L’ultimo weekend della carriera di un pilota di Formula 1 è sempre il più lungo e difficile, perché carico di mille significati e di un mix di emozioni che solo chi sta uscendo da quel mondo può spiegare. E’ così per tutti i piloti, noti e meno noti che hanno avuto modo di correre nella massima categoria per lungo tempo: Piquet, Prost, Schumacher, Barrichello, solo per citarne alcuni. E sarà così anche per Mark Webber, giunto alla sua 215^ e ultima gara della carriera in Formula 1, prima di lasciare il sedile al connazionale Daniel Ricciardo e dedicarsi al progetto Endurance con Porsche. Una decisione presa ormai da tempo, anche alla luce dei rapporti sempre più incrinati all’interno del team Red Bull con Sebastian Vettel e con i membri del team stesso. Un Webber che si è sentito spesso utilizzato come “cavia” del team anglo-austriaco, sulla cui vettura sono state sperimentate soluzioni tecniche, aerodinamiche e strategiche che lo hanno visto più di una volta sacrificato rispetto a Vettel. L’australiano però può comunque ritenersi soddisfatto di questi 11 anni di Formula 1 (esordì, difatti, nel lontano 2002 con la Minardi all’età di 26 anni), nel corso dei quali ha collezionato 9 vittorie, 13 pole, 18 giri veloci e 41 podi, sfiorando il titolo mondiale nel 2010 finito poi nelle mani di Sebastian Vettel. Nel corso della consueta conferenza stampa del giovedì a Interlagos, le domande sono state quasi esclusivamente rivolte a lui e alla sua carriera in Formula 1. Ecco i passaggi più importanti delle dichiarazioni rilasciate da Webber: “Penso che domenica sarà un po’ diverso, ma al momento è come una gara normale quindi non guardo a domenica in modo differente. Ovviamente punto ad ottenere un buon risultato anche se non vedo l’ora di fermarmi per la pausa invernale e poi affrontare le nuove sfide dietro l’angolo”. Parlando di ciò che gli mancherà di più del Circus, l’australiano ha detto: “Ci sono certe situazioni in Formula 1 che sono molto appaganti e guidare una macchina al limite è certamente una di quelle. Guidare su circuiti come Suzuka, Spa e Montecarlo, sia in qualifica che in gara, è elettrizzante e ripagante. Credo che mi mancherà tutto questo, come mi mancherà lavorare con gente come Adrian Newey.” Infine, interrogato a proposito delle differenze notate tra le vetture in tutti questi anni di carriera, Webber ha sottolineato: “Penso che le macchine della metà degli anni 2000 siano state le più dure e difficili da guidare: erano quelle della guerra delle gomme e dei rifornimenti, potentissime e dovevi spingere forte ogni volta che uscivi. Insomma in quel periodo non si parlava di passo gara né in qualifica e né in gara la domenica pomeriggio. Poi però la Formula 1 ha cominciato ad essere noiosa ed ecco che sono state inserite soluzioni come il DRS e simili per ravvivare lo spettacolo, ma certamente questo ha tolto un po’ di tradizione pensando ai sorpassi. Si possono comunque fare ma sono un po’ artefatti, anche se risultano comunque buoni per un normale spettatore. Le gomme? E’ cambiato tanto rispetto agli inizi, ed è normale un periodo difficile per piloti e team perché devi far attenzione al passo per non consumarle troppo. Ho corso con diversi regolamenti ed in molteplici scenari, ma la realtà è che questo è il tuo lavoro, quindi devi cercarti di divertire.”

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