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Nonostante negli ultimi giorni gli eventi del mercato piloti abbiano catalizzato l'attenzione generale, più o meno nello stesso frangente temporale la F1 ha espresso il suo parere negativo sull'ingresso nel Circus della scuderia Andretti Global, causando un prevedibile ed avvilente botta e risposta tra le parti.

Il generale sentimento di contrarietà all'ingresso in griglia di Andretti non rappresenta una novità, ma il problema che serpeggia sullo sfondo della telenovela (che ormai trascina la propria trama da un anno) con protagonisti Circus, FIA e Andretti Global, dovrebbe mandare in secondo piano i colpi bassi e le situazioni grottesche che mano a mano scopriamo.

Il comunicato formale che estromette Andretti dall'ingresso in F1, in una ventina di punti, condensa preamboli, osservazioni generiche e disposizioni accompagnate da giustificazione. Andretti Global non può prendere parte al campionato perché "la presenza di un’undicesima squadra non fornirebbe, di suo, valore al Campionato". Inoltre, "il modo più significativo con cui un nuovo concorrente apporterebbe valore è dimostrarsi competitivo".

Innanzitutto dobbiamo notare come il "no" arrivi dal detentore dei diritti commerciali della F1, che ha deciso "nell'interesse del campionato, ma senza avere consultato le altre scuderie". Ricordiamo che sulla F1 i rapporti di potere tra FIA, detentore dei diritti commerciali e scuderie sono regolati dal Patto della Concordia, che dovrebbe stabilire ambiti e scongiurare sovrapposizioni tra le tre parti.

Fondamentalmente il comunicato emanato dalla F1 fornisce molte argomentazioni, tuttavia non spiega alcuni dettagli. Cosa intendiamo per "valore"? Sulla base di quali soglie determiniamo la competitività? Le scuderie che schierano "chicane mobili" effettivamente costituiscono nocumento alla qualità percepita del campionato. Tra una Mastercard Lola e una Toyota dove collochiamo una soglia minima di competitività?

FIA e F1 negli anni hanno lavorato a requisiti di accesso più stringenti per le nuove entità che vogliono tentare l'avventura nella massima Formula. Nella pratica FIA agisce da organo tecnico esecutivo e quest'ultima ha dato il benestare ad Andretti Global. Qui sorge il primo problema. Detentore dei diritti commerciali e scuderie scavalcano l'autorità tecnica preposta nel determinare la competitività.

Nel botta e riposta tra Andretti e F1 non mancano i dettagli di folklore. Secondo il comunicato della F1 la scuderia Andretti avrebbe dato buca ad un incontro in presenza con il Circus in dicembre. Nel comunicato di Andretti la scuderia dichiara di non aver rifiutato un incontro con la direzione della F1 perché "non a conoscenza della proposta per un meeting". Secondo alcune voci, questa non conoscenza sarebbe dovuta all'e-mail di convocazione finita nella cartella dello spam.

Un'operazione finanziaria di una certa rilevanza può trovare un "inghippo" rilevante dovuto ad una grottesca questione IT? Ricordiamo che Andretti ha già investito su strutture e, a quanto pare, avrebbe "fatto la spesa" per il personale tecnico. Fino a dove possiamo credere che una comunicazione così importante abbia seguito lo stesso iter di un messaggio proveniente da una newsletter? Effettivamente quali garanzie può mettere sul tavolo una realtà che agisce così?

La realtà è che il detentore dei diritti commerciali del Circus ha rifiutato la candidatura di Andretti Global sulla base di motivazioni di carattere finanziario. Il Circus ormai ha assunto la configurazione di un campionato "a franchigie", in cui l'ingresso di una nuova entità avrebbe approvazione se questa contribuisse a "far girare" meglio il flusso di dollari interno all'intero business. Per questi motivi il Circus, con il suo comunicato, ha sottolineato come l'ingresso di GM come Costruttore nel 2028 sarebbe più che benvenuto.

In questo corto-circuito sullo sfondo notiamo anche la divergenza tra F1 e FIA. Chi ha l'ultima parola per la valutazione tecnica di una scuderia che vuole entrare nel Circus? Teoricamente Andretti Global potrebbe partecipare al Campionato, senza però far parte della torta dei diritti. Ovviamente queste discontinuità e ingerenze dei vari "poteri" legati alla F1 potrebbe portare ad azioni sul fronte legale.

Detto in altre parole, la F1 non ha bisogno di una nuova franchigia che assomigli in tutto e per tutto alla Haas. Molti indicano proprio nella Haas l'entità a cui Andretti Global potrebbe subentrare, in maniera pienamente accettata dal Circus. Mario Andretti ha affidato a X la propria frustrazione, dichiarandosi "devastato" in merito alla decisione che estromette la scuderia che porta il suo nome. Come pubblico da casa dovremmo abbracciare la posizione di Piedone. Dovremmo sentirci devastati da una questione di lana caprina che evidenzia ancora una volta come il valore sportivo della F1 ormai costituisca un dettaglio quasi trascurabile nella "vendita" del prodotto.

Luca Colombo