Un'altra tragica giornata per il motorsport. A poco più di 24 ore di distanza dallo spaventoso incidente che lo aveva visto protagonista nella Pocono 500, il pilota IndyCar Justin Wilson è morto per le gravi ferite riportate alla testa. L'annuncio è stato dato dal CEO Mark Miles nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Indianapolis, quando in Italia erano le 3 del mattino. Wilson, nato a Sheffield (Inghilterra) lascia la moglie e due bambine.

Un’altra tragica giornata per il motorsport. A poco più di 24 ore di distanza dallo spaventoso incidente che lo aveva visto protagonista nella Pocono 500, il pilota IndyCar Justin Wilson è morto per le gravi ferite riportate alla testa. L’annuncio è stato dato dal CEO Mark Miles nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Indianapolis, quando in Italia erano le 3 del mattino. Wilson, nato a Sheffield (Inghilterra) lascia la moglie e due bambine.

Il pilota britannico era stato ricoverato in condizioni critiche presso il Lehigh Valley Health Network Cedarcrest Hospital di Allentown, Pennsylvania, dopo essere stato colpito al casco in piena velocità dal musetto staccatosi dalla vettura di Sage Karam, finito a muro pochi istanti prima. Incredibile e sfortunata la dinamica dell’incidente, avvenuto quando mancavano 20 tornate alla conclusione: Karam, in quel momento in testa alla corsa, ha perso il controllo della propria vettura, con numerosi detriti che sono schizzati in traiettoria mentre le altre monoposto sopraggiungevano a tutta velocità. Uno di questi, e più precisamente una parte del musetto, è stato colpito in pieno proprio da Wilson, il quale dopo l’impatto ha perso a sua volta il controllo della vettura finendo per urtare il muretto interno della pista. La corsa, dopo diverse tornate dietro la Pace Car, è poi ripresa per il rush finale, con la vittoria che è andata a Ryan Hunter-Reay, ironia della sorte compagno di scuderia dello sfortunato Wilson.

“E’ un giorno enormemente triste per l’IndyCar e per il motorsport – ha dichiarato il CEO Mark Miles – la grande abilità al volante di Justin, insieme alla sua enorme gentilezza, umiltà e disponibilità, è ciò che lo ha reso uno dei membri più rispettati del paddock. Come sappiamo, il mondo delle corse è una grande famiglia, ed il nostro impegno d’ora in avanti sarà focalizzato sulla famiglia di Justin, per fare in modo che ricevano il sostegno necessario durante questo periodo incredibilmente difficile”. Poco dopo, è stato diramato sul sito ufficiale del pilota anche un comunicato emesso a nome dei familiari: “Justin era un padre amorevole ed un marito eccezionale. (…) La famiglia ha richiesto che in luogo degli omaggi floreali le donazioni potranno essere fatte al Fondo istituito dall’IndyCar a sostegno delle due bambine”.

Dopo una lunga trafila nelle categorie minori, Wilson era riuscito nel 2003 ad approdare in Formula 1, disputando un totale di 16 Gran Premi al volante prima della Minardi e poi della Jaguar. Successivamente decise di trasferirsi negli Stati Uniti dove iniziò a gareggiare nella ChampCar. Nel corso della sua carriera in Indy, Wilson ha conquistato in totale sette vittorie (l’ultima nel 2012 in Texas) ed otto pole position su 174 apparizioni. Quest’anno aveva anche preso parte al round moscovita di Formula E in sostituzione di Scott Speed.

L’ultimo pilota a perdere la vita in IndyCar era stato Dan Wheldon, vittima di un terribile incidente nella tappa conclusiva della stagione 2011 sull’ovale di Las Vegas. Il destino stavolta ha colpito nuovamente in maniera atroce, beffarda e inesorabile. I pensieri della nostra redazione, in queste ore di sgomento e grande tristezza, vanno ai familiari e agli amici dello sfortunato pilota britannico.

Marco Privitera

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