Il rombo dei motori. L’adrenalina delle corse. Il fascino della velocità. Basterebbero questi elementi in un film per attirare qualsiasi appassionato di automobilismo al cinema. Eppure, “Rush” è questo ma soprattutto molto altro. Non limitandosi a ripercorrere quanto realmente accaduto nella stagione 1976 tramite una sorta di film-documentario, nè a cadere nell’errore di banalizzare contesto e soggetti, Ron Howard è riuscito nell’impresa di regalare a tutti gli amanti del cinema, non solo dunque ai fan del genere, una pellicola dai contorni epici, condita da grandi effetti speciali, riproduzioni fedeli della realtà e, soprattutto, capace di riportare lo spettatore in un clima, quello della Formula 1 degli anni ’70, che oggi appare lontano e per certi versi incomprensibile, ma ricco di fascino e di quegli elementi tipici di un’epoca che appare ormai lontana. La storia, come noto, si basa principalmente sulla rivalità sportiva tra le figure di Niki Lauda e James Hunt, la quale toccò il proprio culmine proprio nella stagione 1976, al termine di una stagione ricca di emozioni ed episodi drammatici: dal rogo dell’austriaco al Nurburgring sino al drammatico finale sotto il diluvio del Fuji. Due piloti dallo stile diverso ma, soprattutto, due personaggi apparentemente agli antipodi, i quali trovano però nella passione per le corse e nell’amore per la sfida e la competizione il proprio trait d’union. Freddo, calcolatore, puntiglioso, a tratti arrogante il primo; playboy, scanzonato e quasi schiavo di fumo e alcool il secondo, i due vengono accomunati dalla voglia di emergere l’uno sull’altro, di battersi vicendevolmente, in una rivalità a tratti spigolosa ma, alla fine, sempre leale. Ciò che balza subito all’occhio degli esperti del settore è l’impressionante cura con la quale sono stati riprodotti i dettagli delle auto, ma anche dei personaggi e degli episodi realmente accaduti all’epoca, a testimonianza di come, in realtà, la stagione 1976 fosse sin dal principio un film che attendeva solo di essere riprodotto su pellicola. Ron Howard non ha lasciato nulla al caso, grazie ad un cast di prima qualità (l’assai verosimile Daniel Bruhl nel ruolo di Lauda, ma anche Chris Hemsworth in quello di Hunt e l’italiano Pierfrancesco Favino nella parte di Clay Regazzoni) ed a collaboratori di assoluto livello, come i premi Oscar Anthony Dod Mantle alla fotografia, Mark Coulier al trucco e Hans Zimmer per la colonna sonora. Ma l’ex-“Happy Days” non si è limitato a questo, immergendosi totalmente nel mondo della Formula 1, assistendo a diversi gran premi dal vivo, parlando con i suoi protagonisti, nel tentativo di raccogliere almeno un pizzico di quell’atmosfera vintage degli anni ’70, che è comunque riuscito a riprodurre magistralmente nel film. Dicevamo della fedeltà con cui si è cercato di riprodurre gli eventi realmente accaduti sin nel minimo dettaglio: dalla drammatica scena dell’incidente che costò la vita a Cevert nelle prove di Watkins Glen ’73, sino alla verosimile ricostruzione del rogo di Lauda al Nurburgring, girato proprio nella stessa sezione di pista nella quale si verificò lo schianto. Passando ai personaggi, sono tanti quelli citati con dovizia di particolari nel corso del film: da Lord Hesketh (con il suo carico di caviale e champagne che era solito portare nel paddock) al già citato Clay Regazzoni; dal boss McLaren Teddy Meyer sino addirittura ad Enzo Ferrari, riprodotto (qui con un tantino di approssimazione) a Fiorano mentre assiste ai test da bordo pista… leggendo il giornale. Peccato solo che non venga praticamente citato colui che fu il vero protagonista del salvataggio di Lauda al Ring, ovvero Arturo Merzario: un esempio dello spirito cameratesco dei piloti che avrebbe meritato maggiore rilievo. Ma è soprattutto la maniacale cura al dettaglio delle vetture presenti in pista all’epoca che va sottolineato: un dettaglio non trascurabile agli occhi dei più attenti, che avranno così potuto ammirare la Tyrrell P34 a sei ruote e, ovviamente, la Ferrari 312 T e la McLaren M23, riprodotte perfettamente dal punto di vista tecnico e cromatico, grazie anche all’utilizzo di vere monoposto appartenenti ai collezionisti della serie Historic Formula One. Insomma, qualora vi dovesse capitare di sentire qualcuno affermare cose del tipo: “Non andrò a vedere Rush al cinema, tanto a me la Formula 1 non piace…”, sentitevi pure liberi di dargli dell’idiota…

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