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Credits: Twitter Mercedes AMG

Max Verstappen consolida la vetta della classifica iridata trionfando nel Gp degli Stati Uniti, conquistando la vittoria numero sette in stagione, la numero diciotto in carriera. Un’affermazione ottenuta grazie ad una strategia pianificata dal muretto Red Bull e messa in pratica in maniera perfetta dal pilota olandese che anche sul suolo americano ha dimostrato una maturità e una sagacia tattica da… Campione del Mondo.

Unico neo, se vogliamo trovare il pelo nell’uovo, della prestazione di Verstappen è lo start, dove l’olandese si fa sorprendere da Lewis Hamilton perdendo la prima posizione conquistata in maniera perentoria nella qualifica del sabato.

RED BULL GIOCA D’ANTICIPO

A far saltare il banco delle strategie, fermo restando che le previsioni della vigilia da parte della Pirelli ipotizzavano due soste, è proprio la Red Bull che proprio con Max Verstappen anticipa la prima sosta, facendo rientrare l’olandese già al giro 11. La reazione della Mercedes non è immediata e, infatti, Hamilton viene fatto rientrare solamente 4 giri dopo, con l’anglo-caraibico che rientra in pista con un ritardo di ben sei secondi dal rivale olandese.

STRATEGIA CRUCIALE

Ma è in occasione della seconda sosta che Verstappen e la Red Bull costruiscono la vittoria di Austin. Dal muretto di Milton Keynes, siamo al giro 30, richiamano per la seconda volta l’olandese  in quella che, a primo impatto, sembra una chiamata anticipata, con Hamilton che si riprende la vetta della gara con un vantaggio che oscilla tra i 16 e i 18 secondi. Con Verstappen in modalità risparmio gomme, è la Mercedes a dover decidere cosa fare: tentare di arrivare fino in fondo o richiamare Hamilton ai box?

ECCESSO DI FIDUCIA MERCEDES?

Il ragionamento e i calcoli della scuderia Campione del Mondo durano lo spazio di 8 giri: Hamilton viene richiamato ai box con un vantaggio su Verstappen di tredici secondi. E’ piuttosto chiaro l’obiettivo della Mercedes di cercare l’assalto all’olandese nel finale, forte del possibile degrado delle sue gomme. Un eccesso di fiducia verso la vettura e il passo di Hamilton del box teutonico oppure semplicemente una strategia sbagliata?

ASSALTO FALLITO

In effetti il ritmo imposto da Hamilton al finale di gara è da “Hammer Time”, con il sette volte Campione del Mondo che a cinque giri dal termine e sotto i due secondi di distacco da Verstappen. Ma la sapiente gestione gomme dell’olandese, bravo a non forzare il ritmo appena fuori dai box dopo la seconda sosta, si concretizza proprio nei giri finali quando ad Hamilton non viene mai data la possibilità di attaccare la prima posizione.

VITTORIA PESANTE

Per Verstappen la vittoria di Austin ha molteplici significati. Oltre a fargli aumentare il vantaggio su Hamilton a cinque gare dal termine della stagione, mette ancora più pressione ad una Mercedes e ad un Hamilton sconfitti in quella che, sulla carta, era una pista a favore della scuderia anglo-tedesca. E in un campionato così tirato e dove il dettaglio può fare la differenza, quello psicologico è un fattore da non trascurare.

Vincenzo Buonpane

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