Arabia Saudita Jeddah
Credit: profilo Twitter Alfa Romeo Racing

La Formula 1 ha fatto il suo esordio in Arabia Saudita con una gara che, a suo modo, passerà alla storia: il circuito di Jeddah rappresentava una grossa incognita all’inizio del fine settimana. Alla fine della gara ci siamo chiesti se il tracciato fosse da bocciare e con l’aiuto della telemetria possiamo analizzare alcune particolarità di questo circuito, cercando di dare una risposta alla domanda.

Flat-out per tre quarti di giro

Secondo le proiezioni di Mercedes AMG prima del debutto, le PU avrebbero dovuto correre a tavoletta per il 79% della distanza sul giro. Secondo alcuni osservatori il dato era troppo elevato, ma i dati reali hanno rilevato una realtà non dissimile da quanto pronosticato.

Per le nostre analisi prenderemo in considerazione i giri migliori di qualifica. Per quale motivo? Perché i giri di qualifica sono gli unici nel fine settimana dove è lecito e consentito dare tutto, quindi siamo sicuri di non vedere prestazioni inficiate da considerazioni basate sul “risparmio” o rallentamenti dovuti ad altri fattori esterni.

Vediamo la mappa dell’acceleratore di Lewis Hamilton nel suo giro veloce in qualifica a Jeddah:

In marrone (ci rendiamo conto che la scelta dei colori sia pessima…) evidenziamo i punti in cui l’unità termica girava con la farfalla completamente spalancata. Come si nota, la maggioranza del tracciato viene colorata in marrone. Il resto delinea settori in cui la pressione sull’acceleratore sia limitata. Questo “utilizzo estensivo” sul pedale del gas somiglia parecchio a quanto succede a Monza. Bottas nel suo giro di qualifica sull’Autodromo ha “disegnato” quanto segue:

Jeddah però rientra nei tracciati cittadini. Come Montecarlo, in cui l’utilizzo dell’acceleratore da parte di Leclerc, nel giro della pole-position quest’anno, risulta molto differente:

Un piccolo problema enorme

La conformazione di Jeddah prevede una sede stradale molto stretta, con muri vicinissimi e praticamente nessuna via di fuga. Monza, per esempio, presenta una sede stradale mediamente più larga, vie di fuga e muretti non a ridosso della pista. Prima conseguenza: il tipo di tracciato del GP d’Arabia Saudita non va molto d’accordo con i sorpassi. Teniamo conto che le monoposto attuali hanno carreggiate attorno ai due metri e passo intorno ai cinque metri. L’ingombro di una grossa berlina, tanto per intenderci.

Seconda conseguenza: la velocità media al giro (attorno ai 250 km/h) e gli spazi angusti vanno poco d’accordo con le riduzioni di velocità (giri di rientro o situazioni di pericolo, per esempio). Il pericolo di trovarsi con ingorghi tipo GP di Macao in Formula 3 sono praticamente all’ordine del giorno ed è andata bene che ci sia stato solo un tamponamento che ha visto vittima Mazepin.

Differenti piloti, differenti PU…

Andiamo infine a vedere come su un tracciato così relativamente semplice da comprendere, si comportino i piloti alla guida di monoposto diverse, con prestazioni e PU diverse. Andiamo a considerare quindi i seguenti giri di qualifica:

  • (1) Lewis Hamilton, 1:27.511 (Mercedes), utilizzato come grafico di riferimento
  • (3) Max Verstappen, 1:27.653 (Red Bull – Honda)
  • (4) Charles Leclerc, 1:28.054 (Ferrari)
  • (9) Esteban Ocon, 1:28.647 (Alpine)

In pratica ogni vettura, viene portata al proprio limite in maniera diversa, con un utilizzo dei vari parametri diverso. A parte le differenze velocistiche e l’impiego differente del rapporto del cambio e del numero di giri, notiamo che tutti i competitor di Hamilton sul finire del primo terzo di pista impieghino ad intermittenza il freno per inserire le vetture nella parte più “guidata”, mentre l’inglese si può permettere di controllare il tutto con la sola pressione sull’acceleratore.

Conclusione

Questo tipo di minime differenze, peraltro comuni ovunque sui tracciati del Mondiale, possono portare ad incomprensioni e sviste che vengono amplificate dal disegno angusto del tracciato. In più, la Direzione Gara pare non essere stata in grado di legiferare in maniera puntuale ed efficiente sui vari episodi di gara, generando un grosso livello di anarchia e confusione.

Episodi come quelli visti durante questo fine settimana sono inutilmente pericolosi e non al passo con i dettami della Formula 1 moderna. Bisognerà cercare di trovare qualche correttivo, se possibile, per le edizioni future della gara. Perché va bene onorare il nuovo munifico sponsor del Circus con una gara, ma bisogna tenere conto anche dei tifosi, che da casa non hanno di sicuro voglia di vedere un pericoloso autoscontro in cui la polemica complottista risulta all’ordine del giorno.

Luca Colombo

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