Cerchi da 18 pollici

Uno dei cambi epocali che le regole del 2021 porteranno in Formula 1 sarà l’introduzione degli pneumatici con cerchi da 18 pollici. Come si preparano le scuderie, Pirelli e la F1 stessa ad affrontare questa rivoluzione su un elemento vitale delle monoposto che, in un solo colpo, pensionerà trent’anni di dati e know-how maturato in pista?


Il fattore chiave

Le gomme, com’è abbastanza ovvio, sono l’interfaccia di una vettura con il terreno. Questo fa sì che siano l’elemento cruciale (più di motore ed aerodinamica) da tenere in considerazione nella definizione e sviluppo del progetto di una monoposto in Formula 1. Le recenti stagioni hanno mostrato in maniera esplicita come addomesticare l’opportuna “finestra di utlizzo” delle coperture fosse il fattore chiave per scalare le gerarchie in pista.

Una caratteristica conservata a lungo

Le coperture attualmente impiegate in Formula 1, nonostante tre decenni di cambiamenti regolamentari che ne hanno mutato il disegno, hanno una caratteristica in comune con le progenitrici di fine Anni Ottanta: la dimensione del cerchio, fissata a 13 pollici.

In buona sostanza, impiegare un cerchio di 13″ male si sposa con il tanto sbandierato concetto di Formula 1 come pinnacolo della tecnologia applicata all’automobile. L’impiego di cerchi con un diametro più ampio e coperture a spalla ribassata, infatti, è ormai prassi comune sulle vetture di serie.

Una rivoluzione decisamente complicata

Il passaggio da 13″ a 18″ non sarà il più facile degli esercizi per i progettisti, fondamentalmente per due motivi:

  1. con una gomma a spalla ribassata, verrà perso gran parte dell’effetto di assorbimento delle asperità consentito dall’attuale architettura delle coperture
  2. tutti i modelli aerodinamici elaborati attorno a questo elemento nel corso degli anni (pensiamo ad esempio alla dissipazione del calore generato da una frenata) non saranno più applicabili.

La somma combinata di queste “eventualità” porterà a dei risultati evidenti. Ad esempio, gli schemi di sospensione andranno completamente rivisti, perché con gli attuali il moto delle monoposto sarebbe parecchio sconnesso (con evidenti ripercussioni sull’ambito meccanico e, indirettamente, aerodinamico) e l’abilità di aggredire i cordoli sarebbe sostanzialmente compromessa.

Effetto suolo e altre amenità

Vista la situazione, Pirelli (in collaborazione con FIA e F1) ha messo in piedi un piano affinché la transizione verso la nuova architettura degli pneumatici sia la più continua possibile. Questo anche in relazione delle altre maggiori novità tecniche che il 2021 porterà sulle vetture: un incremento di peso sostanziale e una veste aerodinamica rivista, complice il ritorno dell’effetto suolo.

Il piano d’azione è semplice: provare i prototipi di gomme da 18″ utilizzando delle “mule cars”, ovvero delle monoposto di annate precedenti “ricondizionate” in maniera tale da riflettere le prescrizioni del 2021 in materia di peso e livelli di carico aerodinamico previsti.

La direttiva tecnica di riferimento è la TD005/20 e le specifiche tecniche montate sulle monoposto “mule” saranno rigorosamente controllate. Non sarà quindi consentito alle scuderie di effettuare test su parti da montare sulle monoposto 2021 (non è dato sapere come verrà fatta rispettare questa prescrizione, visto che che dovranno essere montati degli schemi sospensivi tali da consentire l’alloggio delle nuove gomme…).

Commenti e calendario test

Secondo Mario Isola il piano dovrebbe funzionare: “Le scuderie dovranno modificare la sospensione così da permettere il montaggio delle nuove gomme. Si tratta di una cosa buona, perché così almeno potremo sviluppare le nostre gomme non su una singola vettura, non pervenendo ad un prodotto customizzato”.

I test saranno condotti tra febbraio e ottobre, secondo una griglia di eventi già prevista (combinando prove sull’asciutto e con l’acqua). I test finali di Abu Dhabi saranno soltanto aperti alle “mule cars”.

Durante il pomeriggio Pirelli ha comunicato il rinvio dei test previsti con la Ferrari a Fiorano per il 5 marzo, a causa delle misure restrittive attuate per il coronavirus:

Nota a margine

Tutte le scuderie presenti in pista hanno aderito all’intesa sulle “mule cars”. Questo è un altro tassello del puzzle che evidenzia la veridicità di un commento di Toto Wolff raccolto durante la presentazione della AMG Mercedes W11: “Globalmente questo [il 2020, ndR] sarà un campionato di due anni”.

In altre parole, la proiezione verso il 2021 fa sì che il 2020 si configuri come una stagione tra le più dispendiose di tutta la storia della Formula 1, nonostante (paradossalmente) il regolamento tecnico sia una fotocopia di quello dello scorso anno.

Lo sforzo economico implicitamente richiesto alle scuderie potrebbe rappresentare un problema sul medio termine. Anche per questo, Formula 1 e FIA si sono mosse per bandire il sistema DAS per il 2021, in un’ottica di contenimento su potenziali escalation di costi. Il problema c’è, ma non è così evidente: vedremo cosa ci riserverà il futuro di questo sport.

Luca Colombo

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