"Ma chi si crede di essere, Stirling Moss?" La frase tipica rivolta dai poliziotti inglesi a chi aveva esagerato al volante della propria auto, rappresenta l'esempio di quanto il mito dell'asso londinese fosse radicato nella cultura britannica. Ma in realtà il "re senza corona", scomparso ieri all'età di 90 anni, è stato universalmente riconosciuto come uno dei più grandi piloti di tutti i tempi. Al punto che il fatto di non essere mai riuscito a conquistare un titolo mondiale rappresentasse per i più un semplice dettaglio.

CAVELIERE DEL RISCHIO

La scomparsa di Stirling Moss segna l'addio a uno degli ultimi "Cavalieri del Rischio". Un pilota velocissimo, dotato di grande classe e capace di vincere al volante di vetture tra loro assai diverse, monoposto o sport. Al punto da sapersi imporre su auto dotate sia di motore anteriore che posteriore, persino nella stessa stagione. Un talento cristallino al quale è mancata solo una cosa: la conquista del titolo mondiale di Formula 1.

Un vero e proprio scherzo del destino, per certi versi, specie se si pensa che Stirling Moss è stato capace di chiudere al secondo posto in classifica per ben quattro stagioni consecutive (dal 1955 al 1958) e al terzo nelle quattro seguenti. Un totale di sette annate disputate costantemente ai vertici della categoria, ma che per una serie di episodi e coincidenze non gli permisero di conquistare il trionfo più grande, e sicuramente quello più meritato.

Nonostante questo, le sedici vittorie ottenute in carriera (unite alle altrettante pole position) su 67 Gran Premi disputati possono contribuire a fornire un'idea della sua grandezza. Al punto che da tutti Moss viene considerato di gran lunga superiore a tanti piloti della sua epoca che invece riuscirono a portare a casa l'alloro iridato. Senza avere nulla da invidiare persino a Juan Manuel Fangio. Il suo limite può essere stato quello di aver voluto a tutti i costi inseguire un sogno, forse legato all'aspetto più romantico delle corse: quello di voler conquistare il titolo al volante di una monoposto britannica, finendo per questo motivo a compiere delle scelte in grado di ostacolarne il cammino.

UN'ASCESA DIROMPENTE

Sin da giovanissimo, l'inglese si pose come preciso obiettivo quello di voler scalare i vertici dell'automobilismo sportivo. Dopo risultati altalenanti colti a bordo di vetture scarsamente competitive, tentò insieme al padre il contatto con gli uomini Mercedes, i quali vollero metterlo alla prova spingendolo all'acquisto di una Maserati. Con la vettura italiana, Moss riuscì a mettersi in luce nel 1954, guadagnandosi la firma sul contratto con la scuderia tedesca per l'anno successivo. Il matrimonio, però, fu di breve durata. Dopo un'annata vissuta da fedele scudiero di Fangio, dominatore della stagione, la Mercedes decise di ritirarsi dalle corse, all'apice del proprio successo e sull'onda emotiva del tragico incidente di Levegh alla 24 ore di Le Mans, che costò la vita a 83 spettatori.

In questo modo, nel 1956 Stirling Moss si ritrovò nuovamente alla guida di una Maserati. Con essa conquistò due successi (a Monaco e Monza) finendo per ottenere ancora la seconda posizione, sempre alle spalle di Fangio. Identico risultato anche nel 1957 quando, dopo essersi trasferito alla Vanwall, fu sempre l'argentino a precederlo nella classifica iridata. Da quel momento in poi, Moss sarebbe rimasto fedele alle monoposto del suo Paese, nell'intento di portare a termine un successo tutto "british".

RE SENZA CORONA

Ma la sorte non fu propriamente dalla sua parte. Dopo il ritiro di Fangio, il 1958 sembrava essere per lui l'anno buono. Ma anche a causa al sistema di attribuzione del punteggio, a fine anno fu costretto ad inchinarsi al ferrarista Mike Hawthorn per un solo punto. Si legò quindi alla figura di Rob Walker, proprietario dell'omonima Casa di whisky e titolare di una scuderia, il quale gli mise a disposizione una Cooper dotata di motore posteriore. Nonostante le due vittorie ottenute, a condizionare la stagione fu la scarsa affidabilità della monoposto, che impedì a Moss di andare oltre il terzo posto in classifica finale.

Nel 1960 fu lui a regalare il primo successo in Formula 1 alla Lotus, sempre messagli a disposizione da Walker. mA un bruttissimo incidente a Spa lo costrinse ad uno stop forzato di quasi due mesi che lo privò della possibilità di lottare per il titolo. L'anno seguente registrò il dominio della Ferrari 156, alla quale sfuggirono soltanto i due appuntamenti svoltisi a Montecarlo e al Nurburgring, nei quali (manco a dirlo) fu lo stesso Moss ad imporsi.

L'INCIDENTE DI GOODWOOD

Tutto sembrava pronto per il matrimonio con la casa modenese in vista della stagione 1962, ma il sogno del pilota britannico si interruppe bruscamente il 23 aprile. Un drammatico incidente a Goodwood, in occasione del Glover Trophy del Lunedì di Pasqua, lo costrinse ad un mese di coma e ad altri sei con la parte sinistra del corpo semiparalizzata. Sarebbe riuscito a tornare al volante un anno dopo, ma solo per rendersi conto di non essere più in grado di tornare ai suoi livelli, annunciando così l'immediato ritiro dalle corse.

Stirling Moss rimarrà per sempre nell'immaginario collettivo degli appassionati, con un ruolo ben impresso anche nella cultura popolare che (tanto per dirne una) lo vide interpretare se stesso in un film della saga di James Bond. Pilota romantico e d'altri tempi, innamorato dell'automobile, capace di guadagnarsi di diritto un posto tra i più grandi di ogni epoca. La Formula 1 ha perso una delle proprie bandiere.

Marco Privitera