La nuova Renault, svelata al pubblico solo "virtualmente"

Benvenuti in questa nostra nuova rubrica, che da oggi in poi vi terrà compagnia ogni volta che vi andrà di leggere un “parere non conforme” sul motorsport. Sarà un format un po’ particolare: una vera e propria “visione personale” su un qualsiasi argomento relativo al mondo dei motori. Un’idea, un’opinione, insomma: un…“punto di pista” (applausi alla fantasia, grazie)!

In questo episodio “pilota”, dato che siamo ancora a motori spenti per quanto riguarda gli sport motoristici, vorrei dire la mia sulle presentazioni delle nuove monoposto F1 a cui stiamo assistendo in questi giorni. Non voglio ovviamente partire col “pippone” su cosa sia cambiato per le varie monoposto, se le livree sono belle o brutte, o se le macchine sembrano veloci. Per queste cose trovate già carrettate di articoli sul nostro sito, dove i miei esimi ed esperti colleghi sapranno elencarvi tutto ciò che c’è da sapere e anche di più.

In tutta onestà, invece, io vorrei esprimermi su una sorta di “tristezza sportiva” che aleggia nella mia testa quando assisto alle presentazioni delle F1 attuali. Chi è abituato come me alla vecchia scuola, sono sicuro che sarà d’accordo con quanto sto per dire. Per questioni anagrafiche non andrò ovviamente troppo indietro, ma basta già ricordare gli Anni ’90 per rendersi conto di quanto il succo sia cambiato. Ricordo benissimo cosa significava a quel tempo presentare la nuova macchina: a Maranello ad esempio la fabbrica era in subbuglio, con una ristretta élite di selezionati a fare da pubblico in prima persona.

Erano i tempi in cui ancora i team di Formula Uno si consideravano “costruttori di auto”. Il senso infatti era solo quello: far vedere in fretta la nuova macchina per poi portarla subito in pista e capire cosa ci fosse da fare per la prima gara. Non posso dimenticare quando, la sera stessa dopo la presentazione della nuova F1, Schumacher già macinava chilometri a Fiorano con i curiosi a bordo rete. Si respirava solo benzina, e tutto il resto era optional. Adesso invece tutto è diverso. La Formula Uno sta via via diventando un po’ come il wrestling dove, come si sa, ci sono più attori che sportivi.

Basti pensare che la Rossa quest’anno ha presentato la vettura a “teatro”, con tanto di orchestra e file di violini. Non si è più costruttori di vetture, ma si è protagonisti di uno spettacolo televisivo mondiale. E per giunta il regolamento stesso poi rincara la dose, vietando ogni tipo di test e limitando le prove ai simulatori. In poche parole, dopo il velo ora vanno tutti a giocare alla Playstation, che è come se Rocky, anziché spezzarsi la schiena e allenarsi, avesse passato il tempo a guardare i video di pugilato su Youtube per battere Apollo Creed.

Per carità, secondo me la Formula Uno rimane lo sport più bello del mondo. Ma a mio modo di vedere si è completamente persa quella vocazione pura di pensare più alle gare che allo spettacolo. La domanda infatti rimane una: oggi sono le gare di F1 che danno spettacolo, o è lo spettacolo che riempie il palinsesto delle gare di F1?

Daniel Limardi

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