Phoenix, 11 marzo 1990. Tra le impervie e tortuose stradine della capitale dell’Arizona va in scena la gara di apertura del Mondiale di Formula 1. A caratterizzare i mesi antecedenti al via della stagione sono la diatriba che vede contrapposti Senna e la Federazione, insieme all’approdo di Prost in Ferrari. Il brasiliano e il francese erano stati protagonisti nella precedente annata di un’accesa rivalità, sfociata nell’incidente alla Casio Chicane durante il Gran Premio del Giappone. La Federazione (a capo della quale c’era in quel periodo il francese Jean-Marie Balestre) per quel contatto squalificò Senna, consegnando di fatto l’iride al “Professore”. Il brasiliano, senza timori reverenziali e senza peli sulla lingua, denunciò pubblicamente la FIA, rea di aver avvantaggiato il rivale in quanto connazionale di Balestre. Il tutto partorì un teatrino mediatico (per le offese e per il danno di immagine ricevuto, la Federazione ritirò infatti la Superlicenza a Senna in aggiunta a 100.000 dollari di multa) che si protrasse per diversi mesi e si risolse con una lettera di scusa della McLaren in accordo con il proprio pilota. 

Dopo un inverno tribolato, le polemiche lasciano però spazio alla pista. Il risultato delle prime qualifiche della stagione viene condizionato dalla pioggia, che rende praticamente nulla la sessione del sabato. A partorire la griglia di partenza sono dunque i tempi fatti registrare dai piloti nella sessione del venerdì, che determina non poche sorprese.  Ad ottenere la pole position è Gerhard Berger, nuovo compagno di Senna in McLaren. L’austriaco è il solo tra i primi quattro a montare gomme Goodyear, che si dimostrano meno prestazionali rispetto alle rivali Pirelli. In prima fila, accanto a Berger, c’è la sorprendente Minardi di Pierluigi Martini. Ad aprire la seconda fila c’è un altro binomio tutto italiano formato da Andrea De Cesaris e la Dallara, chiusa invece dalla Tyrrell di Jean Alesi (fresco campione internazionale della Formula 3000 e con qualche Gran Premio in Formula 1 già all’attivo). Il primo tra i big è Ayrton Senna (5°), seguito da Piquet e Prost. Più staccato Mansell, che non va oltre il 17° tempo.

Alla partenza Alesi ha un ottimo spunto e riesce a sopravanzare Berger e Martini, andando così in testa alla gara. Il francese della Tyrrell allunga sugli inseguitori già alla fine della primo giro. Alle spalle del leader della corsa, Senna inizia la sua personale rimonta superando nell’ordine Martini e De Cesaris. Salito al terzo posto, il brasiliano mette nel mirino il compagno di squadra. Al nono passaggio, mentre si accinge ad effettuare il sorpasso sull’austriaco, quest’ultimo per via della non omogeneità del manto stradale finisce in testacoda e danneggia l’ala anteriore: inevitabile il rientro ai box che lo costringe ad abdicare alla lotta per le posizioni di vertice. In seguito Berger è costretto al ritiro per problemi alla frizione.

Salito in seconda posizione, Senna si trova a poco più di otto secondi da Alesi e non sapendo quanto sarebbero durate le coperture Pirelli sulla Tyrrell del francese decide di non forzare. La fase di studio termina al 34° giro, quando il brasiliano sferra il primo attacco infilando Alesi all’interno della prima curva. Il giovane transalpino non teme il più blasonato rivale, rimanendo appaiato alla McLaren 27 sul susseguente breve rettilineo, e in prossimità della Madison Street lo supera all’interno ritornando in testa.  La leadership definitiva di Alesi svanisce poco dopo: nel giro seguente Senna tenta la stessa manovra, avendo nuovamente la meglio alla staccata del rettilineo di partenza. Il francese non si dà per vinto e per qualche curva rimane a duellare con Senna, salvo poi decidere di allentare la presa e salvaguardare le gomme. Alle spalle del duo di testa c’è Piquet che, partito sesto, risale la classifica sino ad arrivare a podio. La rimonta del tre volte campione del mondo, alla prima con la Benetton, viene rovinata da un guasto ai freni che lo costringe ad una sosta ai box imprevista per cambiare gli pneumatici oramai consumati. Così al terzo posto sale la Williams di Boutsen, che riesce a mantenere la posizione sino al traguardo, malgrado un problema al motore Renault.

Per la Ferrari il primo Gran Premio stagionale si rivela un autentico disastro. Scattato dalla settima piazza, Prost perde in partenza due posizioni per le difficoltà legate all’inserimento della terza marcia. Dopo aver scalato la classifica sino al quarto posto, il “Professore” è costretto al ritiro per la rottura della trasmissione nel corso del 17° giro. Lo stesso problema colpisce anche la Ferrari numero 2 di Mansell alla 49ma tornata, il quale è protagonista di un testacoda sul rettilineo principale causato dall’esplosione del motore (dovuta alla rottura del serbatoio dell’olio da parte di pezzi della frizione). Nonostante lo spavento, l’inglese non perde la calma e parcheggia la propria vettura in una zona sicura prima di ritirarsi.

Intanto, dopo aver allontanato la minaccia Alesi, Senna inizia ad alzare il proprio tempo sul giro per problemi al motore. Un inconveniente che non pregiudica il successo del brasiliano nel Gran Premio degli Stati Uniti. Il 1990 si apre dunque sotto il nome di Senna che ottiene il 21mo trionfo in carriera. I fari, però, sono puntati tutti su Alesi, al primo podio in Formula 1 e capace di tener testa a Senna per alcuni tratti di gara. Detto di Boutsen, a ridosso dei primi tre giunge Piquet, penalizzato dalla sosta aggiuntiva. A punti anche l’italiano Modena e il giapponese Nakajima. 

Piero Ladisa

 

Gran Premio degli Stati Uniti d'America (Phoenix) – 11 marzo 1990

Distanza: 72 giri, 273.600 km

 

ORDINE D'ARRIVO

1) Ayrton Senna (McLaren – Honda) 1h52m32.829s

2) Jean Alesi (Tyrrell – Ford) +8.685

3) Thierry Boutsen (Williams – Renault) +54.080

4) Nelson Piquet (Benetton – Ford) +1:08.358

5) Stefano Modena (Brabham – Judd) +1:09.503

6) Satoru Nakajima (Tyrrell – Ford) +1 giro

 

Pole Position: Gerhard Berger (McLaren – Honda) 1'28"664

Giro veloce: Gerhard Berger (McLaren – Honda) 1'31"050

 

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