Honda Verstappen
Credit: Iwao, CC BY-SA 2.0 , via Wikimedia Commons

Dopo anni di attesa Max Verstappen ha “riportato” il Piloti nelle mani di un pilota spinto da un motore Honda: non succedeva dal 1991 e, andando ad aprire i cassetti della memoria, il rapporto tra la famiglia Verstappen ed il marchio giapponese è legato da uno strano filo rosso.

Teniamo in mente un anno, il 1991, quando Ayrton Senna vince il suo terzo ed ultimo Mondiale, al volante di una McLaren – Honda. Primo fatto sensazionale: prima di rivedere un altro pilota con le insegne Honda in cima al tetto del mondo bisognerà aspettare il 2021, con Max Verstappen, alla guida di una Red Bull – Honda. Secondo fatto sensazionale: proprio in quell’anno trionfale da Tokyo decidono di lasciare il Circus.

Il 1992 vedrà per l’ultima volta negli Anni Novanta una vettura con il marchio Honda al via dei Gran Premi di Formula 1. Nonostante tutto i giapponesi hanno ancora un ambizioso sogno nel cassetto: entrare nel Circus come scuderia, non solo come fornitori. La leggenda vuole che Tokyo finanzi dei progetti da “dopo lavoro” che vedono la strada della pista in qualche test privato a Suzuka.

Gli Anni Novanta sono degli anni in cui non è raro scendere in pista con una monoposto-test per vedere come girano le cose. Per rimanere in ambito giapponese, come dimenticare il progetto della Dome F105 (1995), che avrebbe dovuto essere una squadra B del marchio di Tokyo. Del resto il nome Honda rimane comunque nel giro del Circus grazie al preparatore Mugen, che porta avanti (con un’oculata gestione finanziaria) la presenza giapponese in Formula 1.

Intorno alla fine del Millennio corre voce che la Toyota abbia intenzione di entrare in grande stile nel Circus. Honda non può farsi trovare impreparata al confronto con l’altro colosso giapponese, quindi nel 1998 getta le basi per un clamoroso ritorno, in veste da Costruttore. In maniera piuttosto “calma”, Honda ricerca personale per la gloriosa struttura HRD (Honda Racing Department) in Gran Bretagna.

Le cattive acque in cui naviga la Tyrrell fanno sì che Honda possa pescare nella scuderia dal glorioso passato. Primo colpo: il capo progettista sarà Harvey Postlethwaite. Nel 1998 il progetto della monoposto è pronto: linee convenzionali e pulite, realizzate da Dallara. La monoposto c’è, ma non serve a nulla se manca il pilota a cui farla testare. Secondo colpo: Postlethwaite si ricorda di un pilota con cui ha avuto a che fare in tempi recenti, Jos Verstappen.

Jos nel 1999 non ha un volante: il pilota ha velocità, ma la troppa irruenza e il “girare” tra scuderie sbagliate hanno praticamente messo l’olandese in panchina. Verstappen diventa il tester per la nuova vettura, la RA099, che promette bene. Prima di tutto mostra un’affidabilità a prova di proiettile. In secondo luogo, comparando i tempi con le scuderie fornite dai preparatori Renault (Williams e Benetton), la velocità è molto buona.

Verstappen ha un contratto triennale in mano ed una monoposto potenzialmente competitiva per il 2000. Il programma dei test, molto fitto, prevede anche due sessioni in pista con le monoposto dell’anno in corso, ma il 15 Aprile 1999 (prima del test a Jerez) un attacco cardiaco porta via Harvey Postlethwaite. Così come la salute volta improvvisamente le spalle al tecnico, Honda chiude il progetto per il ritorno nel Circus.

Cosa abbia oggettivamente spinto il management giapponese in questa decisione drastica rimane un mistero. Si può pensare che l’accordo stretto con la BAR per la fornitura delle unità motrici dal 2000 in poi abbia spinto i giapponesi a riconsiderare l’ingresso nel Circus in maniera più “soft”, arrivando a diventare scuderia progressivamente con il tempo. Cosa del resto successa, dal 2006 fino al 2008.

Sfortunatamente per Jos Verstappen, il destino volta le spalle nel momento in cui si prospettava un deciso cambio di marcia nella sua carriera sportiva. Da lì a poco Jos uscirà dal giro della Formula 1 “guidata”, per poi riaffacciarsi in una veste più defilata con il figlio. Proprio Max Verstappen, ventidue anni dopo, chiuderà il cerchio della storia regalando alla Honda la gioia di vedere un proprio pilota in cima al campionato Piloti, trent’anni dopo Ayrton Senna.

Luca Colombo

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