget sempre molto limitati, accettando, talvolta, anche situazioni di scarsa competitività pur di accedere a categorie superiori. E’ stata dura, ma tant’è, in Formula 1 ci sono arrivato, a dispetto dello scetticismo di molti (ma non di chi aveva potuto osservarmi da vicino) e soprattutto grazie alla mia caparbietà”. 

Con la Pacific corse quattro Gran Premi, ma non riuscì a terminarne nemmeno uno per costanti problemi tecnici sulla sua monoposto. Nel 1996 venne ingaggiato dal Team Minardi con la quale disputò le ultime sei gare stagionali, ottenendo come miglior risultato un decimo posto che oggi gli varrebbe un punto iridato. 

Lavaggi comunque non era entusiasta di quel mondo, come da lui stesso dichiarato: “ll falso mondo della Formula 1 di per se’ non mi ha mai attirato. La sua esclusività spinta all’eccesso, l’immagine di supereroi, dei suoi protagonisti, l’assoluta mancanza di rapporti umani, non mi ha mai convinto ne’ affascinato. Ma dove sono finiti il rispetto del prossimo, l’amicizia, l’altruismo, l’onestà? Per non parlare dell’educazione! Mi ricordo che quando da giovane correvo in moto, c’era una sorta di cameratismo tra i piloti; si andava a cena insieme e si frequentavano gli avversari anche al di fuori dei week-end di gare; ci si prendeva anche in giro e c’era una grande competizione, ma comunque sempre un grande rispetto”.

“La F1 è un grande spettacolo, rappresenta la massima espressione tecnologica dell’automobilismo sportivo e pertanto l’apice per la carriera di un pilota. Per questo ho lottato per raggiungerla. Ma adesso che ci sono arrivato non ho voglia di condividere o accettare supinamente anche i risvolti negativi e nel mio piccolo, cercherò di fare di tutto per essere propositivo e per non farmi coinvolgere nella spirale dei suoi aberranti meccanismi. Forse rimarrò l’ultimo dei romantici, ma vorrei sempre mantenermi semplice ed intatto nello spirito, in altre parole, uno di Voi”.

LA CREAZIONE DI UN PROPRIO TEAM

Terminata l’esperienza in Formula 1, Giovanni Lavaggi inizia una nuova sfida nel mondo del Motorsport. Nel 1998 fonda il proprio Team, che disputa il Campionato del Mondo Sport-Prototipi con una Ferrari 333 SP. Per la prima volta il pilota-ingegnere siciliano oltre a gareggiare si occuperà anche della direzione tecnica del Team.

 

Il Team, già competitivo al debutto, ottiene la fiducia di Minardi, con il quale inizia una collaborazione mirata a formare giovani piloti per un loro debutto in Formula 1. Nel 1999 arriva la prima vittoria sul tracciato francese di Magny-Cours con lo stesso Giovanni Lavaggi al volante e con Gaston Mazzacane che l’anno successivo debutterà in F1. Al suo posto arriva un altro pilota dell’entourage Minardi: Nicolas Filiberti. Nella stagione 2000 Giovanni sigla 2 pole position ed ottiene 4 podi nel corso della stagione. Nella stagione 2001 arriva un’altra prestigiosa vittoria a Monza nelle mitica “1000 km di Monza”.

IL PILOTA COSTRUTTORE

Realizzato il suo sogno, Giovanni Lavaggi nel 2003 raccoglie la sfida di riportare in vita la figura del pilota-costruttore, dimostrando che anche ai giorni nostri è possibile gareggiare con una vettura interamente progettata e costruita in casa dal pilota stesso. Comincia così la nuova avventura di Giovanni Lavaggi come pilota-costruttore ed a fine 2006 riesce finalmente a portare in pista la sua Lavaggi LS1. 

La vettura, una sport prototipo della classe LMP1 equipaggiata con un motore Ford V8, esordirà nel campionato Le Mans Series 2006 pilotata dallo stesso Lavaggi. Nel corso del 2007 il motore Ford V8 non garantisce i risultati sperati e si decide per un cambio di propulsore (il biturbo V8 costruito dalla casa inglese AER) che viene portato in pista nel 2008 e che progressivamente migliora le prestazioni della vettura, fino ad arrivare alla pole position ed al giro più veloce in gara in occasione della 6h di Vallelunga, classica gara di durata di fine stagione.

Lidea di partecipare alle corse con una vettura disegnata e costruita da me è stata da sempre nei miei pensieri. Fin da piccolo, lammirazione nei confronti dei grandi protagonisti dello sport automobilistico mi faceva sognare di poterli un giorno emulare. Chissà? Può anche darsi che lessere nato il 18 febbraio, lo stesso giorno di Enzo Ferrari, attraverso un misterioso influsso astrologico, abbia influenzato il mio destino e sostenga la mia passione”.

LS1 OGGI

Nonostante la brutta situazione finanziaria e le modifiche ai regolamenti LMP per il 2009, che imposero pesanti modifiche alla vettura, Lavaggi ha deciso di continuare a guidare la LS1 per un’altra stagione. Non avendo abbastanza soldi per studiare le modifiche in una galleria del vento, i cambiamenti aerodinamici hanno reso la macchina molto difficile da guidare e le prestazioni non all’altezza del buon progetto iniziale.

Alla prima gara di Spa la vettura aveva completato solo 49 giri a causa di un cavo elettronico rotto e non si era classificata. Seguirà un’altra partecipazione alla Le Mans Series, nel quarto round per i 1000 km del Nürburgring, ma questa volta la macchina deve essere ritirata a causa di un guasto alla frizione. Questa sarà l’ultima gara della LS1, dato che il tentativo di entrare alla 6 Ore di Vallelunga non ha avuto successo; gli organizzatori optarono per consentire alle auto da turismo più lente di competere e la LS1, in quanto unica LMP1, fu considerata troppo veloce per competere.

Allo stato attuale, la LS1 è nella configurazione del 2008 con il motore AER ancora installato. Dato che Giancarlo Minardi organizza il “Minardi Day“, Lavaggi sta onorando l’evento presentandosi con la sua auto.

Julian D’Agata

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