Per quelli come noi, cresciuti a "pane e Autosprint", ha rappresentato un esempio e una grande fonte d'ispirazione. Facendosi portavoce di un modo di fare giornalismo legato alla profonda essenza di questo mestiere, dove le notizie erano frutto di un meticoloso lavoro di ricerca e venivano raccolte consumando (nel senso letterale del termine) la suola delle scarpe. Il tutto senza bisogno di urlare, ma trasmettendo con silenziosa discrezione una professionalità ed una competenza fuori dal comune. Questo e molto altro era Alberto Antonini: un collega e un amico, scomparso oggi all'età di 62 anni.

PER ANNI LA "PENNA" DI RIFERIMENTO IN AUTOSPRINT

In giornate come questa, la vita appare davvero crudele. Talvolta sembra in grado di regalarti delle grandi soddisfazioni, di farti quasi toccare il cielo con un dito dal punto di vista professionale e personale, per poi tradirti sul più bello. Alberto era un punto di riferimento per tutti coloro cresciuti con la passione per i motori tra gli anni Novanta e i primi Duemila, grazie al suo ruolo in Autosprint che lo portò ad essere inviato sui campi di gara in Formula 1. E la sua competenza, la sua attenzione al dettaglio e anche la sottile ironia era facilmente percepibile nei suoi articoli, letteralmente divorati anche da chi, come il sottoscritto, sognava di poter percorrere un giorno le sue orme.

Ma la vita a volte ci pone anche delle occasioni inaspettate. Facendoti rendere conto che i "mostri sacri" che hai letto migliaia di volte in edicola, in realtà sono esseri umani come noi. Il ricordo confuso di una prima chiacchierata nel paddock, in quel di Barcellona. E poi un incontro veloce nel parcheggio di un aeroporto, questa volta a Siviglia, nel tragitto verso Jerez. Per me, ai tempi un "signor nessuno" nel mondo del giornalismo di settore, rappresentava un'occasione irripetibile anche solo cercare di ascoltare, carpire qualche parola, unendomi agli altri colleghi italiani nelle chiacchiere del dietro le quinte. Cercando di imparare, con rispetto e umiltà, da chi ne sapeva molto più di me.

IL PASSAGGIO IN FERRARI E L'EPISODIO DELL'HALO

Fino a quando, con l'avvento della gestione Arrivabene in Ferrari, per Alberto si presentò un'occasione tanto inaspettata quanto ambiziosa: quella di diventare capo ufficio stampa del Cavallino in Formula 1. Un cambiamento non di poco conto, perché significava esattamente passare "dall'altro capo della barricata": in sostanza, da chi andava a caccia di notizie a colui che avrebbe dovuto filtrarle, proteggerle, elargirle con il contagocce. Ricordo un episodio in particolare di quel periodo: test pre-stagionali di Barcellona, con la Ferrari che per la prima volta sperimenta l'Halo.

Pochi minuti più tardi, ecco che si materializza un "colpo di genio": Alberto Antonini si presenta in sala stampa direttamente munito di quell'oggetto misterioso. Lo posa sul pavimento e lo mette a disposizione di giornalisti e fotografi. Forse un altro non lo avrebbe fatto. Forse fu solo un modo per distogliere l'attenzione sui problemi in pista della Rossa. Ma lui, che inevitabilmente si sentiva ancora parte di "quel" mondo, riuscì invece da subito ad intuire l'importanza di un piccolo gesto capace di calamitare l'attenzione di tutti.

UN SIMPATICO...RIMBROTTO

Altro aneddoto, che rende l'idea del personaggio. Si presenta in sala stampa e punta dritto verso di me. Era già passato un bel po' di tempo dai primi incontri, pertanto aveva avuto modo di conoscere il nostro modo di lavorare. "C...o hai scritto?" mi sussurra quasi in modo paternalistico, riferendosi ad un articolo in cui avevamo parlato di un problema tecnico che in Ferrari avrebbero voluto ridimensionare. Anche se, in realtà, quel rimbrotto mi riempì d'orgoglio, poiché significava che in Ferrari si leggeva anche LiveGP.it...

E poi, soltanto due anni fa, la sua presenza in collegamento nel corso della nostra trasmissione 'Circus!': un'ora di imperdibili aneddoti su passato, presente e futuro della Formula 1, ma non solo. Al punto che, alla domanda su quali consigli avrebbe dato ad un giovane per intraprendere la sua stessa carriera, rispose con la consueta franchezza e schiettezza che lo contraddistingueva. "Io ho avuto anche la fortuna di trovarmi spesso nel posto giusto al momento giusto. Ma da una persona della mia età i consigli che darei a chi ne ha molti di meno sono di non mollare, crederci sempre ed evitare i compromessi. E' inutile seguire lo standard: occorre crearsi uno stile personale senza pensare di fare il personaggio. Noi giornalisti i personaggi li dobbiamo solo raccontare".

Ciao Alberto, e grazie. Marco Privitera