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La F1 muove capitali enormi e coinvolge partner globali. Non solo la pandemia: politica e notizie del mercato piloti degli ultimi giorni hanno fatto fluttuare sensibilmente il titolo in borsa. Cosa c’è dietro?

Chi lamenta una Formula 1 noiosa e senza emozioni, di certo non ne segue l’andamento in borsa. Lì proprio non annoia mai. Il valore del titolo FWONK legato a Liberty Media e quotato a New York, non attraversa una fase positiva. Dopo il crollo iniziato a marzo legato alla rapida cancellazione del Gran Premio d’Australia, il timore (poi confermato) di cancellazioni a raffica e di gare a porte chiuse ha portato ad un crollo del valore del titolo di oltre il 50% in pochi giorni.

PORTE CHIUSE

Le gare a porte chiuse spaventano almeno quanto le cancellazioni. E’ chiaro a tutti che Gran Premi a porte chiuse non sono uno scenario sostenibile. Senza pubblico è impossibile sostenere tutti i costi e gli investitori non gradiscono. Le difficoltà finanziarie di Liberty non tranquillizzano certo il mercato e il valore del titolo resta basso.

MERCATO PILOTI

Ma negli ultimi giorni anche le notizie legate al mercato piloti hanno condizionato il valore delle azioni con un rimbalzo nelle ultime ore. Meno 4,5% per l’addio di Vettel alla Ferrari; + 3,1% legato all’annuncio di Sainz in rosso il giorno seguente. Ferrari dunque sempre protagonista anche nell’aspetto di business che la lega alla F1. Le condizioni generali di incertezze sono indigeste per gli investitori, ma aiutano a capire la connessione globale fra tutte le componenti in gioco. E’ lecito, ad esempio, aspettarsi un ulteriore rimbalzo nel caso in cui Vettel dovesse accasarsi in Mercedes, garantendo una crescita del valore del titolo Daimler. Analoga la situazione legata al nome di Alonso, sostenuto proprio da Liberty e di cui si parla per un possibile ritorno in Renault.

Al contrario, un addio alla Formula 1 di un nome come Vettel si ripercuoterebbe addirittura negativamente sul titolo in borsa; un aspetto drammatico quando toccherà a Hamilton. Questo scenario, per ora non all’ordine del giorno, preoccupa certamente i vertici, considerato che la grandezza del brand del pilota inglese in alcuni paesi è decisamente superiore a quello della F1 stessa.

FRAGILITÀ

La natura stessa della F1, globale e dipendente da un’infinità di attori e di sponsor, la espone a una volatilità sui mercati e a fluttuazioni del titolo. Pensiamo solo a come, in questa fase, essere legata a una corporation del trasporto aereo come Emirates possa ripercuotersi negativamente su tutto il sistema; e lo stesso dicasi per altri interlocutori legati alla politica, così come partner quali aziende petrolifere, oltre che quelle legate al trasporto e al lusso. Un sistema ancora in trasformazione e definizione, in adattamento a questa nuova normalità. Ma tornano forti le voci secondo cui Liberty non potrà superare questa stagione ad introiti zero e potrebbe decidere di vendere tutto a fine stagione.

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Stefano De Nicolo’

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