Finalmente è toccato alla regina della classe mostrarsi in tutto il suo splendore: la Mercedes ha presentato la W11 con la quale cercherà di conquistare l’ennesimo mondiale di Formula 1. A prima vista si può dire che i tecnici della stella, complice il netto vantaggio tecnico nei confronti degli avversari, abbiano estremizzato ogni elemento della monoposto. Per la prima volta in Mercedes hanno adottato le aperture delle pance in stile Ferrari, per cercare di trarre vantaggio a livello aerodinamico anche nella zona centrale. Procediamo quindi con la nostra analisi tecnica della Mercedes W11 per vedere quali sono le novità introdotte dagli uomini di Brackley.

Il muso mantiene il concetto visto sulla W10, andando a privilegiare il flusso verso l’esterno dei piloncini di sostengo e, al contempo, riducendo la sezione (freccia verde) che va ad impattare per prima con l’aria. A completare il pacchetto le ormai classiche zanne che fungono da deviatori verso il sotto scocca (freccia rossa), una sorta di diffusore al contrario. Proprio questi flap presentano una superficie sempre più vasta considerando l’esilità del musetto, fatta eccezione il bulbo iniziale.

Più classica la forma dell’alettone anteriore che, seppur abbracciando il concetto dell’Outwash, non presenta una discesa verso l’esterno eccessiva per gli upper flap (freccia gialla) che, a loro volta, si chiudono a riccio nella parte centrale (freccia azzurra) per cercare di stabilizzare il vortice Y250 deleterio per il beccheggio della monoposto. Gli endplate presentano dei piccoli deviatori sul marciapiede che fungono da vorticatori per pulire il flusso che va a lambire il resto del corpo vettura.

Presente, sul musetto, lo sfogo per il sistema S-Duct, molto simile a quello della monoposto della passata stagione, attorniato da due piccoli deflettori a corna (frecce arancioni) per “mantenere” la vena fluida verso la zona dell’abitacolo.

Confermato il sistema Push Rod sulla sospensione anteriore, ma si è cercato di migliorare ulteriormente la pulizia aerodinamica. Nello specifico il braccio inferiore è collegato al portamozzo all’altezza del centro ruota (freccia gialla) per cercare di lasciare libera la zona sottostante e, di conseguenza, far lavorare al meglio i bargeboard e la zona centrale. Anche il puntone è posizionato in “maniera aggressiva”: ovvero al di sopra del telaio mentre è infulcrato all’appendice del portamozzo (freccia azzurra) per estremizzare il concetto del POU (Pushrod On Upright) così da stabilizzare al meglio l’avantreno e sfruttare al massimo gli pneumatici al variare delle condizioni esterne. Infine il triangolo superiore è stato ulteriormente rialzato (freccia rossa), per mezzo di un generoso Pivot, per pulire la zona antistante all’ingresso delle pance laterali. Riviste anche le prese dei freni: ora presentano diversi setti (freccia verde) per “distribuire” l’aria riservata all’impianto frenante e al soffiaggio delle ruote.

La zona centrale è stata completamente rivista: i bargeboard partono dalla base di quelli introdotti a Suzuka sulla W10, per poi essere modificati. Eliminato il profilo a boomerang, sostituito da due profili orizzontali (freccia verde) che convergono verso un profilo verticale che lavora in sinergia con i deflettori ai lati della pancia, simili a quelli visti nella passata stagione.

La modifica più consistente riguarda proprio l’ingresso delle pance laterali (freccia azzurra): in Mercedes hanno seguito la strada tracciata dalla Ferrari nel 2017, spostando in basso il cono anti intrusione e posizionando in alto l’imbocco delle fiancate. Queste, a loro volta, sono state mantenute lontane dalle ruote anteriori per lavorare in aria pulita e non perturbata. I vantaggi sono molteplici: la quantità d’aria che va ad alimentare le fiancate è aumentata, riducendo così il rischio di surriscaldamento della Power Unit, come avvenuto nei Gran Premi più caldi del 2019, oltre a creare un generoso sottosquadro (freccia rossa) lasciando ampio spazio al flusso va ad alimentare il fondo piatto (Downwash).

Confermati gli specchietti retrovisori soffiati (freccia verde) e ancorati alla scocca, per mezzo di due sostegni, che rivestono un ruolo di deflettori per indirizzare l’aria alle fiancate. L’airscope è rimasto pressoché identico con tre scomparti per alimentare raffreddare tutte le componenti della Power Unit (cerchio azzurro).

Le fiancate sono ancora più rastremate: riviste completamente la disposizione delle masse radianti e la forma del serbatoio della benzina. Infatti dietro la zona dell’abitacolo le pance scendono drasticamente verso il fondo piatto (linea azzurra) mantenendo la nervatura che fa da scivolo per il flusso sfruttando l’effetto Coanda e la differenza di pressione fra il fondo e la parte superiore della carrozzeria. L’intero complesso scende molto più repentinamente (linea gialla) tanto da azzerarsi verso la zona delle sospensioni pur carenandole.

Sulla sospensione posteriore, Pull Rod, si è cercato di alzare i bracci superiori con un generoso Bracket in virtù dell’aerodinamica (freccia azzurra), incrementando la portata dello scivolo del diffusore (freccia rossa). Confermata la Deck-Wing al termine della pinna del cofano motore (freccia verde), così come i due piloni di sostegno dell’alettone posteriore.

Quest’ultimo si presenta con un profilo principale leggermente a cucchiaio, le paratie verticali dotate di soffiature e nervature per schermare il diffusore dalle turbolenze generate dal rotolamento degli pneumatici posteriori.

Questa presentata è solamente la versione base della W11: il pacchetto Evo si vedrà nella seconda sessione di test e, se le premesse sono queste, a Barcellona vedremo una Mercedes ancora più estrema.

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Articolo e grafiche a cura di Michele Montesano