Il GP di Gran Bretagna a Silverstone ha visto la corsia box occupata da undici scuderie: il paddock ha aperto le sue porte all'APX GP, la scuderia fittizia del film con protagonista Brad Pitt che vede la collaborazione tra Apple e F1 per quanto riguarda la produzione. Mentre la questione sulle varie istanze aperte per coprire l'undicesima piazzola nella pitlane rimane un work in progress, per la prima volta il Circus apre le porte di un vero e proprio GP alle telecamere di una produzione cinematografica. Vale la pena chiedere come sia andata.

Silverstone come palco

Partiamo da un dettaglio piuttosto bizzarro: al momento conosciamo pochi dettagli della trama, se non quelli che lo stesso Brad Pitt ha rivelato nelle interviste. Il suo personaggio, Sonny Hayes, ha corso negli Anni Novanta, ma, a causa di un grave incidente, ha dovuto lasciare la F1, ricostruendo la carriera in altre serie. Successivamente, ai giorni nostri, un amico (interpretato da Javier Bardem), proprietario di una squadra di F1, lo supplica per collaborare con un giovane talento che guida per una scuderia di fondo gruppo, la quale non ha mai portato a casa un punto.

La pellicola è ambientata nella F1 attuale e la produzione sembra puntare ad un grado molto elevato di realismo, tanto da aver richiesto ed ottenuto un posto nel paddock. A Silverstone la APX GP ha fatto il suo esordio con tutto il materiale necessario per una scuderia: piloti, auto, box, muretto, hospitality e personale del team. Come se tutto questo non bastasse, Lewis Hamilton ha fornito consulenza per quanto riguarda alcune parti del copione e, secondo le informazioni a nostra disposizione, la APX GP ha avuto accesso a veri dati telemetrici, benché relativi alla passata stagione.

In pista

Per quanto riguarda l'attività in pista, a cavallo tra le sessioni, il pubblico sulle tribune ha potuto vedere le due F2 "vestite" da F1 girare per effettuare le riprese. Allo stesso modo le due monoposto hanno fatto la loro apparizione in fondo alla griglia di partenza, senza prendere parte al giro di formazione. Le monoposto, guidate da Brad Pitt, Damson Idris (il co-protagonista) e da piloti professionisti (ove necessario), montavano parecchie telecamere. Stando alle dichiarazioni di Pitt, queste avrebbero registrato i filmati conferendo la sensazione di accelerazione e velocità, probabilmente con le stesse tecniche di "Top Gun: Maverick".

I due protagonisti hanno preso parte anche alle attività prima del via, nonché al briefing con i piloti. La pianificazione dei vari movimenti ha fatto sì che il circuito internazionale, che riprende l'evento per la TV, catturasse ben poco di queste "strane presenze" in griglia. In generale l'organizzazione ha lavorato in maniera molto precisa, come un orologio, tant'è che non abbiamo visto ritardi nelle sessioni o intrusioni "moleste" nei vari eventi del fine settimana. Il GP di Gran Bretagna ha costituito la prima delle sei sessioni di ripresa, distribuite durante la stagione. La prossima, stando a quello che sappiamo, dovrebbe avere luogo proprio all'Hungaroring.

Ambizione: Sly ne sa qualcosa

Di sicuro il film con protagonista Brad Pitt ha un obiettivo ambizioso, ovvero quello di raccontare in maniera realistica la F1 attuale. Bisogna chiedersi cosa si intende per "realismo" e come questo si sposi con le aspettative di chi andrà a fruire del prodotto finale. Certamente la produzione dispone di mezzi e risorse notevoli che dovrebbero agevolare il raggiungimento dell'obiettivo. Tuttavia i dettagli sulla trama disseminati da Brad Pitt non "fanno scopa" con questa spasmodica ricerca di realismo, visto che l'impalcatura della storia, oggettivamente, nella realtà dei fatti risulta piuttosto fantasiosa.

L'ultima volta che una produzione hollywoodiana ha tentato di entrare nella F1 moderna per farne un racconto attuale risale a fine Anni Novanta e ha un nome: "Driven" di e con Sylvester Stallone. Ambientare una storia cinematografica nel mondo dei motori ha sempre costituito un esercizio difficile, in termini di ricezione da parte di critica e pubblico, ed esiste sempre un rischio di cadere nuovamente nel trash involontario della pellicola di Sly ambientata nel mondo dell'IndyCar, sebbene questa volta la produzione non pare avere limiti di spesa e disponga dell'accesso nell'esclusivo mondo della F1.

Qualche anno fa George Lucas (grande appassionato di F1), in visita ai box in Canada, disse di non aver intenzione di girare un film sulle corse, perché la "cosa reale" sarà sempre più divertente a causa dell'imprevedibilità e della drammaticità legata alla competizione nella vita reale.

Ai posteri l'ardua sentenza

La presenza e le finalità dell'undicesima scuderia in griglia non hanno generato problemi all'evento sportivo, inteso come GP nella sua globalità e nelle attività di contorno. Detto fuori dai denti, alla luce delle recenti prese di posizione della FIA sulle persone presenti in griglia, la corposa delegazione di persone non strettamente addette ai lavori può fare alzare qualche sopracciglio.

Aprire il paddock e soprattutto la griglia di partenza, luoghi "sacri" del Circus, agli addetti di questa produzione rappresenta un ulteriore segnale implicito di come Liberty Media tenda a "vendere" di più il prodotto F1 come spettacolo e non come sport. Indipendentemente da quello che sarà il risultato finale di questa pellicola (che scopriremo solo vivendo, per usare una citazione a noi cara) e di quali reazioni susciterà sul pubblico "generalista" e sul pubblico che segue il motorsport, dobbiamo prenderne, ancora una volta, atto.

Luca Colombo

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