Ferrari Binotto
Credits: Scuderia Ferrari Press Office

Sono ore agitate in casa Ferrari. Le dimissioni di Mattia Binotto dalla carica di team principal sono ora divenute ufficiali: quello che manca, però, è il nome di colui che andrebbe a sostituirlo. Tra i tanti aspetti meritevoli di attenzione, a balzare agli occhi è soprattutto il modo attraverso cui questa “crisi” è stata gestita a livello comunicativo dal Cavallino. Ufficialmente, infatti, la Ferrari ha solo emesso un comunicato prima di Abu Dhabi per smentire le voci di separazione dal team principal; ma da quel momento in poi, è partito un “silenzio radio” che, per usare un ossimoro, ha fatto ancora più rumore di mille dichiarazioni ufficiali.

Dalla smentita alla querelle Gazzetta-Alesi

Andiamo con ordine, però. All’origine di tutto ci sono state le indiscrezioni esplose dopo il Gran Premio di San Paolo, ovvero quello delle gomme da bagnato montate sull’asciutto a Leclerc. A lanciare la bomba relativa alla rottura tra Binotto e la Ferrari è stata La Gazzetta dello Sport, con la notizia che in poche ore ha fatto rapidamente il giro del mondo.

Dopo poche ore, la Ferrari è uscita allo scoperto con un comunicato ufficiale di smentita e confermando la fiducia nel manager reggiano, seppur in maniera molto asettica. Ed è a quel punto che nella contesa si è inserito a gamba tesa un personaggio molto amato nel paddock e molto vicino da sempre alla Ferrari: Jean Alesi.

Il francese, in diretta televisiva ai microfoni di Sky, ha usato toni forti a proposito delle anticipazioni lanciate dalla Rosea, definendola ormai lontana parente dal quotidiano di qualche anno fa, e molto più simile oggi ad un rotocalco gossip. Ribadendo il proprio concetto anche dalle colonne del Corriere della Sera (tra l’altro, aspetto assai curioso, appartenente allo stesso gruppo editoriale). La polemica è quindi continuata nelle scorse ore, con la Gazzetta che ha risposto a tono con un editoriale a firma del direttore Stefano Barigelli.

Mentre il confronto ha finito per assumere l’aspetto di una lite condominiale, nel paddock della F1 hanno iniziato a circolare i nomi degli eventuali successori, con il primo indiziato, (Frederic Vasseur) addirittura “bruciato” sul nascere. In tutto questo caos, però, uno dei protagonisti ha scelto di rimanere silente: si tratta proprio della Scuderia Ferrari.

I panni sporchi si lavano in casa: paga sempre?

In realtà, la strategia comunicativa assunta da Maranello non stupisce, perché assolutamente in linea con quanto visto nel corso degli ultimi anni. Rispetto ad altri team (top e non) del Circus, Ferrari lascia sempre trapelare molto poco dal suo interno, comunicando ancora meno. Molto spesso, le notizie più “succose” escono dalle solite “gole profonde”, che non mancano mai nel mondo del motorsport.

E qui, si innesta un altro ragionamento. Perché la teoria del “no comment”, da quando Binotto è al timone, viene applicata praticamente sempre, anche quando si tratta di ammettere eventuali errori commessi in pista da parte del team. Un esempio su tutti è stato il Gran Premio d’Ungheria, con il team principal che cercava di sviare l’attenzione dall’ennesimo strafalcione del muretto box, reo di aver montato gomme dure quando erano evidentemente inutilizzabili.

In Ferrari si è sempre cercato di lavare i panni sporchi in casa. Decisione sacrosanta e legittima, poiché sarebbe inutile dare in pasto alla stampa l’eventuale autore di un errore. C’è però un fattore: il silenzio stampa non può essere fine a sé stesso. Un sano e costruttivo confronto interno ci deve essere, sempre e comunque. A Maranello, oltre ad aver minimizzato i macroscopici errori commessi nel corso della stagione, l’assetto interno del team è rimasto immutato, quasi a voler dare l’impressione che la stabilità dovesse ad ogni costo prevalere sul resto. Solo una scelta o si è trattato di una carenza di leadership che ha finito per incrinare i rapporti tra i vertici ed il team principal?

Ora occorre chiarezza

Da tutta la confusione e il rumore che adesso circonda la Gestione Sportiva, Ferrari deve cercare di estrarre il meglio per il futuro, perché il 2023 è già iniziato. Con Binotto esautorato, non si può più perdere tempo con faide interne e regolamenti di conti, perché gli avversari, nel frattempo, se la stanno certamente “ridendo” nei loro uffici oltre Manica.

La chiarezza sarà un fattore fondamentale per tornare ad essere vincenti. Chiarezza prima di tutto interna, verso i piloti. Difficilmente Leclerc sarà disposto a mandar giù bocconi amari (per non dire avvelenati) come quest’anno, per poi vedersi costretto al silenzio da qualunque sorta di diktat. Oltre a ciò, una maggior apertura verso il mondo esterno non guasterebbe, mostrandosi molto più proattivi per vie ufficiali, e non facendo parlare chi non ha titolo, e spesso finisce per esagerare.

Ora, la questione Team Principal si risolverà, speriamo, in poche settimane. Per il resto, però, ci vorrà molto più tempo, perché si tratta di un vero e proprio cambio di mentalità, cosa notoriamente non semplice da ottenere. Soprattutto dalle parti di Maranello.

Nicola Saglia

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