Il Gran Premio di Singapore è noto per essere uno degli appuntamenti più duri ed impegnativi del calendario iridato, a causa dell’alto tasso di umidità e calore che ha messo a dura prova il fisico dei piloti. Come se non bastasse, l’edizione 2014 (complice l’immancabile ingresso della Safety Car) è arrivata al limite delle due ore, ovvero il massimo consentito per una gara di Formula 1, costringendo la Direzione Gara ad esporre la bandiera a scacchi con un giro di anticipo.

A farne maggiormente le spese di tutto ciò sono stati i piloti più giovani e meno abituati a sforzi simili: nello specifico, il pilota della Toro Rosso Daniil Kvyat ha accusato problemi al sistema che gli permetteva di bere, mentre il pilota della McLaren Kevin Magnussen è stato vittima di una curiosa disavventura. Il giovane danese, a causa di anomalo surriscaldamento dell’abitacolo, ha infatti riportato delle leggere scottature sulla schiena, viste le elevate temperature raggiunte in gara dal suo sedile. Come se non bastasse, anche l’acqua era di conseguenza divenuta imbevibile, al punto che subito dopo la gara il danese è stato portato al centro medico per controllare le ustioni riportate.

Nel dopo gara il pilota ha commentato così la propria sofferenza: “E’ stata una gara molto, molto dura. A un certo punto il mio sedile ha iniziato a diventare bollente, il che ha reso il tutto estremamente faticoso per me. Un punto è meglio che niente, ma credo che senza questo guaio avremmo potuto fare meglio del decimo posto. Sicuramente si tratta del punto più faticoso che abbia mai conquistato in carriera”. In molti, durante la gara, si erano infatti chiesti il motivo per cui Magnussen alzasse continuamente le braccia dall’abitacolo durante il regime di neutralizzazione: si trattava di un disperato tentativo di trovare…aria fresca.

Giulia Scalerandi

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