Nel 2023 il mondo delle competizioni automobilistiche declinato al femminile ha vissuto ancora una volta una strana dicotomia: per quanto una delle espressioni massime delle quattro ruote sportive, la F1, abbracci in maniera plateale il tema dell'inclusività in pista, all'atto pratico la situazione del binomio donne e motori ai piani alti delle competizioni continua a rimanere stagnante.

Indy 500

Facendo un'indagine piuttosto sommaria sul 2023, possiamo dire che la partecipazione di Katherine Legge alla 500 miglia di Indianapolis rappresenti il momento più in vista dell'anno. La driver britannica ha fatto il suo ritorno sul catino dell'Indiana a dieci anni di distanza dall'ultima apparizione, trovandosi calata in un quadro piuttosto desolante. Se intorno al 2013 IndyCar e Indy 500 potevano infatti vantare al via parecchie "quote rosa", nel 2023 la presenza femminile viaggia sui binari della modalità one-off.

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La Legge ha rappresentato una scelta sicura per la classica dell'Indiana, visto il suo curriculum sportivo negli USA. Katherine non ha deluso le attese, conquistando (con tanto di record) un posto in griglia. Indipendentemente dal risultato (meno entusiasmante) in gara, l'impegno della pilota originaria del Surrey è finito lì. L'allestimento di monoposto supplementari, ma soprattutto l'interesse degli sponsor sulla 500 Miglia di Indianapolis hanno materializzato un volante nelle mani della pilota britannica, in una "congiunzione astrale" che però non ha sortito impegni più continuativi.

F1 Academy

Senza voler togliere nulla alla Legge, l'anagrafe non gioca a favore della causa femminile, dato che Katherine è nata nel 1980. Per quanto non sia fine segnalare l'età di una donna, stiamo parlando della stessa generazione di Fernando Alonso. Proiettandoci in ottica futura, nel 2023 ha preso il via il campionato F1 Academy, patrocinato dalla F1 stessa e inserito nel panorama delle feeder series. Con Susie Wolff al timone del campionato, l'obiettivo è quello di fornire una competizione totalmente femminile che costruisca un tratto di unione tra il karting e, oggettivamente, la F3.

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Nonostante scuderie note nell'ambito delle formule addestrative gestiscano le operazioni in pista e la presenza della "patacca" F1, la sensazione di vedere una replica della dismessa W-Series è forte. Lena Buhler, per esempio, ha 25 anni e corre con l'equivalente di una F4: oggettivamente metà delle iscritte al campionato ha vent'anni o più, ovvero la stessa età di Theo Pourchaire. Ricordiamo che il francese ha vinto quest'anno il campionato di F2, trascinandosi dietro la nomea di pilota che non riusciva a finalizzare il risultato importante.

Jamie Chadwick e Sophia Floersch

Indipendentemente dall'età e dal curriculum sportivo delle ragazze iscritte, bisogna capire cosa produrrà questa serie. Formare la prima donna campione in F1? Generare interesse intorno all'automobilismo declinato al femminile? Effettivamente porre le premesse per lanciare le ragazze nella scalata delle formule addestrative? Al momento la risposta rimane sospesa. E bisogna tenere conto delle esperienze recenti.

Jamie Chadwick ha attraversato l'Oceano per correre l'intera stagione con Andretti Autosport in Indy NXT, l'equivalente americano della F2. La pilota di Bath, dopo aver vinto tre titoli nella dismessa W-Series, non aveva prospettive realistiche per correre stabilmente in Europa. Nel primo anno alle prese con la formula propedeutica americana, la pilota britannica ha evidenziato problemi di adattamento con la monoposto.

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La compagine di Andretti ha comunque confermato Jamie per l'anno prossimo sempre in Indy NXT: sicuramente la britannica ha la chance che voleva per tentare una scalata nell'Olimpo dell'automobilismo, tuttavia le prospettive di ingresso in F1 diventano sempre più ridotte. Possiamo dire lo stesso per Sophia Floersch. Impiegata a tempo pieno in F3 con PHM Racing ha raccolto punti (diventando la prima donna a riuscirci nella serie addestrativa), ma a 23 anni dovrà ancora tentare la fortuna nella serie.

Iron Dames e Lilou Wadoux

D'altro canto, nel FIA WEC, classe LMGTE-Am, il terzetto Sarah Bovy / Michelle Gatting / Rahel Frey (Iron Dames) ha centrato il secondo posto in campionato. La compagine ha dimostrato costanza di rendimento lungo tutto l'anno, totalizzando 118 punti. A loro possiamo affiancare anche Lilou Wadoux, ventiduenne, vincitrice nella stessa classe alla 6 Ore di Spa-Francorchamps, diventando la prima donna a firmare una vittoria nel WEC.

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Tornando alle Iron Dames, nel risultato finale convergono il terzo posto conquistato a Portimao, la vittoria in Bahrain e un ruolino di marcia regolare lungo le tappe della stagione. Il trio chiude l'epopea della classe LMGTE-Am con un risultato per certi versi clamoroso, che tuttavia sottende una pianificazione sul medio termine del progetto (a base italiana, essendo parte di Iron Lynx) delle Iron Dames nel campionato Endurance.

Note per il futuro

Abbiamo già avuto modo di dire che nel costoso ambito del motorsport un pilota (maschio o femmina non importa) ha bisogno di talento, commitment e di avere le spalle coperte dal punto di vista finanziario per ascendere dai go-kart alle serie maggiori. Soprattutto in un percorso contingentato come quello delle Formule europee.

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Ad un 2023 stagnante potrebbe seguire un 2024 rivoluzionario, se quanto gravita attorno al mondo femminile delle quattro ruote eseguisse un cambio di passo nella mentalità, lavorando con la pianificazione sul medio termine, cercando di escludere strade ghettizzanti o auto-referenziali. Nel variegato mondo dei campionati addestrativi vi è sicuramente la presenza di ragazze dotate di potenziale, che però non va assolutamente sprecato.

Luca Colombo