Le due facce del momento della Ferrari: in affanno in pista, in forma in Borsa. Mentre lacune tecniche, errori progettuali e ritardi negli sviluppi rendono la stagione della Ferrari in Formula 1 un incubo, ordinativi, nuovi modelli e performance in Borsa fanno sorridere azienda e investitori. Pista e mercati legati ma lontani.

5 anni di crescita

Se mancano podio e champagne, per festeggiare c’è la campanella di Wall Street. La peggiore stagione in F1 degli ultimi 30 anni fa da contraltare ad un anno di crescita del titolo. Il marchio Ferrari rimane infatti uno dei brand più ambiti e solidi al mondo. Se i risultati in pista si preannunciano deludenti anche nel 2021 sui mercati il titolo vola, forte di ordinativi, nuovi modelli e una pausa covid che ha sgonfiato i volumi dei ricavi senza affossare la produzione. La striscia positiva prosegue ininterrottamente da 5 anni, da quando il titolo debuttò in Borsa a Milano e New York con il nome RACE per volere di Sergio Marchionne. In un lustro il valore delle azioni è quadruplicato passando da poco più di 50$ al massimo registrato qualche settimana fa di 199$.

Azienda e pista, mondi legati ma lontani

I risultati della Ferrari, in questo caso negativi della pista, non influiscono sul prezzo del titolo in Borsa che anzi, da luglio in poi (data di inizio del campionato) è cresciuto del 15%. L’azienda ha saputo resistitere e ora riparte. Nel secondo trimestre i ricavi sono scesi in 12 mesi da 1,2 miliardi a 675 milioni di $, considerato che il lockdown ha portato alla produzione di 2000 vetture in meno. Una situazione che comunque non ha toccato i livelli occupazionali nè portato a riduzioni dell’organico. Ciò che l’azienda dovrà però gestire nei prossimi mesi saranno circa 300 dipendenti della Gestione Sportiva da ricollocare a causa del budget cap imposto dalla prossima stagione ai team di Formula 1.

La grane della F1

Rimane la pista l’unico cruccio di un’azienda nuovamente ai vertici delle classifiche mondiali per appetibilità del brand. Ritiri e prestazioni da fondo griglia imbarazzano i tifosi e ne siamo certi anche la dirigenza. La quale però mantiene le comunicazioni al minimo e rinnova la fiducia al gruppo di Mattia Binotto. I termini dell’accordo segreto con la Federazione Internazionale durante l’inverno hanno viziato un progetto che con non avrebbe comunque con tutta probabilità partorito una macchina vincente. Le scarse prestazioni evidenziano difetti nella SF1000 che i cavalli mancanti del motore avrebbero mascherato solo in parte. Le povere classifiche minano serenità e concentrazione di team e piloti. Uno dei quali ha peraltro la valigia pronta in attesa di lasciare la squadra, messo alla porta durante il lockdown con modalità discutibili. A questo si aggiungono le difficoltà di comunicazione con la stampa italiana, che inaspriscono ancor di più l’umiliazione per il granitico dominio di una Mercedes quasi infallibile.

Il futuro e le sorprese

Come dichiarato dal presidente Camilleri, Ferrari sta considerando da vicino altre categorie come la Indycar e Le Mans nella categoria prototipi. Nell’endurance la casa del cavallino ha infatti sempre corso solo nella categoria GT, ma c’è voglia di esplorare nuove realtà per andare oltre alla sola Formula 1. Il presidente ha invece escluso la possibilità di impegnarsi in Formula E, al contrario di molte altre case automobilistiche. Categoria giudicata infatti troppo standardizzata e lontana dal dna dell’azienda che fa di ricerca e sviluppo la parte integrante del reparto corse. Lontana anche dalla direzione commerciale del marchio che sta applicando la tecnologia ibrida solo a modelli di supercar a tiratura limitatissima.

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Stefano De Nicolo’

 

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