Verstappen F1 Sprint Qualifying

Archiviata la prima Sprint Qualifying nella storia della F1 con la pole/vittoria di Max Verstappen, è giunto il momento di trarre le prime conclusioni. L’esordio di questo nuovo format nasce da una continua, a tratti spasmodica, ricerca dello spettacolo. Il risultato è chiaro: un mini-GP in cui lo spettacolo c’è solo a centro gruppo, dove i piloti non hanno nulla da perdere.

Viene dunque spontaneo chiedersi che senso abbia stravolgere un format di qualifiche collaudato, che funziona bene e accontenta tutti, in funzione di una gara breve che sul lungo termine potrebbe avere il risultato opposto rispetto a quello ricercato.

Parliamoci chiaro: lo spettacolo c’è, ma non tra i piloti che si giocano il Mondiale, e a lungo andare anche a centro gruppo si tenderà a non rischiare più, a conservare la posizione e dunque a rendere noioso anche l’escamotage volto a spettacolarizzare il tutto.

IL FORMAT E COME NASCE

La Sprint Qualifying si propone come alternativa alla tradizionale qualifica a eliminazione in vigore dal 2006. Il format è collaudato, l’unico cambiamento è avvenuto nel 2016 (con l’eliminazione a tempo, un disastro sotto ogni punto di vista), e nessuno si è mai lamentato delle tre sessioni per un totale di un’ora.

Il disastro del 2016 è durato solo due gare. Quell’anno l’eliminazione era a tempo, nel senso che l’ultimo pilota aveva 180 secondi per far segnare un riferimento valido. L’obiettivo era quello di movimentare le sessioni, aggiungendo l’incognita del countdown, ma alla fine il risultato è stato l’esatto opposto: in Q3 si poteva scoprire con minuti d’anticipo la griglia di partenza. Da lì le critiche da parte di team, piloti e pubblico, con la decisione di tornare al format del 2006.

L’ALTERNATIVA CONCRETA

L’alternativa concreta, visto che la qualifica è da sempre basata sui tempi sul giro, è rappresentata dal format adottato in Formula E. Nel campionato 100% elettrico la qualifica è per gruppi, quattro per l’esattezza, composti in base alla classifica generale.

Il primo gruppo, composto dalla top 6, è inevitabilmente penalizzato rispetto all’ultimo, composto dagli ultimi 6 piloti in classifica. La pista, che va man mano a gommarsi, favorisce dunque i gruppi che girano più tardi, consentendo un rimescolamento continuo della griglia di partenza.

Al termine della qualifica a gruppi, i primi 6 piloti ad aver fatto segnare i migliori tempi si sfidano sul giro secco in Superpole. Ancora una volta dunque va a rimescolarsi la top 6, e le sorprese non mancano.

STRAVOLGERE PER PURO SPETTACOLO

La Formula 1 è in continua evoluzione e continua a rappresentare la massima espressione della velocità e della ricerca tecnologica in ambito motoristico. Da sempre, con i cambi regolamentari, c’è stato un team che ha saputo lavorare meglio degli altri consentendo di fatto un dominio che, il più delle volte, è perdurato nel tempo.

Siamo però in prossimità di un cambio regolamentare che stravolgerà le vetture, e molto probabilmente mescolerà le carte in tavola. Cercare ora di creare spettacolo, con la Sprint Qualifying strutturata in questo modo, non ha alcun senso. Già in altre categorie automobilistiche abbiamo avuto modo di vedere la sprint race, ma con un regolamento differente e ben strutturato (ad esempio in F2 e F3 c’è l’inversione di griglia).

Il risultato odierno ha mantenuto pressoché inalterato l’ordine di partenza stabilito nelle qualifiche di venerdì, secondo il tradizionale format con tre sessioni a eliminazione. I cambiamenti sono stati minimi, nulla di sconvolgente tranne l’ottima pole position di Verstappen e il ritiro di Perez che, domani, partirà ultimo o dai box.

Spettacolarizzare un weekend di gara, stravolgendo il format per ottenere un risultato pressoché identico a quello che avremmo visto dopo la Q3, non si può considerare un successo. Il pubblico ha assistito a una gara durata 25 minuti anziché a un’ora di qualifica piena. Oltre a snaturare l’essenza di questo sport, abbiamo perso l’occasione di vedere tre sessioni a eliminazione che sarebbero potute essere imprevedibili per assistere invece a 17 giri con il risultato quasi scontato.

La Sprint Qualifying, così com’è ora, non va bene e per aumentare lo spettacolo, andrebbe modificata o eliminata del tutto. Ben venga il cambiamento, purché faccia bene alla Formula 1 e al pubblico che, dopo 71 anni, continua a seguire questo sport.

Beppe Dammacco

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