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Quello di Abu Dhabi sarà anche l’ultimo Gran Premio che vedrà Jean Todt al posto di comando della FIA, visto che il terzo mandato dell’attuale presidente scadrà tra pochi giorni. Mentre si rincorrono voci più o meno fondate su un possibile ritorno in Ferrari nel ruolo di super-consulente, andiamo a vedere le ipotesi per il futuro del 75enne manager francese e le figure candidate alla sua successione.

 

L’indiscrezione lanciata oggi dal Corriere, secondo cui le porte in Ferrari potrebbero presto riaprirsi per Jean Todt, rappresenta un’ipotesi da non scartare a priori ma che al momento sembra essere tutt’altro che scontata. Al di là, infatti, della forte suggestione che porterebbe con sé il ritorno a Maranello del team manager più vincente nella storia del Cavallino, gli ostacoli e le controindicazioni di una mossa simile non sono assolutamente da sottovalutare.

RITORNO IN FERRARI: MA A CHE PRO?

Sarebbe infatti pronto Jean Todt, dopo ben dodici anni alla guida della Federazione Internazionale, a rimettersi subito in gioco con un ruolo che andrebbe, di fatto, a renderlo un elemento del complesso puzzle che attualmente regge le sorti del confronto politico tra i team in Formula 1? Il suo attuale ruolo di “arbitro” e garante della contesa come si sposerebbe, infatti, con quello di player attivo a favore di una delle parti in causa? Certo, non sarebbe la prima volta che ciò accadrebbe nell’ambito del paddock, seppur in contesti e situazioni del tutto diversi. Come si ricorderà, il recente caso di Marcin Budkovski aveva visto l’ex-delegato tecnico della FIA traslocare nel giro di pochi mesi al vertice dell’area tecnica di Renault, suscitando non poche polemiche per il ridotto periodo di “gardening” imposto al polacco.

In questo caso, però, la situazione è del tutto diversa e, per certi aspetti, ancor più delicata. Come noto, Jean Todt è stato l’uomo capace di risollevare la Ferrari dopo uno dei periodi più bui della propria storia, portandola a conquistare grazie soprattutto all’indimenticabile binomio con Michael Schumacher la bellezza di sei titoli mondiali piloti e otto tra i Costruttori. Il francese ha poi abbandonato ogni attività in seno al Cavallino nel marzo 2009, pochi mesi prima di assumere il comando della Federazione Internazionale.

IL RUOLO DEL FIGLIO NICOLAS

Negli ultimi anni, il cognome Todt è tornato a gravitare dalle parti di Maranello grazie al figlio Nicolas, in qualità di manager di Charles Leclerc e Mick Schumacher. Difficile però che questo elemento possa incidere sulle scelte future di monsieur Todt. Il quale avrebbe probabilmente più da perdere che da guadagnare in un suo eventuale ritorno con la Rossa. Dopo aver dato vita ad un ciclo vincente in pista ed aver occupato il ruolo più prestigioso in seno al Cavallino, ovvero quello di amministratore delegato, per Todt non restano più molti obiettivi da conquistare a Maranello. La sensazione è quella di un percorso che abbia già fatto il proprio tempo, ed al termine del quale le parti si sono lasciate con reciproca stima e senza troppi rimpianti.

Assumere un ruolo di super-consulente (un po’ sull’esempio di quanto fatto da Niki Lauda in Mercedes), da un lato andrebbe sicuramente a colmare l’apparente perdita di peso politico manifestata dalla Ferrari nel corso degli ultimi anni. Ma per il diretto interessato difficilmente potrebbe risultare una sfida realmente stimolante. Il tutto senza contare eventuali ricadute in termini d’immagine, con le quali lo stesso Todt si troverebbe inevitabilmente a dover fare i conti.

IL 17 DICEMBRE LE ELEZIONI FIA

Il tempo sarà galantuomo sotto questo punto di vista, e soltanto nel corso dei prossimi mesi avremo un’idea più chiara della situazione. In ogni caso, le manovre per la successione di Jean Todt sono già partite da tempo, in vista delle imminenti elezioni che si svolgeranno il prossimo 17 dicembre. Due i candidati: da un lato Mohammed Ben Sulayem, ex-pilota di rally e imprenditore originario di Dubai, nonché attuale vice-presidente della FIA; dall’altro il britannico Graham Stoker, a sua volta membro del Consiglio Mondiale e pronto ad essere supportato da Tom Kristensen nel ruolo di delegato allo sport. Due filosofie e visioni differenti, ma entrambe pronte a raccogliere un’eredità non di poco conto.

Marco Privitera

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