Elio De Angelis vince in volata il GP d'Austria 1982 davanti a Keke Rosberg. Credits: Formula 1 X
Elio De Angelis vince in volata il GP d'Austria 1982 davanti a Keke Rosberg. Credits: Formula 1 X

Quello primaverile è sempre un periodo particolare dell’anno per ogni appassionato di automobilismo. Sono infatti molti i piloti fatalmente scomparsi nei mesi di aprile e maggio, andati via troppo presto ma allo stesso tempo consegnati all’immortalità. Alcuni di loro delle vere e proprie leggende, altri forse meno ricordati, ma anche un giovane appassionato come chi sta scrivendo, che non ha vissuto quel periodo, merita di conoscere le storie di questi “cavalieri del rischio”. Tra queste quella di Elio De Angelis, ripercorsa da Gianluca Teodori, autore del libro “Elio De Angelis. Il «principe» della Formula 1” edito da Giorgio Nada Editore.

La storia di un outsider

Quella di Elio De Angelis non è la storia di un campione del mondo, ma quella di un pilota che nonostante i soli due successi ottenuti in Formula 1 ha lasciato un segno nel cuore degli appassionati e soprattutto di chi l’ha conosciuto. La storia di un ragazzo arrivato molto presto nella massima espressione dell’automobilismo, ma che per varie vicissitudini non è riuscito ad esprimere il suo talento come avrebbe meritato fino alla sua scomparsa prematura, avvenuta il 15 maggio 1986 in seguito ad un incidente sul circuito francese di Le Castellet. 

È forse proprio per questa sensazione di vuoto, di ciò che poteva essere e non è stato, che la figura di Elio De Angelis assume un fascino particolare dal punto di vista agonistico, unito a quello prettamente umano che Teodori mette in risalto grazie alle numerose testimonianze di familiari ed amici che meglio di tutti lo hanno conosciuto.

Si può parlare dunque di un sogno, iniziato sulle sponde del Tevere, in una Roma che negli anni ’70 può vantare un folto numero di talentuosi piloti in rampa di lancia, tra cui spiccano anche Andrea De Cesaris, Emanuele Pirro ed un giovane americano cresciuto a Roma, Eddie Cheever, che lega molto proprio con Elio.

Tutti accomunati dalla stessa passione per i motori, messa in pratica sulla celebre Pista d’Oro, luogo del battesimo di tutti i piloti romani dell’epoca al volante di un kart. Un inizio non scontato per quei tempi, che permette di avere una sensibilità diversa anche alla guida delle monoposto.

Elio De Angelis Copertina
Credits: Giorgio Nada Editore

Una vita per la Lotus

La carriera di Elio De Angelis in Formula 1 è profondamente legata alla Lotus, team blasonato in cui il pilota romano approda però in una fase già decadente nel 1980. La scuderia britannica è un po’ la Ferrari d’Inghilterra ed il suo fondatore Colin Chapman è colui che è considerato dall’autore “l’uomo del destino di Elio”. 

Con l’eclettico “boss” De Angelis costruisce un bel rapporto, tanto da diventare il pilota che conta il maggior numero di partenze in Formula 1 con la Lotus, ben novanta. Se si pensa ad Elio De Angelis è facile immaginarlo calato nell’abitacolo di quella monoposto dai colori nero e oro “John Player Special”, simbolo delle Lotus di quegli anni, a far da contrasto col suo inconfondibile casco Simpson dalla mentoniera sagomata, bianco con due strisce di rosso e blu.

Il rapporto con la Lotus è quindi fortissimo, ma lo è ancor di più quello con Chapman. Dopo la sua misteriosa scomparsa alla fine del 1982 qualcosa inizia però a cambiare, fino al 1985, quando la strada del romano si incrocia con quella dell’arrembante Ayrton Senna, con la squadra ormai indirizzata sull’asso brasiliano.

Eppure, nella carriera di Elio De Angelis, ad un certo punto sembrano addirittura aprirsi le porte della Ferrari. È il 1978 quando Enzo Ferrari propone al giovanissimo Elio un contratto di un anno con la Surtees, prima di poter fare il grande salto nella Scuderia la stagione successiva. La soluzione non convince però ed alla fine il matrimonio salta.

Quello che invece va in porto è con la Brabham nel 1986 al termine della lunga esperienza in Lotus, dove ormai per Elio non aveva più senso restare. Il team dispone di un’arma difficile, la BT55, rivoluzionaria quanto pericolosa, progettata da Gordon Murray, il quale soltanto due anni dopo applicherà gli stessi principi di quella vettura su una delle più dominanti di sempre, la McLaren MP4/4.

Ad Elio manca però il feeling con la monoposto e quel test privato di Le Castellet del 14 maggio 1986 gli è fatale. Un altro triste capitolo di una Formula 1 in cerca di continue innovazioni ma ancora poco attenta alla sicurezza, quasi del tutto assente nei test.

Ecco, nel libro di Teodori c’è tutto questo, ma anche tanto altro. Un viaggio alla scoperta di un ragazzo semplice, elegante, amante del pianoforte che non manca di suonare davanti ai suoi colleghi nel corso del famoso sciopero legato alle superlicenze del 1982 in Sudafrica, dove intrattiene i colleghi suonando nella hall dell’albergo. Un pilota velocissimo in pista e gentile fuori, capace di toccare le corde del pianoforte… e dell’anima, come quella di Jean Alesi, che lo omaggerà con la livrea del suo casco.

Carlo Luciani

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