Cominciamo la nostra analisi di metà stagione delle dieci scuderie di F1 con l'ultima in classifica, l'AlphaTauri. La squadra faentina ha avuto una prima fase di stagione molto difficile, sia sul fronte tecnico che su quello dei piloti, con un cambio a metà anno e un inaspettato ritorno.

Up&down

È davvero difficile trovare un momento up nella stagione dell'AlphaTauri. Dopo un triennio di grandi soddisfazioni tra il 2019 e il 2021, lo scorso anno con il nuovo regolamento tecnico la squadra è naufragata nelle retrovie. Quest'anno non solo non è riuscita a riprendersi, ma è addirittura peggiorata, e al momento è l'ultima squadra in classifica costruttori.

L'inizio di stagione era stato anche discreto, con due undicesimi posti di Tsunoda in Bahrain e in Arabia Saudita. Il giapponese poi, sfruttando la penalità di Sainz in Australia, è riuscito anche a strappare un punticino, chiudendo decimo in extremis. Risultato replicato anche a Baku, dopo una qualifica che l'aveva visto incredibilmente entrare in Q3 con un ottavo posto. Da lì in poi l'AlphaTauri non è più riuscita ad entrare in zona punti, sia in gara sia nelle Sprint, fino al GP del Belgio, quando il solito Tsunoda ha chiuso ancora decimo, portando il bottino stagionale a quota 3.

Il momento up della stagione però può essere identificato in Montecarlo: dopo essere riuscito a portare la macchina al nono posto in griglia, Tsunoda ha mantenuto la posizione per 67 giri, prima che ai problemi ai freni lo costringessero ad arrendersi agli inseguitori, Alla fine ha chiuso quindicesimo, ma il gesto in qualifica e la resistenza in condizione difficili valgono sicuramente una menzione.

Per quando riguarda il momento più basso della stagione, è davvero difficile trovarne solo uno. Probabilmente il Canada, non solo per le posizioni di arrivo (14esimo Tsunoda, 18esimo De Vries), ma anche perché quello è stato il momento di svolta per la stagione della Williams. Il settimo posto di Albon ha infatti permesso alla squadra di Grove di effettuare il sorpasso in classifica costruttori, relegando l'AlphaTauri all'ultimo posto. E da lì non sono più riusciti a reggere il passo con il team inglese. Anche per la valenza simbolica, il GP di Montreal rappresenta decisamente il punto più basso della stagione.

I piloti

Su Yuki Tsunoda non si può dire niente. Ha fatto il suo, conquistando tre decimi posti nell'arco della stagione che rappresentano i migliori risultati stagionali della squadra. Ha fatto pochi errori e sembra anche aver perso quell'abitudine di imprecare in radio che lo contraddistingueva. La sua stagione finora può essere valutata con un solido 7.

Il discorso si complica se guardiamo all'altro lato del garage. Ci si aspettava molto di più da Nyck De Vries, per il suo palmares e anche per il suo esordio a Monza lo scorso anno in Williams. Invece il campione 2021 della Formula E ha deluso totalmente le aspettative. Per tutto l'anno è stato lontano da Tsunoda sul piano velocistico, ma più di tutto hanno pesato gli errori, come quello di Baku. Arrivati al decimo appuntamento stagionale di Silverstone, la squadra, o meglio, la Red Bull, si è stancata di lui, decidendo di appiedarlo. Scelta forse sbagliata da un punto di vista morale, visto che andando a prendere un pilota che negli ultimi anni ha corso in vetture molto diverse dalla Formula 1, era prevedibile un inizio di stagione così altalenante. Ma la F1 è così e la Red Bull non è di certo nuova a questo genere di cose.

A sostituire De Vries è stato un cavallo di ritorno, ossia Daniel Ricciardo. L'australiano era tornato a fare il terzo pilota in Red Bull dopo il deludente biennio in McLaren, e ha colto la prima occasione utile per tornare al volante. Secondo molti, è un test per sostituire Perez nel 2024 nella casa madre. Comunque, valutare le due gare di Ricciardo è davvero difficile. Molto bene in Ungheria, quando nonostante un contatto con Zhou al via ha comunque chiuso davanti a Tsunoda, ma molto male in Belgio, dove ha chiuso a più di 20 secondi dal giapponese. Bene ma non benissimo, ma ci sarà tempo in tutta la seconda metà di stagione per ottenere risultati.

La vettura

La stagione per l'AlphaTauri AT04 era iniziata benino, ma man mano che si è andato avanti nel campionato la monoposto ha iniziato a perdere prestazioni. O, semplicemente è rimasta ferma, mentre tutte le altre squadre (McLaren in primis, ma anche la Williams) hanno portato aggiornamenti funzionanti. È andata discretamente a Melbourne, a Baku e a Monaco, tre cittadini che hanno caratteristiche differenti. Allo stesso modo è andata bene anche a Spa, anche se lì probabilmente ha pagato il weekend incerto dal punto di vista meteorologico. Di contro, è andata male quasi dappertutto nel resto delle piste.

In realtà, non sembra neanche molto distante da Alfa Romeo, Haas e Williams, ma quando si lotta con un margine di pochi punti, riuscire a ricucire un gap tale è comunque un'impresa insormontabile. Dovranno verosimilmente sperare in una qualche gara matta per riuscire a riguadagnare posizioni in classifica.

Prospettive future

Sembra improbabile che l'AlphaTauri possa riprendersi, per quanto abbiamo detto sopra. Oltre a ciò, c'è anche da considerare che il prossimo anno la squadra cambierà nome (Hugo Boss?), ed è quindi abbastanza probabile che tutte le forze siano rivolte al 2024, anche per fare bella figura. Inoltre, è previsto un cambio di leadership, con Laurent Mekies che subentrerà a Franz Tost. Resta comunque un peccato vedere ridotta così una squadra che fino a due anni fa era in grado di lottare ogni tanto per il podio.

Alfredo Cirelli