Credits: facebook.com/XaviForesOfficial

Si è chiusa con un quinto posto il Bol d’Or del centenario di ERC Endurance Ducati, un risultato che lascia l’amaro in bocca per la vittoria sfumata a un ora dalla bandiera a scacchi. Ne abbiamo parlato con Xavi Fores pilota del team tedesco che grazie al supporto di Ducati Corse punta alla vittoria del FIM EWC. Una gara complicata corsa per quindici ore solo in coppia con David Checa e con due cambi frizione che sono costati una storica vittoria. “La MotoE? Non ci correrò nel 2023, non gli si da il giusto spazio“.

UN BOL D’OR RICCO DI COLPI DI SCENA

E’ stato un weekend impegnativo quello appena trascorso con tanti campionati in pista con appuntamenti importanti. Tra questi il FIM EWC che sul circuito francese di Le Castellet ha chiuso la stagione 2022 con l’edizione del centenario del Bol d’Or. La classica francese ha visto vincere la Yamaha #333 di Viltais Racing Igol con il titolo mondiale andato a F.C.C. TSR Honda France. La gara è stata un’ecatombe per i motori della case ufficiali tanto che dopo sole tre ore l’unica casa a non aver problemi è stata la Ducati #6 di ERC Endurance. Xavi Fores, David Checa e Chaz Davies hanno così condotto la gara fino a poco più di un ora dalla bandiera a scacchi. Quando un problema alla frizione ha costretto la Ducati ad una lunga sosta ai box.

Abbiamo visto che già prima di metà gara avevate avuto un problema alla frizione. Anche la seconda sosta ai box è stata dovuta a quello?

Il cambio della frizione era già previsto, perché siamo ancora in fase di sviluppo in quell’area con Ducati. Sapevamo che avremmo dovuto cambiare la frizione, ci aspettavamo di cambiarla alla dodicesima ora di gara. Purtroppo abbiamo dovuto cambiarla prima, intorno alla decima ora. Questo ci ha messo un po’ in ansia perché se avessimo cambiato la frizione dopo la dodicesima ora eravamo certi di arrivare fino a fine gara. Avendolo fatto prima delle dodici ore di gara abbiamo non ci ha fatto stare tranquilli“.

Non è bastato però…

Noi abbiamo cercato di salvare il più possibile la moto. Abbiamo gestito il più possibile il motore, le gomme, i freni… Avevamo due o tre giri di vantaggio sul secondo in classifica e quindi abbiamo alzato il nostro passo di gara girando in 57″ per non avere problemi. Purtroppo quando hanno cambiato la prima frizione hanno cambiato solamente i dischi frizione e non hanno cambiato la campana. Pensavano che la campana resistesse tutta la gara come aveva resistito a Le Mans invece alla fine si è spezzata in due. Li è finita la nostra gara per la vittoria purtroppo”.

Nessuno se lo aspettava, anche gli uomini Ducati che erano al box non credevano si potesse rompere. Quando ho fatto il mio ultimo stint negli ultimi giri ho sentito che la moto vibrava molto. Quando mi sono fermato ho detto a David Checa che la moto vibrava molto e di verificare se fosse un problema di gomme o meno. Se avesse continuato a vibrare poteva alzare il ritmo fino a girare in due minuti perché avevamo molto margine. Invece dopo pochi giri la moto si è rotta“.

Ducati sta facendo grandissimi passi avanti nell’EWC, se pensiamo alle altre case che sono entrate recentemente tutte hanno impiegato anni per arrivare ad essere competitive. Voi già quest’anno avete dimostrato di poter lottare per il podio e la vittoria. 

Già dall’anno scorso al Bol d’Or quando io correvo ancora con BMW ho visto che andavano forte. Utilizzavano ancora le Michelin con i piloti francesi. Mi hanno molto stupito, andavano molto forte sul dritto e nelle prove erano lì davanti. Erano in posizione da podio fino a quando non sono caduti. Ho pensato che la Panigale non andasse male, io ero già in trattative con loro per provare la moto ed alla fine ho fatto tutto il campionato con loro. Alla prima gara non abbiamo avuto nessun problema, tranne il cambio di frizione siamo arrivati al traguardo con il motore che andava ancora fortissimo“.

Dopo Le Mans a causa dell’infortunio di Lorenzo Zanetti la squadra è cambiata, è arrivato un pilota velocissimo ed esperto come Chaz Davies. 

Poi è arrivato Chaz (Davies, ndr), con lui abbiamo fatto un bello step. Entrambi conosciamo bene la moto e come lavorare su una Ducati. Abbiamo chiesto un po’ di cambi, un po’ di aggiornamenti e dei cambi anche nei box. Già a Spa abbiamo fatto dei passi avanti ma li abbiamo avuto tanti problemi e non abbiamo finito la gara. Qua al Bol d’Or sapevamo che eravamo da top5. Quando ci siamo visti li davanti primi, gli unici a non avere problemi. Tutti parlano sempre di Ducati che si rompe di più ma alla fine tutte le giapponesi si sono rotte e la nostra no. Ci siamo gasati, eravamo lì ed era bello vedere la Ducati in lotta per la vittoria“.

Credits: facebook.com/fim.ewc
SIAMO AL 70% SERVE NUOVO SVILUPPO

Oggi (martedì il giorno dell’intervista, ndr) ho parlato molto con Chaz. Abbiamo già in mente di fare un meeting con i ragazzi di Ducati, con Paolo e con Gigi (Ciabatti e Dall’Igna, Direttore Sportivo e General Manager di Ducati Corse, ndr). Purtroppo in questo momento sono in Giappone e quindi dovremo aspettare che tornino e che finisca la MotoGP a Valencia. Con loro parleremo di come migliorare la Panigale V4R EWC che ad oggi è al 70% del suo potenziale. Se riusciamo a migliorare questo discorso della frizione ed il consumo della benzina riuscendo a fare due giri in più avremmo una moto che ci consentirebbe di lottare per la vittoria. Il team in teoria, vuole andare avanti con tutti noi. Spero non ci siano cambi inaspettati e mai piacevoli, credo che insieme si possa puntare ai vertici della categoria“.

UN GRANDE LAVORO ANCHE AI BOX

Fino ad ora abbiamo parlato di come voi piloti siete riusciti a lavorare sulla moto per portarla più vicino possibile alla vittoria. Nell’EWC questo però non è sufficiente, serve anche un grande lavoro ai box che fino ad oggi era mancato. Al Bol d’Or invece, soprattutto rispetto a Le Mans il team ha lavorato alla grande permettendo di fare pit stop con tempi in linea a quelli dei top team.

“Nel nostro team c’è un’atmosfera completamente diversa da quella di tutti gli altri team dell’endurance. Prokarso è una società che produce robot per lavori nelle grandi città. Il proprietario (Frank Hoffmann, ndr) come premio per i migliori dipendenti della sua azienda offre la possibilità di lavorare all’interno del team. Quindi non sono meccanici professionisti, non è il loro lavoro principale, ma hanno imparato molto in fretta da fare questo lavoro. Quando siamo arrivati abbiamo spinto molto affinché facessero molto allenamento nei pit stop. Questo aspetto è migliorato tantissimo, al primo pit stop di Le Mans dove avevo fatto il primo stint mi ero fermato terzo con diciotto secondi di vantaggio su BMW”.

Quando siamo ripartiti avevamo perso quel vantaggio e anzi eravamo noi indietro di circa venti secondi. Vuol dire che avevamo perso quaranta secondi in un pit stop. Lì ci siamo arrabbiati tutti. Abbiamo parlato col team dicendo che se si voleva puntare ad un podio bisognava che tutti lavorassero sodo. Mano a mano hanno lavorato ed adesso sono molto molto veloci. Manca ancora qualcosina ma sono molto bravi e stanno cercando di imparare e migliorare in fretta“.

UNA VERA IMPRESA, IN DUE ALLA 24 ORE

Purtroppo per il team ERC Endurance Ducati nella tarda serata di sabato, quando erano trascorse poco più di nove ore Chaz Davies ha dovuto alzare bandiera bianca. Il pilota gallese ha avuto problemi alla schiena che lo hanno costretto a lasciare la Panigale V4R #6 in mano ai soli Xavi Fores e David Checa.

Abbiamo fatto 15 ore da soli io e David. Il primo stint l’ho fatto io e quando mi sono fermato sarebbe dovuto salire Chaz a girare. Mi hanno fatto il pieno e mi hanno detto che sarei dovuto rientrare io perché Chaz non riusciva a guidare e Checa non aveva fatto in tempo a vestirsi“.

Cosa hai pensato in quel momento?

In quel momento ho bestemmiato tantissimo (ride, ndr). Poi sono entrato e ho iniziato a girare velocissimo. Ho girato in 54″ basso di passo in quello stint e ho pensato che non ero messo male. Mi sono rilassato e ho finito il doppio stint. Quando mi sono fermato mi hanno spiegato che Chaz ha avuto un grosso problema alla schiena e che non riusciva ad alzarsi dalla sedia. Lui era pronto con la tuta ma quando si è alzato per andare sulla moto era molto dolorante e il team ha deciso di non rischiare“.

Cosa ti ha detto Chaz in quei momenti?

Sono andato a parlare con lui, era molto dispiaciuto, gli ho detto di star tranquillo e che ce l’avremmo fatta. Avevamo margine e potevamo gestire negli ultimi stint. David in quei momenti mi ha stupito molto, lui è una persona con tantissima esperienza nell’endurance. Ci dava morale a tutti, ogni volta che rientrava al box cantava: “Vamos a la playa, oh, oh, oh, oh, oh”. Erano tutti contenti, anche se lui come me era distrutto dentro, quando sei li davanti ce la devi fare. Vedere la Ducati al comando, della centesima edizione del Bol d’Or, eravamo in due a correre. Siamo entrati in una dinamica che non ci faceva sentire la stanchezza“.

Credits: facebook.com/XaviForesOfficial
UN BOL D’OR ALL’INSEGNA DELLE ROTTURE

Infine spazio anche alle domande dei nostri lettori che durante la puntata numero 331 di Motorbike Circus hanno interagito con noi e con Xavi Fores.

Sei rimasto sorpreso del fatto che tutti i team ufficiali abbiano avuto problemi grossi col motore? È solo un caso o il Bol d’Or è più duro delle altre gare?

“Quello è stato davvero strano. L’unica cosa che mi viene in mente è che per fare le qualifiche tanti mettono i motori SBK. BMW, Yamaha, Suzuki avevano un motore in configurazione SBK, guardavi le velocità sul rettilineo del Mistral e si facevano i 350 km/h di velocità. Non so poi in gara che motori hanno usato, è stata una situazione davvero strana, in tre ore hanno rotto tutti. Prima la Suzuki, dopo BMW e poi Yamaha. Honda ha cambiato due o tre scarichi perché gli esplodevano con l’usura, noi invece eravamo sempre lì. Sulla carta i primi a rompere siamo sempre noi e alla fine siamo stati in testa fino in fondo”.

C’è anche del rammarico nelle parole del pilota Ducati. Lui ed il team erano certi di poter lottare per le posizioni di vertice anche senza i forfait dei rivali diretti legittimando la loro velocità. Ma le corse, l’endurance in particolare, sono così…

Una delle cose che mi dispiace di più di non aver finito la gara al comando è che anche loro non fossero in gara. Avevamo il potenziale per stare con loro e potevamo dimostrarlo, ma dall’altra parte la loro assenza ci ha permesso di gestire meglio il consumo e le gare alla fine sono così. Anche Haslam con la Kawasaki stavano spingendo, se avessero finito la gara in quella posizione avrebbero vinto il mondiale e invece hanno rotto nella mattinata. E’ stata una gara davvero strana“.

LA MOTOE NON È NEI MIEI PROGRAMMI

La tua stagione con il Bol d’Or è terminata, anche la stagione in MotoE si è conclusa a Misano, hai già iniziato a pensare a cosa fare il prossimo anno?

L’unica certezza che ho del 2023 è che non farò più la MotoE. Devo essere onesto, è una categoria che non mi è piaciuta. Non parlo solo della moto ma parlo del format, ad Assen abbiamo fatto solo due giri e non sono stati in grado di gestire quella situazione. Poi il sabato e la domenica sei li tutto il giorno a non far niente. E’ una moto che si guida in maniera completamente diversa, quando sei abituato ad una Superbike tornare a guidare come se fosse una Moto3 o una Moto2 facendo tanta percorrenza è difficile. Ho parlato tanto con Chaz che ha fatto lo sviluppo della nuova MotoE Ducati con Alex De Angelis. Mi ha detto che la moto è molto bella ma si guida come si guida la Energica“.

La MotoE ha poco spazio sia sui giornali che in pista. Come detto si guida in maniera diversa da una Superbike ed il rischio di farsi male è molto più alto. L’anno prossimo arriverà Ducati ma il format resterà simile inoltre le Ducati V21L avranno pochissime possibilità di personalizzazione.

Non so in Italia, qui in Spagna purtroppo non si segue molto. Torres ha vinto due anni di fila, ha fatto un lavoro incredibile eppure gli articoli erano veramente piccoli. La moto pesa molto e quando cadi devi mollare la moto, non puoi pensare di salvarla. Anche quando fai un high side la moto è talmente pesante che ti lancia e ti fai molto male. Abbiamo fatto un meeting a Misano sulla MotoE del prossimo anno: il format sarà il medesimo di quest’anno. Ducati non fornirà le moto e poi ogni team sarà libero di lavorarci”.

L’elettronica sarà bloccata, anche boccole e pivot per canotto e forcellone saranno forniti un po’ alla volta e a tutti uguali. Quindi se sei una persona capace di fare setting no avrai molto vantaggio perché le moto saranno davvero molto simili. E’ fatto per essere una coppa e la moto deve essere uguale per tutti. Non tutti i piloti hanno lo stesso budget e quindi è necessario limitare le modifiche anche perché il costo sarà alto. Ho pensato tantissimo e alla fine ho deciso di non farlo“.

UN 2023 DA DEFINIRE CONTRO LA CARTA D’IDENTITÀ

Mi sto guardando intorno ma non ho tantissime alternative. Ho 37 anni e per tanti è un problema. Se anche io mi sento bene e vado forte tanti team guardano la carta d’identità e più giovane sei e meglio è. Anche se secondo me è un discorso sbagliato perché penso che l’esperienza sia importante come dimostrano Jonathan Rea e Alvaro Bautista“.

Poche ore fa è arrivata l’ufficialità del rinnovo di Michael Ruben Rinaldi con Aruba.it Racing – Ducati. Sei un grande esperto di WorldSBK hai disputato grandi stagioni con la Ducati di Barni e sei stato un protagonista delle ultime stagioni. Chi meglio di te può commentare la scelta di preferire Rinaldi a piloti come Bassani o Petrucci.

Secondo me dargli una seconda possibilità non è una brutta idea. Quando entri in un progetto così, in una squadra ufficiale, il peso che hai sulle spalle è grossissimo. Non è che tu hai due anni di contratto, ne hai uno e mezzo perché già a luglio si iniziano a fare i contratti per l’anno successivo. Michael ha vinto della gare l’anno scorso, ha fatto dei podi quest’anno. Non sta facendo male ma i primi tre hanno un altro passo e sembra che facciano un’altra gara. E’ sempre stato il primo delle altre Ducati tranne qualche volta Bassani, non penso che meritasse di essere tagliato. Inoltre per lo sviluppo che stanno facendo adesso è utile, non avrebbe senso riprendere un pilota grande e pesante come Redding e Petrucci, farebbe andare indietro lo sviluppo. Merita di continuare nel team ufficiale anche se Bassani sta facendo un grande campionato“.

E’ un pilota che mi ricorda molto me quando ero da Barni. Ho sentito che potrebbe andare lì e secondo me è uno dei team di riferimento anche se negli ultimi anni hanno avuto delle difficoltà. Quando io ho visto la loro moto e ho visto come lavorano, alla fine ha una moto factory e se fa il passo li non fa male perchè avrà una gran moto. Però su Rinaldi credo abbiano fatto bene. A Magny-Cours era un po’ demoralizzato e mi ricordava la mia situazione del 2018, facevo podi e non avevo nulla in in mano quindi quando arriva una conferma così fa tanto piacere“.

Mathias Cantarini

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