Dopo tre giorni di prove al Sepang International Circuit, Honda può essere quantomeno fiduciosa per la prossima stagione MotoGP. Come era prevedibile, i problemi sono rimasti ma ci sono degli aspetti positivi. Alla fine dei test Joan Mir ha portato la RC213V all'interno della top 10 in 1:57.374.

IL NODO CONCESSIONI

Prima di addentrarsi nell'analisi dei test per quanto riguarda Honda, la tre giorni in Malesia ha dato modo di tornare su uno degli argomenti più chiacchierati di questa off-season, ovvero le concessioni. Honda, così come Yamaha, gode di alcuni vantaggi forniti dal sistema ideato da Dorna. Proprio a Sepang, i piloti ufficiali dei due colossi giapponesi hanno potuto prendere parte anche allo Shakedown. In questo modo, Tokyo e Iwata hanno avuto due preziosissimi giorni in più per migliorare i rispettivi prototipi.

Questo non ha di certo fatto piacere a Ducati in primis, come i vari Davide Tardozzi e Luigi Dall'Igna hanno ribadito in più occasioni. "È un chiaro vantaggio - ammette Alberto Puig, team manager HRC - Ma è doveroso ricordare che questo sistema non è stato creato ad hoc per noi. In questo momento cercheremo di trarne vantaggio, ma è comunque scritto nel regolamento".

TIME ATTACK UNICA CERTEZZA DI HRC

Honda ha dimostrato di avere nel giro secco il proprio punto di forza, così come si era visto già lo scorso anno in alcune occasioni. Nelle qualifiche del 2023 Joan Mir ha fatto segnare 1:58.440, scendendo quindi di oltre un secondo nelle prove della scorsa settimana. "Honda dovrebbe essere orgogliosa di quello che hanno fatto nell'arco del test: abbiamo fatto progressi - ha dichiarato lo spagnolo - C'è ancora molto gap da colmare se vogliamo tornare nelle posizioni di testa. Non dobbiamo smettere di lavorare".

Un bel passo in avanti per il colosso nipponico ma, per quanto il giro secco sia importante nella MotoGP odierna, non è tutto. Infatti, il buon miglioramento nella simulazione di qualifica non ha trovato conferme anche sulla distanza. Come già sottolineato in varie occasioni nel 2023, la RC213V ha un comportamento fin troppo aggressivo nei confronti degli pneumatici. Dopo solo qualche giro nella simulazione Sprint, tutti i piloti HRC hanno avuto problemi di grip al posteriore, alzando così i cronometrici.

Credits: Honda Racing Corporation

FEELING SULL'ANTERIORE MIGLIORATO

Un altro grande problema di Honda nella scorsa stagione era rappresentato dal grande numero di cadute della coppia formata da Joan Mir e Marc Márquez. La maggior parte delle volte i due ufficiali hanno lamentato una poca sensibilità sull'anteriore come causa del grande numero di incidenti. Questo, a detta dell'iridato 2020, sembra essere migliorato: "Ho un feeling migliore sull'anteriore della moto e sono molto contento di ciò. Allo stesso tempo, quando le temperature salgono faccio più fatica: diventa complicato fermare la moto". Lo stesso problema è stato sottolineato anche da Luca Marini, anche se l'ex Ducatista arriva da un confronto "privilegiato" visto che ha guidato la Desmosedici GP22 nelle ultime due stagioni.

MANTENERE IL DNA DI HONDA

I due nuovi innesti di HRC Luca Marini e Johann Zarco (in forza al team LCR, ndr) provengono entrambi da un'esperienza in Ducati. Passare dalla miglior moto della griglia alla peggiore non è facile per nessuno, ma i due hanno concluso i test in Malesia a pochi millesimi l'uno dall'altro. Avendo un know-how importante come quello di Borgo Panigale, si potrebbe pensare che i due spingano per rendere la RC213V più simile possibile alla Desmosedici. "Non bisogna snaturare il DNA di una moto - smentisce subito il pilota della VR46 Riders Academy - Honda ha parecchi punti forti e dobbiamo cercare di sfruttarli il meglio possibile".

Il pesarese ha faticato in alcune aree durante il time attack malese, come spiega: "Perdo tanto tempo rispetto a Mir in frenata, specialmente negli ultimi metri prima dell'inserimento. Non riesco ad usare il posteriore come ero abituato sulla Ducati". Sembra migliorata l'uscita dalle curve di Honda, che riesce a scaricare meglio la potenza sull'asfalto.

Credits: Honda Racing

SENZA MÁRQUEZ C'È MENO PRESSIONE

Il 2024 sarà un "anno zero" per quanto riguarda Honda. Per la prima volta dal 2013, i tecnici giapponesi non avranno a che fare con un fenomeno come Marc Márquez. Il fatto di non avere un pilota così trainante sia in pista che al di fuori può senza dubbio giovare a Honda. I quattro piloti sembrano aver trovato una squadra per rendere la RC213V più maneggevole e adatta a chiunque la guidi. Senza un pilota dalle ambizioni mondiali come Márquez, HRC può permettersi di sbagliare senza troppa pressione, anche se in questa MotoGP la necessità di tornare davanti il prima possibile è fuori discussione.

Valentino Aggio

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