F1 campionato unraced

Nella terminologia anglosassone la parola “unraced” descrive quelle vetture da competizione progettate e realizzate che non hanno mai corso una gara: con il campionato di F1 che non può scendere in pista, abbiamo pensato ad un mondiale immaginario di monoposto che non hanno mai potuto prendere il via di una gara.

In questo nostro campionato prenderemo in considerazione cinque modelli di Formula 1 unraced passati più o meno alla storia che, considerando variazioni e progetti paralleli, potrebbero coprire il numero di scuderie e vetture attualmente presenti nella massima Formula.

McLaren MP4/18 (2003)

Semplicemente troppo radicale, troppo estrema e troppo avanti con i tempi.

La creazione di Adrian Newey (tra l’altro in team con Oatley, Coughlan, Sutton e Laurenz per cercare di arginare lo strapotere della Ferrari in piena epoca Schumacher – Todt – Brawn) si basa su concetti tecnici totalmente nuovi per l’epoca in cui è inserita, come ad esempio l’utilizzo degli scarichi nella zona dell’estrattore.

Nell’agosto del 2003 Ron Dennis manda in pensione una monoposto fragile, complicata da maneggiare anche per i meccanici e con un cronico problema di surriscaldamento. Eppure qualche soluzione aerodinamica vista sulla MP4/18 tornerà sulle Red Bull vincenti dell’era Vettel – Newey.

Lola T95/30 (1994/1995)

Nel novembre 1994 la Lola presenta alla stampa una monoposto “laboratorio”, che poi diventerà la progenitrice di quella ben più famosa (di sicuro non per le prestazioni) impiegata nel campionato F1 del 1997.

Oggi come oggi presentare una monoposto solo per i test suona fantascientifico, ma ai tempi era quasi la norma, soprattutto per un telaista conosciutissimo come Lola.

La vettura, che monta il più classico dei Ford Cosworth, sembra una Formula 3000 sotto steroidi e non ha l’airscope (forse risultato di una lettura troppo alla lettera dei regolamenti per il 1995).

Allan McNish prova la T95/30 in qualche test a Silverstone: non si conoscono i tempi delle prove e presto il progetto va in naftalina. Chissà se qualche dato rilevato da questa vettura avrà una ricaduta sulla monoposto del 1997.

Honda RC100 – RC101 – RC101B (1992 – 1995 circa)

Nel 1992 Honda manda in pensione il leggendario e pluri-decorato V12 aspirato da F1 per dedicarsi al disegno (da foglio bianco) di un V8 turbo da impiegare negli USA in IndyCar.

A Tokyo, dove i side-project dei dipendenti vengono trattati seriamente, tecnici e  maestranze propongono di realizzare una vettura di Formula 1 completa come progetto laterale… di svago: il management non fa una piega, approva e mette a disposizione fondi per R&D.

Febbraio 1993: la vettura completa (RC100), con tanto di crash test regolamentari superati, viene presentata a un giro di accreditati selezionati. Sotto il cofano gira l’Honda RA122E/B V12 con il suo cambio semi-automatico a sei rapporti.

La vettura potrebbe competere nel Campionato 1993, ma in Giappone preferiscono produrre iterazioni del progetto (RC101 e RC101B), affidate a Satoru Nakajima per test a Suzuka.

Nel frattempo il progetto per conquistare le corse USA giunge a maturazione e per il progetto RC sfortunatamente finisce tutto qui.

March 2-4-0 (1976/1977)

Tutti conosciamo (o dovremmo conoscere) la Tyrrell P34 a sei ruote.

La March 2-4-0 (il cui nome fa riferimento alla notazione di Whyte per descrivere i carrelli ferroviari) utilizza sempre sei ruote, ma nella configurazione di due sterzanti (all’anteriore) e quattro motrici (al posteriore). Robin Herd, guardando la P34, aveva ipotizzato di raggiungere una migliore forma aerodinamica e una migliore trazione con questa configurazione.

La March, in quegli anni, non se la passava bene dal punto di vista finanziario. Anche se il partner nella sala di comando dell’epoca (Max Mosley) intravvede per la sei ruote un potenziale richiamo sugli sponsor, la 2-4-0 rimane solo un prototipo per gli uomini di Bicester e appare in qualche competizione di corsa in salita.

La FIA ha bandito l’impiego di più di quattro ruote in Formula 1, ma il concetto tecnico della March ha poi trovato realizzazione su altre monoposto “laboratorio”:

  • Williams FW08B (riportata nella foto di apertura)
  • Ferrari 312/T6

Se poi vogliamo sentire le voci di corridoio, pare che anche Colin Chapman avesse fatto un pensierino per una Lotus 82 Six Wheeler…

Ferrari 312 B3 “Spazzaneve” (1972)

Ovviamente non poteva mancare una Ferrari in campionato, soprattutto se firmata da Mauro Forghieri.

Il 1972 non è proprio l’anno delle Ferrari, così Forghieri mette insieme un’avveniristica monoposto su cui provare tutte le grosse novità tecniche previste per l’anno successivo: la 312 B3 “Spazzaneve” (dalla forma dell’anteriore), per l’appunto.

Come per la MP4/18 di Newey, la 312 B3 “Spazzaneve” era una summa dello stato dell’arte e della visione del progettista italiano. Concepita come prototipo per lo studio di nuove soluzioni, ma afflitta da notevoli problemi, verrà accantonata anche in virtù delle lotte interne in seno alla scuderia di Maranello.

Fortunatamente molti concetti della “Spazzaneve” confluiranno nella fortunata serie delle 312 T.

Leggi anche: F1 | Minardi: 35 anni fa l’inizio di un sogno chiamato Formula 1

Luca Colombo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.