sprint race f1

Esistono dei capisaldi, in ogni sport, dai quali non si può prescindere. Tradizioni decennali e consolidate, se vogliamo leggerla diversamente. In sintesi: certe cose è meglio non toccarle. La Formula 1, sin dai tempi della sua fondazione, verte intorno all’evento che indiscutibilmente rappresenta l’apice e la degna conclusione del suo fine settimana: il Gran Premio della domenica pomeriggio.

Un rituale in grado di calamitare l’attenzione a livello globale, il momento topico atteso da ogni appassionato, la fase in cui il lavoro di piloti e team trova concreta attuazione. Nel corso degli anni, le proposte per variare il format delle gare si sono distinte per la propria originalità, pur non trovando mai una concreta attuazione: vuoi per la scarsa fattibilità, vuoi per la volontà di non andare a scalfire una tradizione ormai consolidata.

DOMENICALI APRE ALLA SPRINT RACE

Hanno fatto quindi discutere le recenti dichiarazioni del nuovo CEO Stefano Domenicali, a proposito della possibilità di adottare nuove formule in grado di rendere più spettacolare il week-end. Tra di esse, una volta accantonata l’idea della reverse grid, rimarrebbe in piedi quella di una Sprint Race da svolgere al Sabato. Una sorta di antipasto del Gran Premio vero e proprio, sullo stile di quanto avviene già in Formula 2, ma con l’obiettivo di definire la griglia di partenza della gara domenicale. Con tanto di punteggio da assegnare ai primi classificati.

“Stiamo guardando con attenzione – ha detto Domenicali – a quello che potrebbe essere l’approccio ideale verso le cosiddette Sprint Race del sabato. Valutando se possano già essere sperimentate nel corso di questa stagione. Ne stiamo discutendo con i team nelle apposite sedi. Credo che questa sia l’unica possibile variazione al format al momento auspicabile”. Parole che inevitabilmente hanno accesso il dibattito tra appassionati e addetti ai lavori.

IL GRAN PREMIO E’ ANCORA UN…EVENTO?

L’eccessivo infoltimento del calendario ha già dato di per sé un duro colpo al Gran Premio inteso come “evento”. La recente escalation degli appuntamenti iridati, che vedrà toccare nel 2021 la quota-record di 23 Gran Premi, ha di fatto parzialmente annullato l’hype di un tempo, quando era necessario dover attendere le canoniche due settimane tra una gara e l’altra. Questo rischiando di rendere quasi abitudinaria (e quindi meno attraente) la manifestazione e l’interesse, anche televisivo, degli spettatori meno fidelizzati. Un solo dato basterebbe ad evidenziarlo: dalle 162 gare svoltesi nel decennio 1990-99 si è passati alle 198 di quello da poco concluso, con un incremento pari al 22,2%.

Adottare una gara sprint al Sabato non farebbe altro che accentuare questo duplice aspetto. Per non parlare del sovvertimento delle statistiche, anche se in questo caso si entrerebbe in un campo già pesantemente condizionato (ad esempio) dalle novità introdotte al sistema di punteggi. In conclusione: non si deve per forza essere contro le nuove proposte. Ben vengano, se possono contribuire ad allargare la fanbase della Formula 1, magari abbracciando anche le nuove generazioni. Ma la ricerca dello spettacolo fine a sé stesso è una strada che ben difficilmente può incontrare il favore del pubblico più affezionato. Lo show-business a stelle e strisce può attendere.

Marco Privitera

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