Al penultimo round del campionato il brasiliano della Brabham e l’australiano della Williams si presentano sul tracciato semi-permanente che sorge sull’isola artificiale di Notre Dame divisi da un solo punto (Piquet 54, Jones 53, ndr) ma con quest'ultimo favorito sull’avversario per via della regola degli scarti. 

Le prove ufficiali del sabato vedono la supremazia di Piquet, che si aggiudica la pole position in 1’27”328, rifilando ben otto decimi al diretto rivale iridato. Tra le sorprese negative figura la Ferrari, alle prese con un’annata disgraziata dal punto di vista tecnico/sportivo. L’idolo di casa Gilles Villeneuve è accreditato solamente del 22° tempo, sorte peggiore tocca alla Rossa del campione del mondo in carica Jody Scheckter: il sudafricano infatti non riesce a qualificarsi per la gara.

Pronti via la corsa regala subito colpi di scena. Piquet chiude l’interno alla Ligier di Pironi, mentre a sua volta il brasiliano viene stretto dalla Williams di Jones: il contatto tra i due penalizza la Brabham che finisce a muro generando un “effetto a catena” che coinvolge diverse monoposto. Un crash multiplo che costringe così la direzione gara a interrompere momentaneamente la gara per permette di ripulire il rettifilo centrale dai vari detriti e dalle vetture incidentate.

La ripartenza della corsa avviene poco meno di un’ora dopo, con diversi piloti che tornano in pista a bordo del muletto. Al restart c’è il fulmineo scatto di Pironi, successivamente penalizzato di un minuto per partenza anticipata, che guadagna la seconda posizione ai danni di Piquet con Jones che conserva la leadership.

Nelle tornate successive il brasiliano della Brabham è autore di un doppio sorpasso, ai danni di Pironi e Jones, che gli permette di balzare in testa al GP. L’egemonia in gara di Piquet ha però “vita breve” e termina al giro numero 23, per via della rottura del motore che lo costringe al ritiro. Nel mezzo il violento incidente che vede protagonista la Renault di Jean-Pierre Jabouille, con il francese che se la cava "solamente" con varie fratture agli arti inferiori. 

Il kappaò tecnico della BT49 numero 5 spalanca le porte del titolo a Jones, che lascia strada a Pironi al giro numero 40 (il francese cerca in tutti i modi di spingere per “ammortizzare” la penalità, ndr) e transita sotto la bandiera a scacchi in seconda posizione. 

La sanzione rifilata a Pironi permette all’australiano di vincere la corsa, conquistando matematicamente il titolo piloti: era dai tempi di Jack Brabham (1966) che un pilota australiano non si laureava campione del mondo.

Il dopo gara di Montreal è però infuocato. La Brabham infatti presenta subito ricorso, accusando Jones di aver causato volutamente il contatto con Piquet nel corso della prima partenza per eliminarlo dalla contesa iridata.

Lo stesso brasiliano va giù pesante nei confronti del rivale: “Jones è un pazzo, mi ha portato al muro. C'è ancora il segno della sua gomma sulla fiancata della mia monoposto”. La risposta pungente dell’australiano non tarda ad arrivare: “Quando sono al comando non faccio caso a quello che accade alle mie spalle”.

La FISA però rigetta il ricorso della scuderia britannica, confermando l’ordine di arrivo del GP del Canada e con esso il titolo che resta assegnato a Jones.

Anche il reclamo fatto dalla Ligier, per la penalità di Pironi, ha esito negativo. Il francese deve così accontentarsi del terzo posto finale alle spalle delle Williams di Alan Jones e Carlos Reutemann.

Piero Ladisa

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