Piloti stremati a fine gara, qualcuno addirittura "svenuto" nel Centro Medico. Sargeant costretto al ritiro in preda alla disidratazione. Ocon alle prese con conati di vomito durante il Gran Premio. L'appuntamento in Qatar ha senza dubbio rappresentato la prova più difficile dal punto di vista fisico che i piloti abbiano dovuto affrontare negli ultimi anni. Ma è normale che tutto ciò debba accadere, dovendo considerare anche le possibili implicazioni legate alla sicurezza?

PILOTI STREMATI E CALENDARIO DA RIVEDERE

Vedere piloti sfrecciare in pieno rettilineo staccando entrambe le mani dal volante, alla ricerca di un pizzico di refrigerio, è qualcosa che dovrebbe fare riflettere. Soprattutto chi, in barba a qualsiasi logica, ha deciso di mandare la Formula 1 a correre in pieno deserto in questo periodo dell'anno, quando la combinazione tra temperature medie ed umidità finisce per creare un mix in grado di mettere ko anche il più preparato degli atleti. Mai era infatti capitato, nel corso degli ultimi anni, di vedere piloti arrivare letteralmente stremati al traguardo, con qualcuno (secondo quanto riferito da Norris) che sarebbe addirittura svenuto nel Centro Medico subito dopo la bandiera a scacchi.

Le immagini di Logan Sargeant, costretto ad abbandonare il Gran Premio a quindici giri dalla fine in preda alla disidratazione, ed impossibilitato persino a scendere dalla propria Williams, devono fare riflettere. Così come gli on-board camera che hanno ritratto piloti intenti a sollevare le mani dal volante nei tratti rettilinei, oppure aprire la visiera in pit-lane andando alla ricerca di un po' di sollievo. Lance Stroll è uscito barcollando dall'abitacolo a fine gara, dirigendosi direttamente verso l'ambulanza e dichiarando nelle interviste seguenti di aver accusato problemi alla vista nei tratti veloci.

Esteban Ocon ha confessato via radio di aver vomitato in macchina nel corso del 15° giro, per poi riuscire stoicamente ad arrivare sino al traguardo in settima posizione. Alex Albon è stato trasportato al centro medico per un colpo di calore. Le possibili ripercussioni legate alla sicurezza sono sotto gli occhi di tutti, e dovrebbero essere seriamente prese in considerazione da chi ha deciso di mandare il Circus a gareggiare nell'ennesima cattedrale nel deserto senza fare i conti con il calendario.

BUSINESS ALLA FACCIA DELLA SICUREZZA?

Anziché sbandierare ai quattro venti il presunto sold out sulle tribune di Lusail (secondo quanto riferito, con 102 mila spettatori presenti nel week-end), FIA e Liberty Media dovrebbero tornare a considerare la sicurezza dei piloti come priorità anche non tralasciando questi aspetti. In questo periodo dell'anno, in Qatar la temperatura media giornaliera è superiore ai 30°: ma con un tasso di umidità che ha oltrepassato il 70%, la situazione per i piloti è diventata insostenibile.

Appare pertanto inaccettabile che, in uno sport ad alto tasso di rischio, i piloti siano stati costretti ad un vero e proprio tour-de-force (dovendo anche considerare la Sprint Race svolta al sabato) in condizioni pressoché proibitive. Il tutto in un week-end nel corso del quale, tra il capitolo gomme e la farsa dei track limits, la Formula 1 è uscita decisamente con le ossa rotte dal punto di vista dell'immagine. Ma questo, ahimé, è un altro discorso...

Marco Privitera