F1 Campionati 24 gare
Carlos Sainz e i tecnici McLaren prima del via in Turchia

Con la bozza del calendario 2021 sul tavolo, il CEO della F1 Chase Carey ha auspicato per il futuro del Circus campionati da 24 gare. Da qui la nostra domanda: la massima Formula ha davvero bisogno di campionati così lunghi?

Chase dixit

Durante una recente riunione virtuale con i partner della Formula 1 Chase Carey ha affermato: “Guardando oltre il 2021, continuiamo a sentire grande entusiasmo da parte delle location nel mondo per ospitare la Formula 1. (…) Ci aspettiamo di arrivare ad un calendario di 24 Gran Premi nei prossimi anni e probabilmente faremo la rotazione di alcune gare. (…) Ma (tali rotazioni, ndR) saranno limitate, perché le collaborazioni a lungo termine continuano ad essere la nostra priorità.”

Conti alla mano, date 52 settimane per anno, il piano di Carey comporterebbe quasi la metà dei fine settimana annuali coperti da un GP di Formula 1. Il Circus ha davvero bisogno di questa sovraesposizione?

Per ora, quella del CEO uscente è solo una visione e non è detto che la “nuova gestione” con Stefano Domenicali al timone confermi gli intenti. Sicuramente (e la chiusura forzata dei primi mesi del 2020 ne hanno dato prova) il prodotto F1 ha un bisogno disperato di girare in pista per far girare la propria economia.

Compressione nelle date

Per le scuderie, uno dei grattacapi correlati al Mondiale arriva dalla logistica. Un numero di gare elevato comporta sicuramente una compressione nei tempi tra un GP e l’altro. I triple-headers, introdotti nel 2018 e riportati in auge dal rimaneggiamento forzato del calendario 2020, non sono amati dai team.

A luglio Andreas Seidl della McLaren aveva dichiarato che i triple-headers “non possono essere il nuovo standard per le stagioni future”. Toto Wolff della Mercedes, leggendo la bozza del calendario 2021 ha dichiarato che “i triple-headers presenteranno il conto al personale”.

Il pensiero di Wolff, supportato da Guenther Steiner della Haas, è piuttosto lineare: i beneficiari del giro economico generato da più gare saranno sì le scuderie, ma bisogna capire quanto il meccanismo sia sostenibile, soprattutto pensando a chi lavora in pista. Dave Robson della Williams rincara la dose: con un calendario lungo e complesso anche il supporto da remoto diventerà “fenomenalmente difficile”.

Oltre la logistica

Se le scuderie hanno sollevato perplessità rispetto alla logistica (tra l’altro in chiave 2021), all’orizzonte possiamo intravvedere altri nodi da sciogliere. Calendari molto estesi fanno diventare i team delle “agenzie viaggi”, dove la voce delle spese per le trasferte va a stridere con l’introduzione del budget cap.

Le recenti vicende relative al GP del Vietnam sottolineano in maniera piuttosto evidente come definire ed onorare i contratti sia una materia complicata, soprattutto in un contesto dove i nuovi player giocano al ribasso e gli assetti finanziari sono messi a dura prova dagli effetti della pandemia.

Inoltre, proprio in merito al Covid-19, oggettivamente non sappiamo ancora prevedere sul breve periodo una “terza ondata”, colpi di coda del virus ed effetti indotti; eppure, leggendo la bozza di calendario 2021, le premesse sembrano parlare di una situazione sotto controllo.

Il pubblico

Un altro punto da considerare riguarda l’appeal del prodotto F1 sul pubblico, non esattamente ai livelli prospettati da Liberty Media.

Teroricamente, aumentare il numero di GP per aumentare il “monte ore” consumato dai fan davanti alla F1 non è un discorso del tutto campato per aria. Bisogna tuttavia considerare due fattori in questa equazione: l’influenza dell’andamento del campionato (un Mondiale più combattuto fa da “calamita”) e l’interesse che suscita il Circus nel Paese ospitante.

Ampliare il numero dei mercati coinvolti aiuta sicuramente nel far girare di più l’economia del prodotto e nell’allargare il bacino di pubblico, ma d’altra parte può andare a scontrarsi con le esigenze dei palinsesti televisivi o degli endorsment della massima Formula.

Per quanto cinico possa suonare, oggettivamente l’appoggio a determinate iniziative ha un effetto pubblicitario. Un anno da globetrotter e gare in Paesi come l’Arabia Saudita non suonano bene con le iniziative green e sociali di cui la Formula 1 si fa portabandiera. E l’effetto pubblicitario sperato potrebbe perdersi.

Conclusioni

Per la configurazione odierna del mercato, la Formula 1 deve dare un segno di vita ai propri partner ed investitori. Deve dare l’impressione di essere una scatola in cui i capitali possono girare. Possiamo interpretare le affermazioni di Chase Carey solo mediante questa chiave di lettura.

Oggettivamente, calendari da ventiquattro gare sembrano esagerati e davvero poco sostenibili, nonostante la Formula 1 abbia una storia di adattamento sorprendente in risposta a problemi visti come insuperabili.

La Formula 1 non ha bisogno di allungare la minestra: ha bisogno di ridarle il gusto. La pandemia ha messo in luce parecchi problemi sottopelle della massima Formula. Una sovraesposizione potrebbe causare un’implosione e far collassare la struttura al suo interno (i campanelli d’allarme ci sono tutti).

Probabilmente le affermazioni di Carey sono state solo una boutade per smuovere le acque. Sulla questione calendario, alla luce delle sfide del mondo attuale e dopo il Covid-19, bisognerà lavorare seriamente. Ne va del futuro di questo sport.

Luca Colombo

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